Quando la cucina incontra la sartoria in un Big Bang di creatività

Testo di Cristina Ropa

Foto cortesia di Tuorlo

Cosa mai potrebbe accomunare un uovo e l’orlo di un vestito? Nulla, per chi si ferma all’apparenza. Un universo, per chi esplora costantemente nuove frontiere della creatività e, nello specifico caso che seguirà, per chi ricerca di proporre, in un’armonia globale, alta qualità, confort e stile. Ça va sans dire: l’intuito a braccetto con l’esperienza non finiscono mai di stupire. “Girando per il mondo ho conosciuto diverse realtà, ho degustato dolci in vari luoghi ma ho sempre trovato persone con grembiuli che non erano all’altezza dei posti e di ciò che offrivano”. Così Lisa Mastropietro ci butta l’occhio, nota stonature e come un pittore ritocca pazientemente e sapientemente la propria opera, non lascia nulla al caso.

Moglie di Giovanni, uno dei fratelli Castellani della Castellani srl ­– nota azienda triestina specializzata nella distribuzione di materie prime e accessori per la pasticceria e la ristorazione – nel ricercare questa armonica completezza Lisa ha pensato di avvicinare due realtà che, come un Big Bang creativo, sprigionano dal loro connubio uno splendore di tanto attesa originalità. “La moda e la cucina secondo me sono due arti molto simili, si sposano bene. Piatto, tovagliolo, grembiule… tutto secondo me deve essere coerente. Deve avere tutto un suo perché”. Le origini di queste due arti divengono quindi impensabilmente ma non inaspettatamente concilianti.

I fratelli Castellani nascono nel 1980 proponendo l’ingrediente Re della pasticceria classica e non solo: l’uovo. E la sartoria? Da dove sbuca? La storia è un concentrato di scintillante inventiva tutta al femminile che ispira e accende la voglia di mettersi in gioco al massimo soprattutto in questi tempi così duri. “Paola Fontana e Roberta De Bernardi, due designer molto capaci, avevano un bellissimo negozio di tessuti d’arredo casa.

Quando le ho conosciute l’idea non è partita subito. Ognuna di noi pensava al proprio lavoro fino a quando, l’anno scorso, hanno deciso di chiudere il negozio per essere più libere di fare ricerca. Noi in azienda avevamo un deposito libero con una stanza. Insieme abbiamo deciso di realizzare questo progetto e ho proposto loro di portare tutte le loro cose lì. È nata così la fusione di questi due mondi, cibo e sartoria, realizzando una linea di grembiuli, pezzi unici fatti a mano. Abbiamo ragionato su cosa desidera il cliente, il confort del grembiule, cosa dovrebbe caratterizzarlo e abbiamo sviluppato dei modelli molto confortevoli con tessuti facili da smacchiare e stirare, con un design particolare”.

Tra una linea standard e una realizzata con materiali vintage, la proposta ha riscosso successo. “I clienti che li stanno utilizzano sono rimasti piacevolmente colpiti. Sono molto confortevoli perché hanno un allaccio sulla schiena con una bretella incrociata così chi lo indossa per 8 ore al giorno non ha peso sul collo. All’inizio si può rimanere spauriti perché la modalità di allaccio non è immediata ma poi è facile da imparare ed effettivamente la differenza si nota. Al momento abbiamo rifornito solo pasticcerie, ristoranti, panifici. Da giovedì scorso però ho aperto anche uno show room virtuale in costante aggiornamento su Instagram e Facebook per poter arrivare a tutti con spese di trasporto in omaggio.

Cerchiamo di movimentare questo periodo”. Il nome scelto è un mix anch’esso geniale, una contratta polisemia che rimescola quello che è stato, che è e che sarà. “L’abbiamo chiamata TUORLO perché noi siamo nati con l’uovo e loro con l’orlo” ecco che la risposta alla domanda iniziale prende forma. Un progetto che rispecchia l’animo che l’azienda ha rivelato fin dagli albori. “La cura verso le materie prime è sempre stata una caratteristica che ci contraddistingue. Per la maggior parte le scegliamo italiane e quando possiamo di zone vicine, come le nostre uova che vengono prodotte a 150 km da noi rigorosamente da galline allevate a terra”. La loro mascotte è infatti questo simpatico volatile in peluche, Nives, che rievoca le loro origini e che appare in alcune foto. Non è finita qui. C’è un’altra chicca. “I nomi dei grembiuli che realizziamo sono ispirati ai nomi delle razze di gallina”. E io che adoro questo animale resto gioiosamente sorpresa. “Marans, Orlof, Sussex, Nana… Ce ne sono tante. E hanno nomi super originali”.

E i colori? Quali vanno per la maggiore? “Quello che abbiamo visto è che funziona molto il marrone, il nero, il caramello, il verde, il grigio. Sono i colori della terra. Abbiamo fatto anche pezzi unici dove andiamo a cercare delle stoffe particolari. Ad esempio abbiamo in programma la serie Optical anni ’70 che proporremo a inizio maggio. Possiamo anche soddisfare il cliente con richieste personalizzate o con creazioni sfiziose come il cappello o la fascia con il fiocchettone in testa o le bretelle o le tasche con una delle stoffe vintage che abbiamo”. C’è davvero da sbizzarrirsi. E da sperimentare quanto possa soddisfare cimentarsi in cucina con un look confortevole, di stile e da veri professionisti. Qualunque sia il campo, la cura del dettaglio non passerà mai di moda.