Intervista
mindfood
Cibo per la mente
Intervista a Laurent Lovatt per parlare di benessere per corpo e mente
Testo di
Cristina Ropa
Foto cortesia
Cibo per la mente
9 minuti

“Il cibo è la prima medicina per corpo e spirito” dicevano le nostre nonne quando i disturbi intestinali si curavano con l’acqua di riso, l’ansia con il caffè di cicoria e la camomilla, la malinconia con il famoso cucchiaio di olio di fegato di merluzzo ricchissimo di vitamina D e acidi grassi Omega-3. Non da ultima l’attitudine alla condivisione che contrastava la solitudine. Potremmo definire tutto questo un mindfood delle nonne,  quel cibo e quelle abitudini in grado di creare equilibrio e benessere per corpo e mente. Oggi tra continui stimoli esterni, un maggiore isolamento, cambiamenti ambientali e sociali, vediamo un inevitabile aumento dei disturbi mentali e una maggiore difficoltà a comprendere quale sia quel cibo di cui abbiamo davvero bisogno per il nostro benessere interiore. Lauren Lovatt, chef vegana, figura di riferimento internazionale per la cucina vegetale, autrice di libri tra cui MindFood (2022) e Plant Academy. The Cookbook (2025), ci offre uno sguardo profondo, accessibile e creativo su un sistema complesso come l’incontro tra cibo e salute mentale. L’ho incrociata a Bali tra le sue tappe annuali dove insegna cucina vegana all’Alchemy Academy, per approfondire questo concetto: un’idea le cui radici affondano ben oltre l’epoca delle nostre nonne, risalendo fino a Ippocrate, quando emerse per la prima volta l’intuizione che il cibo potesse avere un autentico potere terapeutico.

Hai dedicato un libro intero al MindFood, che significato ha? 

È interessante osservare come negli ultimi anni abbiamo per fortuna assistito a molta più consapevolezza riguardo al tema della salute mentale tra cui anche la creazione di un nuovo linguaggio che possa definirla. Secondo la mia personale esperienza e interpretazione MindFood è come decidiamo di vivere, di alimentarci per nutrire la nostra mente, per mantenerla sana e in equilibrio. Il cibo può sostenerci in tantissimi modi, dalle situazioni patologiche alla semplice quotidianità e prevenzione. Nel mio libro, attraverso ricette stagionali ispirate a studi scientifici e alla mia esperienza personale dopo un lungo periodo di depressione, racconto come nutrire il cervello e stabilizzare l’umore attraverso la cucina vegetale. 

Ci sono dei cibi in particolare che possiamo definire più Mind Food di altri?

Quando ho iniziato a esplorare il mondo dell’alimentazione a base vegetale in Inghilterra, oltre 12 anni fa, ho frequentato diversi corsi di cucina che trattavano già di superfood e adattogeni (sostanze naturali – come estratti di piante, radici o funghi medicinali – che aiutano l’organismo ad adattarsi allo stress fisico, mentale o ambientale, rafforzando così la resilienza biologica complessiva). Pensai: “Wow. Queste piante possono davvero cambiare il modo in cui ci sentiamo”. Da questo è nata l’idea di diffondere come mangiare per nutrire in modo specifico la nostra mente. La base è costituita da un piatto equilibrato composto da alimenti integrali di origine vegetale; la biodiversità è fondamentale nella scelta di cosa mangiare, poiché favorisce un microbioma sano e variegato. Tuttavia, esistono certamente piante con proprietà specifiche benefiche per la mente. Le noci, ad esempio, sono considerate il “cibo per il cervello” per eccellenza: non solo per la loro forma che ricorda quella dell’organo stesso, ma anche perché agiscono come un potente scudo neuroprotettivo, capace di migliorare le funzioni cognitive. C’è poi l’Hericium erinaceus (o Lion’s Mane, ovvero “criniera di leone”, ndr), un fungo medicinale considerato il re indiscusso dei nootropi naturali (sostanze che influenzano le funzioni cognitive e gli aspetti legati a stress e umore, ndr) e della micoterapia (un approccio terapeutico-nutrizionale basato sull’uso di funghi medicinali, ndr) per la salute cerebrale; stimola la crescita di nuove cellule cerebrali, rivelandosi prezioso in caso di malattie degenerative. Tra gli altri nootropi naturali figurano il rosmarino e la Centella asiatica per la memoria, lo zenzero per l’umore, la curcuma per l’infiammazione neurologica e il Ginkgo biloba per la circolazione cerebrale. Credo quindi che l’idea alla base di MindFood sia proprio quella di sperimentare con questi alimenti, cercando al contempo equilibrio, colore e varietà nei piatti che portiamo in tavola ogni giorno: fattori che, a loro volta, influenzano il nostro benessere. Si tratta di consumare cibi gustosi e piacevoli, ma al contempo altamente nutrienti.

