Il suo è un messaggio di empowerment: “Se arrivi a un risultato, ringrazia te stessa. Noi donne dimentichiamo spesso di farlo”.
Chiara Pannozzo, è una formidabile giovane chef, 31 anni di meravigliosa gioventù, natali in quel di Terracina (LT), tra il sole e il mare del litorale Agro Pontino, un visetto alla… sì, dai, diciamolo, Elisabetta Canalis, con tanto di simpatica fessura tra gli incisivi, capelli sino alla vita lasciati sciolti solo quando i fornelli tacciono, e una seconda pelle di tatuaggi che sono da soli un manifesto punk. “Senza sarei nuda, banale”.
Ma è soprattutto una donna che ce l’ha fatta trasformando le sue fragilità in forza e determinazione. Con duro lavoro, ascolto talento e disciplina, passando anche per cucine da incubo, fino a trovare il suo posto nel mondo.
Con una mente in perenne e creativo movimento, Chiara è ora in un momento di transizione. Sino a gennaio continuerà il suo lavoro al Bue Nero di Verona, steakhouse della famiglia Dalfini (noti per il commercio di carni di qualità) cui lei, in un paio di anni, ha regalato notorietà grazie a una interpretazione molto personale dei tagli di carne, e a un amore viscerale per quinto quarto frattaglie interiora. Roba che spaventa i deboli di cuore ma che lei rende poesia.
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