Foto cortesia Ruinart

Testo e foto di Isabelle Grabau

Che bella la primavera, soprattutto con un calice di Champagne e che emozione partecipare al tasting virtuale di Ruinart, per la presentazione del Dom Ruinart Blanc de Blanc 2009. Mi arriva a casa una bellissima scatola bianca, immacolata, piena, contenente una bottiglia di Blanc de Blanc Second Skin e una meravigliosa bottiglia di Dom Ruinart Blanc de Blanc 2009; e poi, una prima colazione preparata dallo chef Eugenio Boer, i bicchieri per il tasting, la matita firmata e il taccuino, insomma, tutto meravigliosamente bello e perfetto, pronto per la degustazione virtuale.

La prima frase dello Chef de Caves della Maison Frédéric Panaïotis per aprire il tasting è stata questa: “Lo champagne Ruinart si può consumare dalle nove della mattina alle nove della mattina successiva, diceva Bertrand Mur. Ebbene sì, è vero”. Da lì è cominciata una degustazione-storytelling, semplice, vivace, allegra, con un ritmo perfetto e uno scambio di informazioni di giusto equilibrio tra tecnicità e curiosità. Frédéric, spalleggiato da Silvia Rossetto, Senior Brand Manager, ci introduce brevemente la storia e lo stile “Ruinart”, che ho trovato incantevole e contemporanea (o forse molto vicino alla mia visione di “stile di vita”). La Maison, che vuole rispecchiare l’Art de Vivre alla francese, è avanguardista nella civilizzazione del gusto fine ed elegante, leggero e sofisticato, delicato e raro, dedicato in tutto e per tutto ai piaceri dei sensi e dello spirito.

Molto azzeccata la collaborazione con Eugenio Boer, chef italo-olandese del ristorante Bu:r di Milano che per l’occasione ha creato un menu molto “diretto”, apparentemente semplice ma studiato in ogni minimo dettaglio. Ha preparato un Breakfast Champagne degno di nota, con l’obiettivo di far vivere agli ospiti un momento di convivialità e intimità allo stesso tempo. “Piatti semplici, di gusto, facili come bere un calice di Champagne in famiglia” racconta lo chef durante il tasting.

Apriamo la degustazione con il Ruinart Blanc de Blanc Second Skin. 100% Chardonnay di diverse annate, vitigno fulcro di tutte le Cuvée della cantina, proveniente soprattutto dalla Côte des Blancs e dalla Montagne de Reims. Freschezza aromatica e fragrante morbidezza, l’estrema accessibilità da una parte e il carattere ben definito dall’atra lo rendono un prodotto a mio avviso estremamente versatile. Giallo dorato pallido, brillante, luminoso e vivace ha note di fiori e frutti bianchi al naso, note di agrumi, pesca e minerali al palato, con un finale persistente e molto piacevole. La bellissima bottiglia è alleggerita nel peso per motivi ecologici e decorata con una “seconda pelle” protettiva: un astuccio bianco opaco, lievemente ruvido al tatto, che vuole ricordare (e ricorda veramente) il gesso. In particolare, la confezione richiama con forza e attualità Les Crayéres, le famose cave scavate nel gesso dove i vini della Maison riposano e maturano pazientemente a quasi 40 metri sottoterra.

Meraviglioso abbinamento con la Torta di Rose (in versione salata) al culatello di Zibello che vuole evocare il “pane burro e culatello” di quando alcuni di noi erano bambini e con le Chips di carote di Polignano a mare, lievemente sapide con una maionese di caviale al caffè e 7 pepi.

Passiamo poi al grande protagonista: il Dom Ruinart Blanc de Blanc 2009. Ventiseiesimo millesimato, omaggio allo spirito visionario di Dom Thierry Ruinart, segna il 50° anniversario tra il primo e l’ultimo vintage Dom Ruinart: 1959-2009. Un vino raro che rappresenta la massima espressione del grand cru degli Chardonnay più nobili. Il 2009 viene definito “solare” perché caratterizzato da un’estate secca e una vendemmia effettuata in un clima estivo che ha dato luogo a vini corposi e vivaci.

Complesso ed elegante, con una texture raffinata, il Dom Ruinart 2009 ci racconta di frutti carnosi e croccanti, aromi di fiori bianchi e una delicata pasta di mandorle, gioca con una lieve acidità in bocca, con frutta fresca e una lieve sapidità, e ci saluta con un finale lungo e sottile, di estrema eleganza e chiarezza. Un vino chiamato gourmet che permette numerosi abbinamenti gastronomici. In questo caso, ho avuto il piacere di apprezzarlo con il delizioso Macaron al Parmigiano Reggiano e alla ricca Focaccia ripiena di (tanta) mortadella al tartufo nero, in versione “olandese” visto l’utilizzo di farine scure come la segale.

In realtà c’era una altra piccola golosità, che però è sparita prima dell’inizio del tasting :-). Divina la Veneziana classica abbinata a una marmellata di melograno, lamponi, rose e pepe di Sichuan, un piccolo richiamo a cui non ho saputo resistere neanche un secondo direi. Ho ri-scoperto Ruinart in una chiave più “leggera”, fresca, contemporanea e vivace, senza nulla levare all’edonismo, professionismo o perfezionismo, da sempre a mio parere, grandi voci della cantina.

Arte della tavola, gastronomia, estetismo, raffinatezza, accoglienza e buon vino: questa è l’Art de Vivre francese, e questa è la chiave di lettura della Maison Ruinart nel 2021. Il tutto con estrema semplicità ed eleganza, alleggerendo anche un pochino quello che oggi è il mondo del wine tasting, forse troppo severo e bigotto, lasciando a noi il piacere di provare e riprovare tutti gli abbinamenti e regalandoci anche la libertà di fare il “botto” con il tappo come raccontato dalla Maison (cosa che ho fatto con grande soddisfazione😃). Maison Ruinart: preziosa, libera e avanguardista. Merci.