Saggio
ISTITUZIONE CULTURALE
Epopea del Bar Sport
 Ascesa, morte e rinascita
Da Cook_inc N. 44
Epopea del Bar Sport
12 minuti

“Tebe dalle sette porte, chi la costruì?” si domanda l’operaio della celebre poesia di Bertold Brecht, le cui parole spostano l’attenzione degli storici verso le categorie subalterne della storiografia: gli schiavi, gli operai, i marinai, i contadini, gli ultimi, i dimenticati. Nella prefazione del suo libro Il formaggio e i vermi (Adelphi, 2019, prima pubblicazione nel 1976), lo storico Carlo Ginzburg sottolinea come “l’esistenza di dislivelli culturali all’interno delle cosiddette società civilizzate è il presupposto della disciplina che si è definito via via folklore, demologia, storia delle tradizioni popolari, etnologia europea. Ma l’uso del termine ‘cultura’ per definire il complesso di atteggiamenti, credenze, codici di comportamento e così via, propri delle classi subalterne in un dato periodo storico, è relativamente tardivo e mutuato dall’antropologia culturale”.

Nella storia italiana esiste un luogo dove i “dislivelli culturali” della società, così definiti da Ginzburg, hanno costituito uno spazio sociale pulsante e verticale nel quale le differenze socioeconomiche di innumerevoli generazioni si sono mischiate e confrontate in una sorta di filosofia del rovesciamento del ruolo sociale. Il carnevalesco postulato dal filosofo russo Michail Bachtin, un luogo dove ognuno perde il complesso carattere dell’identità plasmata dalle convenzioni sociali per tornare a confrontarsi con il prossimo, chiunque egli sia: questo luogo è il Bar Sport. Definizione che raccoglie infinite declinazioni di spazi sociali mutati attraverso le naturali evoluzioni storiche della società italiana ma il cui immaginario è fissato dall’Italia borghese del boom economico in cui caffè, vermut, vino, bitter erano i lubrificanti di discussioni su politica, calcio e schedina, di polemiche nel gioco delle carte o del biliardo, il tutto nel perimetro dell’unico agorà popolare davvero esistito.

Nel tracciare il profilo del bar sport, in quanto peculiare espressione culturale di un popolo così sfuggente a ogni cristallizzazione come quello italiano, è necessario attingere a fonti poco ortodosse. I canonici àmbiti di indagine sociale, come la storiografia o la sociologia, non hanno mai preso in considerazione il bar come spaccato di una società in trasformazione, eppure, come vedremo, il popolo del bancone rappresenta, nei fermo-immagine della retrospettiva, un’affidabile sintesi delle mutazioni antropologiche delle numerose comunità locali che hanno segnato la storia di un luogo determinato. Dall’altro lato però la varia umanità che ha occupato i tavoli e i banconi delle taverne è stata e continua a essere un inesauribile motivo di ispirazione artistica. Ed è proprio pescando dalle discipline creative che possiamo tentare di descrivere una sorta di epica del bar nel tentativo di affermarne l’importanza sociale, ruolo che oggi è attribuito ad altri spazi conviviali come, ad esempio, il variegato mondo dell’enogastronomia.

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