Testo di Gualtiero Spotti

Lei è Serena Colombo, storica dell’arte e giornalista professionista. Lui invece, Massimiliano Babila Cagelli ha prima frequentato, le piscine diventando primatista italiano assoluto di nuoto nei 200 rana e, in seguito, per circa vent’anni, ha studiato e approfondito la cucina, che è da tempo la sua passione più grande. Insieme hanno dato alla luce nelle scorse settimane un libro carico di suggestioni e tutt’altro che banale nel panorama a volte un po’ ripetitivo delle pubblicazioni food.

Già dal titolo, piacevolmente ironico, si percepisce l’originalità del progetto e in qualche modo si anticipano i contenuti che virano inequivocabilmente verso le commistioni tra arte e cucina, raccontati attraverso il diario di un protagonista immaginario, Ismael Pigeon, nato a New York nel 1851 ma emigrato appena ventenne in Francia, con il sogno di diventare cuoco. Il viaggio alla scoperta di un nuovo mondo lo conduce a una serie d’incontri con artisti, collezionisti e modelle, tra gli altri, che lo avvicinano al mondo dell’arte e portano alla realizzazione di un ricettario, dove si creano strettissimi legami visivi con le opere degli Impressionisti e con le stampe giapponesi.

Ne scaturiscono sedici racconti avvincenti e corredati da immagini, che mettono in fila nomi altisonanti come Degas, Renoir, Monet, Hokusai e, chiaramente, Van Gogh, insieme ad altrettanti menu con oltre settanta ricette cui si sono aggiunte le cinque “d’autore” firmate da alcuni cuochi di casa nostra, tra cui Silvio Salmoiraghi de l’Acquerello e la coppia Negrini/Pisani de Il luogo di Aimo e Nadia. L’idea degli autori, quella di una cucina delle impressioni, qui è perfettamente centrata non solo per il piacere letterario dei racconti, ma anche grazie a una scelta estetica azzeccata che passa attraverso il piacere tattile di una rilegatura giapponese a mano nell’edizione numerata, che contiene due cartine dell’epoca di Parigi e della Francia e la mappa del porto di le Havre.

Ma qui c’è anche l’idea, spesso disattesa dalla maggior parte dei libri di cucina, di poter replicare le ricette in ambito casalingo senza troppe difficoltà, il che rende il volume appetibile anche per chi vuole dilettarsi ai fornelli. Un libro che, in fin dei conti, è difficile capire se è il caso di collocarlo sul comodino a fianco del letto per vivere con trasporto le vicende di Ismael prima di chiudere gli occhi, in bella vista in libreria, o ancora, vicino al forno in attesa di sperimentare qualche preparazione con la quale stupire gli ospiti. Certo è un oggetto di grande fascino, che punta l’attenzione sul dialogo tra mondi che si sono annusati in diverse occasioni. Se, un tempo, i grandi pittori sfruttavano verdura, frutta e selvaggina per le loro nature morte o per raccontare attimi di vita quotidiana, per non parlare dello sfarzo delle corti più importanti, nei decenni più recenti sono stati i cuochi a sfruttare geometrie o gesti artistici per reinventare la cucina.

Forse per questa ragione Anche Van Gogh mangiava le cozze sarebbe piaciuto a un innovatore come Gualtiero Marchesi che a molte delle sue creazioni ha saputo conferire una valenza artistica. A volte prendendo spunto da tecniche pittoriche, come per il celebre sgocciolamento pollockiano, un gesto che ha voluto per il suo Dripping di pesce.

Anche Van Gogh mangiava le cozze

Serena Colombo/Massimiliano Babila Cagelli

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