Siamo arrivati in quel momento dell’anno: la sua fine. Importante tanto quanto ciò che ci aspetta subito dopo: un nuovo inizio.
È quindi tempo di rallentare e, in questi casi si sa, il tempo sembra dilatarsi: si mettono da parte gli impegni, si iniziano a fare quelle cose che si rimandano da mesi, magari un viaggio per scoprire posti nuovi o per tornare in luoghi a cui siamo già affezionati. È anche tempo di fare dei bilanci: capire cosa portare con noi nel prossimo anno e cosa invece lasciare. Più che il semplice passaggio da un anno all’altro, per noi conta capire cosa può realmente arricchirci e accompagnarci nel percorso che verrà.
Per questo abbiamo selezionato per voi 10 letture, da affrontare con calma.
Una lista che spazia dall’articolo più letto degli ultimi tempi a quello che ci fa battere il cuore; da quello che ci trasmette un’atmosfera natalizia tutto l’anno a quello che ci porta, con l’immaginazione, nel luogo in cui vorremmo fare il conto alla rovescia la notte di San Silvestro. Troverete anche una lettura che ci fa sperare nel futuro del mondo, una che ci fa viaggiare tra le parole e una che ci invita a fare il punto della situazione fin qui. Poi ce n’è una che fa venire sete, una che ci accompagna in un viaggio itinerante tra le onde dei nostri mari e, infine, una che ci fa sentire accolti come a casa.
1. Stay Human Stay Mariella

Non molto lontano da Parma, a Calestano, c’è un posto in cui gli umani sono messi ancora prima dello spirito imprenditoriale ristorativo: Locanda Mariella. Mariella Gennari e Guido Cerioni costituiscono l’anima della locanda, dove murales creati da street artists coesistono con l’accoglienza tradizionale del posto: decisamente un luogo fuori dal comune. Qui, i vini, prima di essere assaggiati, sono narrati, l’inaspettata cucina giappo-parmense sorprende a ogni morso e le persone sono davvero persone, e vengono prima di ogni cosa.
2. Cascina Iuli e i vini del tempo ritrovato

Beviamo ancora un calice di vino, ma lentamente, perchè il tempo, quando si parla di vino, è fondamentale. Cascina Iuli, in un piccolo angolo del Monferrato, rispetta il tempo del prodotto: storico e biologico, cercando di ascoltare la materia prima e conciliando i metodi lavorativi del passato con quelli odierni. In un momento dell’anno in cui tutto si ferma, ricordiamoci che se non si ha tempo per bere vino, allora si deve bere qualcos’altro perchè, come dice Fabrizio Iuli, “Il vino si beve a sorsi, ci vuole il tempo necessario e qualcosa da mangiare; bere deve stimolare l’umanità delle persone”.
3. Eccessi e riflessioni

Rimaniamo ancora un po’ in Piemonte, perché cosa c’è di più cozy delle luci d’autore che ogni anno colorano il capoluogo di questa regione? A Torino abbiamo il Ristorante Consorzio di Pietro Vergano e Andrea Gherra, raccontato tramite un alternarsi di eccessi e riflessioni che hanno portato al cambiamento del concetto di osteria italiana. Qui, il vino naturale è presente da ancor prima che diventasse tendenza e la scelta della materia prima è attenta, curata da Valentina Chiaramonte, che coniuga nei piatti passato e futuro, Mediterraneo e Nord Europa.
4. Love actually

Per un’ultima tappa in zona sabauda, passiamo per la Valchiusella, dove il tempo è fondamentale, ma soprattutto si ferma. Da Rantan Farmhouse, la casa (letteralmente) di Carol Choi e Francesco Scarrone. Si sono conosciuti a Copenaghen, dove hanno costruito il proprio bagaglio personale di esperienze. Hanno poi deciso di creare un loro luogo magico con un’atmosfera casual, comfort, hygge: un’unica tavolata con cucina a vista, prodotti locali, localissimi (che crescono proprio a pochi passi da dove si consumano) e umani meravigliosi che ci mettono in cuore.
5. Duo is meglio che one

