Descrizione
Donne by Donne
Questo numero è interamente dedicato alle donne: donne raccontate da donne. Scritto, fotografato e illustrato solo da donne. Non come dichiarazione d’intenti, ma come pratica concreta. Cuoche, vignaiole, artiste, panificatrici, pasticciere, direttrici di eventi, libraie. Un insieme eterogeneo, vivo e contemporaneo. Così com’è, oggi, il mondo dell’enogastronomia.E no, questo non è un numero contro qualcuno. Non è un manifesto, né una lezione. Se dedicare spazio alle donne significa essere etichettate come femministe in senso dispregiativo, pazienza. Qui non troverete slogan né rivendicazioni urlate. Solo storie ben scritte, lavori fatti sul serio, sguardi che valeva la pena cogliere.
Donne by Donne segna anche un altro passaggio: Cook_inc. cambia pelle. Questo numero inaugura un nuovo formato, una nuova grafica, una stampa ripensata dopo un lungo lavoro di studio e di osservazione. Un cambiamento pensato per dialogare con lettrici e lettori sempre più curiosi e appassionati. E per continuare a sperimentare, senza perdere il piacere di farlo. Nei titoli, abbiamo inserito una font dedicata a una donna. Perché a volte le rivoluzioni più interessanti passano da dettagli apparentemente minimi: le lettere, le forme, il modo in cui una storia prende corpo sulla pagina.
Iniziamo con una domanda necessaria: che cosa significa essere donna? Attraverso una riflessione storica, culturale e filosofica sul “secondo sesso” osserviamo le sue trasformazioni nel tempo per capire a che punto siamo e perché la domanda resta ancora attuale. Sulla sponda nord del Bosforo, la cucina impetuosa e colta di Burçak Kazdal, nel suo Apartıman Yeniköy, ci accompagna in una Istanbul che resiste a ogni catalogazione. Vicky Sevilla ci spiazza con una domanda semplice: “qual è stato il piatto peggiore del menu?”. Ne emerge un’indole umile e determinata, riflessa nella cucina profondamente identitaria e yummy di Arrels, nel centro storico di Sagunto, in Spagna. Coraggio, responsabilità, collettività e cura sono invece gli ingredienti del pane vivo e rivoluzionario che Francesca Casci Ceccacci e Giulia Busato sfornano ogni giorno nella provincia italiana, a Senigallia e a Noale.
A Roma un’insospettabile vineria sta cambiando le regole del gioco. Si chiama ZIC! ed è un progetto corale e consapevole, che racconta il femminile con competenza, mettendo il vino, letteralmente, nelle mani delle donne. Nel frattempo, a Londra la pasticceria si fa manifesto di femminismo e veganesimo con The Female Glaze, il progetto dolce di Francesca Torello. C’è poi una Pordenone al femminile che racconta di una città viva, colta e sorprendentemente radicale attraverso un mosaico di storie di successo tra cultura, vino, libri, cioccolato e accoglienza.
Alice Delcourt, a modo suo, ha cambiato la scena gastronomica milanese. Plant forward in tempi non sospetti, tenace e concreta, con il suo Erba Brusca nella periferia della città, continua a portare avanti una cucina ostinatamente sempre più verde. Le sorelle Chiara e Silvia Menozzi all’Osteria La Dritta di Lucca scelgono la strada più difficile: fare bene le cose semplici. Tecnica e gola, quartiere e famiglia si tengono insieme, ricordandoci che la felicità, spesso, sta nell’essenziale. E a proposito di essenziale: quando smettiamo di voler essere perfette, succede qualcosa di più interessante. Lo suggerisce la cucina felice di Beata Śniechowska, cuoca eclettica passata dall’ingegneria a MasterChef, fino a Młoda Polska e Baba a Breslavia, in Polonia. Come le api trasformano ciò che trovano, Manoella Buffara cucina per trasformare la sua città. A Curitiba, in Brasile,una piccola azione alla volta diventa un modo concreto per cambiare il mondo.
Che cos’è la femminilità quando la si separa dai ruoli, dagli spazi assegnati, dagli stereotipi? Con un esercizio visivo e concettuale, Carla van den Berg invita a ripensare i codici del femminile, mettendo in discussione ciò che diamo troppo spesso per scontato. Il racconto di un’adolescente fuori posto ci porta nell’emotività di un corpo vissuto come ingombro, tra vergogna, rabbia e un gesto in cucina che dice più di qualsiasi parola.


















