Cinque minuti. Neanche uno in più. È quel che ha impiegato il nostro fotografo Lars Petter Pettersen per catturare l’attenzione di Esben Holmboe Bang off guard. Colto appena fuori la porta di casa, ovvero quella del ristorante sovrastante la lunga bianca scalinata a cielo aperto, quasi un fontanesco taglio sulla pianta della geometrica piazzetta della quale è un’estensione.
Dal basso, la struttura di Maaemo, Madre Terra in norvegese, evoca un rifugio principesco dal tono dimesso.
O il bunker stellare, seppur in scala ridotta, della copertina del secondo album degli Air, The 10.000 hz Legend (2001), opus maledetto dell’elettrogruppo francese, quello che più fece per scomodare la pop music dal suo ermetico guscio protettore. Mettersi in pericolo, aprirsi ad altre influenze. Esporre alla luce la propria zona d’ombra.
Mutatis mutandis, è quel che fa ogni giorno Esben – in cucina, nella vita –, trentacinquenne e gaudente ragazzone, al quale, pare, tutto sorrida. Certo, se l’è sudata supergrave la sua ascensione, che sociale non sarebbe neanche tanto, non fosse per l’agognata terza stella che da un paio d’anni gli pende dal grembiule immacolato. Proprio quello dietro il quale, mentre il vento d’un assolato fine aprile norvegese gli scompiglia i capelli, lui cerca di nascondere alla vista dell’obbiettivo la Marlboro rossa del cowboy che ha appena scroccato.
Laudate il genio del nostro Cecil Beaton. E gli effetti speciali delle tecniche fotografiche più attuali. Ma se mirate bene il magnifico ritratto di Esben, nella sovrimpressione, sembrano prendere forma due ritratti contraddistinti. Due Esben paralleli, uno sotto i fuochi della rampa solare. E l’altro, più segreto, più privato, scorso nello sfumato del chiaroscuro. Macché Jekyll, macché Hyde – anche se lo dice lui stesso : “I don’t hide it. Perché questa parte celata, in fondo in fondo, ce l’hanno tutti i norvegesi. Sono razionali, superorganizzati – guarda Oslo qui intorno quant’è cresciuta, quanto fa capitale moderna – ma la natura qui da noi può essere molto violenta. È appena fuori porta”. O, per dirla altrimenti, a portata di sguardo.
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