Testo di Luca Sessa

Foto di Azienda Agricola Giolì

“Da bambino mi portavano in campagna per godere degli spazi aperti, c’era tutta la famiglia: mio padre, mia madre, gli zii, le mie cugine coetanee, era davvero un contesto ludico, un momento che diventava gioioso per noi bambini. Verso i 10-11 anni, finita la scuola, i miei genitori mi tenevano impegnato chiedendomi di aiutarli nei quotidiani lavori in campagna. I piccoli guadagni che ne conseguivano mi permettevano di togliermi alcuni sfizi e iniziavano a farmi apprezzare il valore del lavoro”. Le parole sono di Angelo Di Giacomo, meglio conosciuto come “Giolì”, la campagna è quella di San Sebastiano al Vesuvio, luogo ideale per coltivare e valorizzare un prodotto unico nel suo genere: il pomodorino del Piennolo.

Passione e dedizione di una famiglia giunta alla quinta generazione di coltivatori del Piennolo: Angelo Di Giacomo si occupa dell’azienda situata all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, su di un terreno reso fertile da lava e lapilli. Tutto avviene qui, dalla semina al confezionamento, sotto lo sguardo attento di questo ragazzo che dopo una formazione universitaria in campo economico ha scelto di guidare l’azienda di famiglia portando una visione moderna da affiancare alla antica tradizione. “Dopo gli studi ho conseguito i 3 livelli da sommelier poi mi sono cimentato nella ristorazione, ma visto il sacrificio richiesto per condurre un locale ho pensato fosse più utile farlo per un progetto mio. Il lavoro odierno è fatto di attività nel campo, ma anche di gestione degli ordini, di rapporti con clienti e ristoratori. La campagna per fortuna ha ritmi suoi, a dimensione d’uomo, li trovo ritempranti, aiutano a superare lo stress del quotidiano”.

Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP è un prodotto divenuto iconico (tanto da essere addirittura entrato a far parte del presepe): l’antica pratica di conservazione “al Piennolo” consiste nel legare tra loro alcuni grappoli di pomodori maturi fino a formare un grande grappolo poi sospeso in locali ben areati per assicurarne l’ideale conservazione. Queste condizioni consentono d’ottenere un prodotto unico, dal sorprendente sapore e dalla piacevole consistenza. Qui intorno al Vesuvio, Angelo “Giolì” lavora pomodori rossi e gialli dalla buccia spessa e coriacea: “È in atto da alcuni anni una sorta di rivalutazione del lavoro in campagna, che è evoluto prendendo la forma di un’azienda. Occorre saper utilizzare sistemi informatici, conoscere le lingue, si hanno prospettive internazionali, servono persone preparate in vari ambiti, a livello universitario, e c’è gratificazione sotto vari aspetti. Tutto questo ha creato una nuova attrattiva nei giovani, che stanno tornado nei campi portando conoscenza ed entusiasmo”.

“Si sta rivalutando la figura del contadino, zappare la terra è nuovamente edificante, anche grazie all’appeal che esercitano sui giovani i temi legati a etica e sostenibilità. Il mondo del vino ha dato una spinta importante al rapporto con la terra, ora si può lavorare in modo moderno, si fa azienda in un ambito legato alla natura”. Ma che tipo di rapporto si instaura con la natura? Quanto il proprio lavoro può esser condizionato dagli imprevisti? “Abbiamo vissuto momenti davvero difficili: il 16 giugno 2014, ore 13, terminiamo il lavoro in campagna e alle 15 in mezz’ora perdo l’80% del raccolto per una grandinata, a 2 settimane dal raccolto. In precedenza, nel luglio dell’1986 accadde la stessa cosa. Ti abitui agli imprevisti, nel 2017 ad esempio si è registrata una incredibile siccità. Ma in ogni modo riesci comunque a portare a casa una certa quantità di produzione, puoi prevenire gli imprevisti con le tecniche e imparando a leggere il clima. Nel 2019 una primavera estremamente piovosa poteva provocare attacchi alle piante da varie tipologie di funghi, ma decisi invece di accorciare l’intervallo dei trattamenti portandoli da una settimana a 4 giorni, riuscendo a salvare la coltivazione. Devi imparare a convivere con la natura. Lavorare bene permette di far fronte dal punto di vista economico ai raccolti saltati, ma ora vengono in soccorso anche le polizze assicurative”.

Il ciclo di lavorazione del Piennolo è cadenzato: nella prima metà di febbraio si mettono i semi a germogliare e dopo 40 giorni si sviluppa la piantina nei semenzai, piantine da curare con attenzione, con gli ingredienti giusti e l’acqua dosata al punto giusto, proteggendole da vento e gelo. Poi, dopo aver preparato il terreno con arature e fresature, ma anche con la concimazione con letame e azoto, si trapiantano. Fino alle fine di giugno si continua a coltivare e poi tra fine giugno e inizio luglio si parte con il raccolto. Tutto questo per ottenere un prodotto i cui “sapori e odori sono simili e quelli del vino, il Piennolo ha la stessa eleganza. Alcune caratteristiche sono sempre riscontrabili, ma le intemperie possono cambiare alcuni aspetti del prodotto. Il caldo è un buon alleato, intorno ai 40°C consente di avere un prodotto straordinario, con una concentrazione di sapore incredibile e la possibilità che si conservi in un lasso di tempo più ampio”.

Azienda Agricola Giolì

di Angelo Di Giacomo

Via Parco del Sole 58

80040- San Sebastiano al Vesuvio (NA)
Tel: +39 338 6356591
info@agricolagioli.it