In principio è sempre la mela. Sugosa, appena acida, voluttuosa sulla buccia (questo il modo in cui, almeno, la immagino io). Così ci raccontano: il primo gastrocrimine della storia si registrò nel Paradiso Terrestre, il quale nel giro di poco tempo si sarebbe trasformato nel salotto londinese di un investigatore al 221B di Baker Street. Dove la Signora Hudson, proprietaria di casa di Mr. Holmes (Sherlock, è elementare, Watson), imbandisce pasti letterariamente memorabili. I due ne consumano tre al giorno, anche fuori dalle mura dello studio, s’intende. Biscotti, pudding di cappone, ostriche, formaggio, vini francesi, il tutto raccontato nel volume A colazione con Sherlock Holmes di Paola Alberti. Ma allora è qui, alla tavola, che è stato commesso il misfatto! O almeno, be’, il peccato di gola… Se la Bibbia è il primo bestseller della Storia, ed è affettuosamente chiamato “libro dei libri”, si potrebbe dire che il piacere enogastronomico, in letteratura, si riscontri da sempre. E che la sua presenza si appai anche a una sete – a volte letterale – di conoscenza. Escludiamo i moralismi: mica era l’albero della conoscenza (e poi, certamente: del bene e del male), del discernimento, da cui lo sfortunato pomo fu raccolto?
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