Hai sperimentato in prima persona come sostenere la tua salute mentale attraverso l’alimentazione. Qual è stato il primo beneficio che hai notato quando hai iniziato a collegare le due cose?

Scoprire il mondo dell’alimentazione a base vegetale è stato davvero prezioso, perché mi ha permesso di ritrovare un rapporto sano con il cibo in un momento molto difficile della mia vita. Mentre frequentavo la scuola d’arte, molti amici hanno sofferto di problemi di salute mentale e in quel periodo ho perso una persona a me molto cara a causa del suo disturbo bipolare; ne ho risentito profondamente, sviluppando un rapporto molto malsano con il cibo come meccanismo per affrontare quel dolore. Alla fine ho intrapreso un lungo percorso per ritrovare il mio benessere, scoprendo la cucina a base vegetale, l’agopuntura, lo yoga e uno stile di vita diverso che mi hanno finalmente permesso di dare una svolta alla mia situazione. La possibilità di utilizzare tanti nuovi ingredienti vegetali ha alimentato la mia creatività e il desiderio di esplorare nuovamente il cibo; ho sperimentato in prima persona il potere delle piante nel trasformare radicalmente la mia salute mentale e, grazie a questa scintilla di ispirazione, mi sono immersa completamente nel mondo della gastronomia: ho seguito tutti i corsi possibili, ho conosciuto persone straordinarie e, proprio grazie agli incontri fatti in quel periodo, ha preso il via la mia carriera professionale. Ho iniziato come capo chef e brand manager presso Asparagasm, per poi arrivare all’apertura della Plant Academy a Londra e a collaborazioni internazionali.

Pensi che MindFood riguardi esclusivamente un’alimentazione a base vegetale?

Credo che i vegetali ne costituiscano la base, ma è importante trovare un equilibrio e tenere conto della propria unicità. Alcune persone presentano problemi di salute specifici – che inevitabilmente influiscono sulla mente – i quali richiedono nutrienti non presenti nel mondo vegetale. Le donne, ad esempio, hanno esigenze ormonali particolari che vanno soddisfatte. C’è poi il forte legame con il modo in cui siamo cresciuti e con le nostre origini. Se una persona è cresciuta su un’isola tropicale, anche adattandosi agli alimenti disponibili nel paese in cui vive attualmente, tenderà naturalmente a tornare verso i frutti e i cibi tipici del suo clima d’origine. Viceversa, se si è cresciuti in un luogo come la Norvegia – dove fa un freddo gelido – l’alimentazione sarà ovviamente diversa: si prediligeranno pasti più sostanziosi e cotti rispetto a una dieta crudista o vegana. È qualcosa di scritto nella nostra stessa costituzione, dai nostri antenati; è da lì che proveniamo. Pertanto, credo che si possa cercare di cambiare e adattarsi, ma senza andare contro la propria vera natura. Ci si può appassionare profondamente alla medicina cinese, all’Ayurveda, oppure a una dieta vegana o crudista… ma credo sia necessario ascoltarsi a un livello davvero profondo per capire cosa ci faccia stare bene; personalmente, ritengo che l’equilibrio sia fondamentale e preferibile agli estremi.