Passiamo a un’altra coppia, o meglio, un Duo: Lucia De Prai, pastry chef romana, e Marco Primiceri, cuoco piemontese-ligure. I due hanno trovato casa a Chiavari, in provincia di Genova, dove con Duo, mettono al primo posto le realtà locali, trasformando un’ex tipografia in un ristorante elegante e creativo. Ma assieme alla liguritudine, in tavola, si trova anche un po’ di Oriente, qualche accento spagnolo, unito in estrema armonia. Il tutto è dettato da spontaneità, estro e condivisione. In questo caso si può proprio dire: che il Duo è sempre meglio che one!
6. Navigare in bolina

C’è anche chi viaggia da nord a sud: Marco Ambrosino, dopo Milano, è arrivato a Napoli, con ScottoJonno e di Sustanza (bistrot e ristorante gastronomico), segnando la rinascita della Galleria Principe di Napoli. Qui, Ambrosino, si è fatto cartografo del Mediterraneo per redigere la carta del menu di Sustanza: qui non si parte dalla gastronomia ma dall’umanità, partendo dalle relazioni con il territorio. Marco Ambrosino è del parere che i suoi piatti “non vogliono essere solo buoni, ma anche scomodi e fastidiosi”.
7. Chiara, Francesco e lo Stato libero di Venissa

Altro mare, altra storia: Chiara Pavan e Francesco Brutto, nel loro laboratorio sull’isola di Mazzorbo, non solo esercitano la loro creatività, ma attuano anche i loro progetti, affiancando il territorio della laguna veneziana nella sua lotta contro il deterioramento ambientale. La storia di questo luogo inizia più di venti anni fa, grazie all’intuizione e alla volontà del produttore di vino Gianluca Bisol che scopre a Torcello l’esistenza di alcune vigne di una varietà autoctona, la dorona, ai tempi quasi scomparsa dalla laguna; si è aggiunta poi la parte di ospitalità e ristorazione, che, giungendo a oggi ha coinvolto la coppia Pavan-Brutto, e, con loro, si è iniziato a parlare di cucina ambientale e no waste. Benvenuti a Venissa, un luogo di identità, radici e sperimentazione etica.
8. The Northernmost

Chi, a un certo punto, non ha bisogno di partire, allontanarsi da tutto e perdersi per un po’ in un posto lontano? Ecco, crediamo che le Isole Svalbard siano un posto perfetto per riflettere, immersi in una comunità che ama la terra e chi la abita, ma che soprattutto la rispetta e le rende onore, anche nelle tavole di una ghiacciata notte polare in queste isole. Un luogo di ossimori e contrasti, dove ci sono più orsi polari che esseri umani e dove la proposta gastronomica è decisamente sorprendente. Un viaggio da fare o, almeno, da leggere tutto d’un fiato.
9. The Glenturret Lalique Restaurant e la cucina di chef Mark Donald

A proposito di viaggi, perché non fare anche un salto nelle suggestivi Highlands scozzesi, al Glenturret Lalique Restaurant, situato all’interno della distilleria The Glenturret, una delle più antiche della Scozia. Qui, Mark Donald, offre un’esperienza gastronomica che celebra ingredienti locali e stagionali, reinterpretati con eleganza, non escludendo però sapori che fanno il giro del mondo. Ogni piatto viene servito in un’ambiente arredato in collaborazione con Lalique, creando un’atmosfera elegante e raffinata.
10. Nuovi nomadi, con e senza radici

Per ultimo, ma non per importanza, vi lasciamo quindi con un saggio in cui Nicholas Gill delinea il dinamico stato attuale del modo di vivere e di lavorare nel mondo della gastronomia: con o senza radici. Il fatto di non avere radici è un tentativo di fuggire dalle proprie responsabilità o la voglia di sentirsi liberi o, ancora, la voglia crearsi e ricrearsi in tante vite? Un’opportunità per fermarsi e pensare, riflettendo sul mondo di oggi.
Buone feste e buone letture.





