La Famiglia Alemanni e Layla

Foto e testo di Camilla Bondioli

Ovada è un luogo di passaggio. Incastonata tra mare e appennino, è sulla strada di tutti coloro che da Piemonte e Lombardia si dirigono verso i lidi liguri. Raramente si è colti dall’idea di fermarsi qui, di uscire a Ovada. Il territorio circostante, l’Alto Monferrato, è ricco e affascinante, tanto quanto le vicine Langhe, ma più selvaggio, meno antropizzato e al tempo stesso ben più sconosciuto. La storia di spopolamento e abbandono delle campagne che ha colpito i paesi di questa zona si intreccia e contrasta con la storia della famiglia Alemanni, che nel potenziale di queste colline crede e che si batte appassionatamente per far conoscere le bellezze del territorio e la punta di diamante delle produzioni locali: il Dolcetto di Ovada DOCG. L’azienda di famiglia, Tenuta Alemanni, è oggi nelle mani della quarta generazione, rappresentata dalla ventottenne Chiara, cui (forse) un domani si unirà la sorella minore Giorgia. “Il Dolcetto è un vino incompreso – racconta Chiara – si pensa che sia un prodotto di pronta beva, da consumare nell’immediato, mentre dà il meglio di sé quando gli si lascia la possibilità di esprimersi e di evolvere, concedendogli tutto il tempo di cui ha bisogno sia in vasca che in bottiglia!”.

Facciamo un passo indietro. Tenuta Alemanni nasce nel 2002, quando Claudio e Annamaria, genitori di Chiara e Giorgia, decidono di trasformare l’attività di famiglia di vendita di uve e diventare produttori di vino. Claudio insegna in una scuola di agraria e ha tutte le competenze necessarie, Annamaria ha la grinta e, sostenuta dal suocero, è la prima a credere nel progetto; loro complice anche Sergio Molino, enologo con cui già era in atto una collaborazione per la selezione di uve da conferire alla Cantina Sociale.

I filari di Dolcetto

Passione per il prodotto, entusiasmo e amore per il territorio guidano i tre che, fin da principio, optano per zero chimica in campo – no a erbicidi, insetticidi &co., “il vino si fa in vigna!” è una frase che vent’anni fa non era mainstream come lo è oggi – e per zero chimica in cantina, da cui anche la scelta di non aggiungere lieviti starter.“I lieviti stanno già sulla buccia dell’acino, l’uva ha tutto quel che serve e noi interveniamo solo con il controllo della temperatura” spiega Chiara. Un lavoro certosino in campo è ancora oggi il più importante ingrediente dei vini di Tenuta Alemanni. “Facciamo un’attenta selezione, lasciamo meno occhi sul tralcio, le gemme corrette e poi, anche prima della vendemmia, scegliamo i grappoli. Andiamo a diminuire la resa, che già è bassa trattandosi di vigne vecchie dai 50 ai 100 anni” racconta Chiara. Nei quattro ettari di vigneto il dolcetto la fa da padrone, ma, volendo offrire un’alternativa a bacca bianca, a suo tempo fu deciso di recuperare un vitigno che, causa la moglie tedesca del marchese di Tagliolo, era diffuso nella zona, ma protagonista di una lenta e inesorabile scomparsa: il riesling renano vinificato in purezza è così diventato il “Tre Lune” di Tenuta Alemanni.

La famiglia Alemanni

In una famiglia dove, a detta di Annamaria, “l’azienda è il terzo figlio”, la sostanza c’è già tutta, ma Chiara vuole rilanciare l’immagine e, in collaborazione con una giovane artista ligure, ha lavorato al restyling delle etichette. Su quella del riesling, tre lune sostengono altrettante altalene dove vediamo giocare le tre donne della famiglia. Nomi dialettali per il Dolcetto: Ansé (l’anziano, 2016) e Anvud (il giovane, 2017) sono le due tipologie in uscita, sulle cui etichette vediamo, rispettivamente, il nonno suonare la tromba sotto a un fico e Chiara suonare il sassofono tra le vigne. Poi c’è Aimemì, un Monferrato DOC del 2011, etichetta ancora work in progress, nome che nasce dall’esaltazione di Claudio che, al primo assaggio del prodotto, ha esclamato: oh mio Dio (in dialetto, aimemì). All’offerta si aggiunge il Nunun (l’avo, 2007), un dolce muffato che nasce dall’esigenza di utilizzare in qualche modo i quattro filari di cortese ereditati dal nonno.


Bolle in pentola anche l’idea di far rete con i (purtroppo pochi) giovani produttori di Tagliolo per creare un’offerta turistica e farsi pionieri di una valorizzazione del territorio che ancora stenta a dare risultati. Sono in corso lavori a casa Alemanni per una sala degustazione con affaccio sui vigneti, dove insieme al vino si potranno assaggiare salumi, formaggi, grissini locali e, quando è la stagione, anche il tartufo bianco che Layla, il labrador di casa, infallibile, stana nel pioppeto di famiglia.

Chiara e Giorgia, fanno da apripista in quel ricambio generazionale che purtroppo manca nelle aziende della zona. Sono determinate a raccontare i vini di Tenuta Alemanni riscattando così la reputazione del Dolcetto di Ovada, vino interessante e complesso, e portando alla ribalta le bellezze del Monferrato. Automobilisti e vacanzieri, sintonizzatevi sull’onda verde, prossimamente potrebbero esserci lunghe code per uscire a Ovada!

Tenuta Alemanni

Cascina Cherli Inferiore, 64

15070 Tagliolo Monferrato (AL)
+393465812837
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