N. 44 – Sport

35,00 

LUGLIO 2026

Saggio
  • La cucina è uno sport di squadra
  • Epopea del Bar Sport
  • C.O. – Coefficiente Osteria
  • Manifesto ginecologico per l’alta cucina
Reportage
  • Una scalata per meglio ritrovarsi, con Jean Sulpice (FR)
  • Ginnastica RE-abilitativa, con Luca Marchini (Modena)
  • Prendersi cura del selvatico, con Paolo Menguz (Valle Varaita)
  • Anima da Atleta, con Manon Fleury (FR)
  • Il senso del limite, con Irina Steccanella (BO)
Percorso
  • Trentino outdoor: vela alpinismo e cucina di montagna
  • Quando la cucina pedala – perché sempre più chef vanno in bici
  • Aguzzare il palato come una spada – guida di un cameriere di Malmö per affrontare il cibo come uno sport da gladiatori
Intervista
  • Born to be a Razzo – il campione Alberto Razzetti, in vasca corta, lunga e a tavola
Portfolio
  •  Bocce, trofei e arance spaziali – di PetriPaselli, 99objects

Focus

  • La font di Mexico 68, una tappa importante nella storia dei Giochi Olimpici

Fiction

  • Ma quanto ci vuole a preparare un nigiri?

Descrizione

Editoriale di Anna Morelli 

 

Parlare di sport non è mai stato il mio forte. Come tutti, ne ho praticato un po’ da giovane: ginnastica artistica, tennis e persino judo, perché mia madre aveva deciso che dovevo imparare a difendermi. Ma sopra ogni cosa amavo la danza, che però non veniva considerata uno sport. Poi è arrivata l’adolescenza e dello sport mi sono quasi dimenticata. Altre passioni, altri linguaggi hanno preso il sopravvento: la fotografia, l’editoria, la ristorazione.

 

Ultimamente il tema dello sport ha assunto contorni più ampi anche ai miei occhi. O semplicemente più profondi. Mi sono accorta che sport e gastronomia, sport e cucina, mondi apparentemente lontani, finiscono invece per assomigliarsi moltissimo. Disciplina, concentrazione, desiderio di superare un limite. E soprattutto quella necessità quasi ossessiva di continuare a cercare qualcosa di più.

 

Molte delle persone incontrate in queste pagine – atleti e chef – sembrano usare il movimento come uno strumento per chiarire qualcosa: il ritmo delle giornate, il rapporto con il proprio lavoro, con il paesaggio, con sé stessi. C’è chi cerca nello sport silenzio e concentrazione, chi invece una forma di equilibrio mentale, chi il limite, chi la ripetizione del gesto. Molti chef pedalano per riuscire a vedere le cose con maggiore lucidità, altri trovano nell’arrampicata un esercizio di delicatezza più che di forza. E quasi tutti vivono il rapporto con la natura come parte integrante della propria quotidianità e non come semplice sfondo.

 

E poi c’è il corpo. Il corpo che si allena, che si affatica, che cerca un equilibrio tra disciplina e piacere, controllo e libertà. Un corpo che non può più essere pensato separatamente da ciò che mangia, dai ritmi che attraversa, dal sonno, dagli ormoni, dal microbiota. Ed è probabilmente questa una delle riflessioni più interessanti emerse durante il lavoro: la consapevolezza che il cibo non riguarda soltanto il gusto o la convivialità, ma anche il modo in cui costruiamo il nostro benessere.

 

In queste pagine attraversiamo cucine, montagne, piste ciclabili, osterie, pub irlandesi, città di mare e paesaggi alpini. E più andavamo avanti nella creazione del numero, più mi rendevo conto che il vero tema non è lo sport in sé. Piuttosto il tentativo continuo di ognuno di noi di trovare un’armonia nel gesto, nel corpo, nelle relazioni, nelle abitudini quotidiane. Un equilibrio fragile, personale e mai definitivo. E alla fine non avevo torto: anche la danza è uno sport.

Informazioni aggiuntive

Peso 0,7 kg
ISBN

978-88-947634-7-8

N. pagine

224