Non dice mica niente, Luca Marchini, quando ci presenta il suo personal trainer, Claudio Brida. Siamo a Modena al 22.04 Training Club. È un giovedì mattina qualunque e sono le 10:00. Due volte a settimana – così mi ha detto di scrivere, anche se sarebbe deontologicamente corretto dire, una e ben sudata – lo chef de L’Erba del Re, dal 2008 custode di una stella Michelin, viene ad allenarsi qui. Di solito con la moglie, Antonella. Si sono conosciuti all’università e l’anno scorso hanno festeggiato i venticinque anni di matrimonio. Marchini, all’epoca, studiava Economia e Commercio, toscano trapiantato in tenera età nella terra delle fast cars e dello slow food, come altri l’hanno definita. Voleva fare il commercialista. Chissà se Antonella l’aveva capito, con tutte quelle padelle di mezzo per casa, che quel ragazzo dalla voce morbida e dall’occhio profondissimo non si sarebbe accontentato di invitare a cena gli amici il sabato sera; e che la scrivania e il registro contabile non sarebbero bastati a contenerlo.
Dico che non fa parola, e che non la racconta giusta, Luca Marchini, all’alba dell’allenamento, perché oggi siamo qui, mi era stato detto, per una sessione di ginnastica riabilitativa. A cui, per fortuna, non ho mai dovuto sottopormi, nel ciclo di trent’anni di vita. Ma che un po’ immagino e conosco: la celia di Luca casca male; discendo da fisioterapista. Così appena vedo le macchine, i pesi mica bassi, gli elastici, realizzo che sono stata giocata: chiamatelo total body, se volete. La riabilitazione è passata da un pezzo e Luca è in forma niente male. Dev’essere il sangue aretino: un emiliano in purezza non si sarebbe mai sognato di scherzare in quel modo.
Ci sono un po’ di passi, prima di arrivare qui. Luca Marchini nasce ad Arezzo nel 1971. Da bambino viaggia per l’Italia, la famiglia si sposta a seguito del padre, che lavorava in banca. Modena è la tappa finale. Marchini l’accento del posto non l’avrà preso del tutto, però solo nel parlato. La lingua vera di quel pezzo d’Emilia, il cibo il piatto il prodotto, l’apprende eccome. Studiando, ascoltando, rispettando. Lavorando sodo, con un’etica e una costanza quasi meravigliata che gli trapela tra le labbra ogni volta che ricorda il passato su cui ha lavorato, e che l’ha condotto nel suo presente.



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