Come possiamo approcciarci a questo concetto? 

Se non sai da dove cominciare, parti semplicemente mangiando più alimenti di origine vegetale. Credo che, visti i trend degli ultimi anni dominati dai cibi processati, tutti abbiano bisogno di consumare più alimenti freschi e vitali, provenienti direttamente dalla terra. Per esempio, se stai preparando un panino o una zuppa, puoi semplicemente aggiungere una verdura: è un passo semplice e sostenibile in questa direzione. Non credo sia necessario stravolgere completamente le proprie abitudini; è meglio procedere gradualmente, vivendo il percorso con piacere. Il messaggio che vorrei trasmettere con questo libro è molto semplice: una base vegetale, varietà, colore e flessibilità, il tutto arricchito da piante potenti e adattogeni per un supporto mirato. Se, ad esempio, soffri di ansia, hai problemi a dormire o fai fatica a concentrarti, prova a eliminare caffeina e zuccheri e a introdurre CBD, butterfly pea (clitoria ternatea) e alimenti dalle proprietà naturalmente calmanti. Ritengo inoltre importante trovare qualcosa che ti piaccia e creare dei rituali personali per integrare questi ingredienti nella tua quotidianità.

Bali ospita moltissime piante straordinarie dalle proprietà benefiche. C’è un’esperienza di MindFood particolarmente significativa che hai vissuto qui?

Quando mi sono trasferita qui, stavo attraversando una fase di transizione e, senza rendermene conto, ero molto stressata. Ricordo la prima volta che vidi quella bevanda blu a base di fiori di butterfly pea (pisello blu); la trovai bellissima e divertente. Dopo averla provata una volta, finii per berla ogni giorno per qualche mese. Ne ero attratta; ne sentivo il bisogno. Solo in seguito scoprii che aiuta a combattere lo stress. Il mio corpo chiedeva naturalmente sostegno per ritrovare equilibrio e calma. Poi, all’improvviso, iniziai a sentirmi meglio e smisi di berla. Quell’esperienza mi colpì molto. Sebbene io abbia un forte intuito in fatto di alimentazione, credo che imparando ad ascoltarci possiamo affinare la capacità di capire esattamente di cosa abbiamo bisogno.

Ho molti amici che lavorano in ambienti molto stressanti ma non si prendono il tempo di fermarsi e chiedersi cosa potrebbero cambiare nella loro routine quotidiana per stare meglio. Spezzare quel circolo vizioso è molto difficile, eppure basta davvero poco per iniziare a sentire la differenza: come aggiungere un pizzico di zafferano (noto anche come “erba della felicità”) all’acqua calda del mattino per darle una sfumatura dorata, concedendosi un momento per osservarla e, magari, sentirsi meglio.

Se vogliamo creare un piatto “MindFood”, dobbiamo sempre cercare un equilibrio tra colore del cibo, creatività e valore nutrizionale?

Nella vita di tutti i giorni, credo che ciò che contribuisce davvero a creare un piatto MindFood sia il processo creativo stesso. Preparare qualcosa con le proprie mani offre una gratificazione immediata che favorisce il benessere mentale.

Anche in questo caso, si può iniziare con cose semplici. Invece di acquistare il burro di arachidi già pronto, potresti provare a preparare in casa una crema spalmabile a base di frutta a guscio e semi (la varietà è fondamentale!), da spalmare sul pane, usare come condimento per l’insalata o aggiungere alle bevande. Oppure potresti imparare a preparare bevande vegetali: è un’attività semplice e divertente. Se parti da zero e il mondo della cucina è una novità per te, il mio libro contiene alcune ricette molto facili. È anche un’occasione per riappropriarci del modo in cui viene preparato il nostro cibo: invece di acquistare tutto già pronto, possiamo riscoprire il piacere di creare piatti gustosi e di alta qualità, capaci di nutrire sia il corpo che la mente.


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