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Apple made and inspired
Come si traduce il gusto in tessuto?
La mela envy™ si trasforma in tessuto nella capsule autunno/inverno 2026 di Marco Rambaldi
Testo di
Greta Contardo
Foto cortesia
Come si traduce il gusto in tessuto?
8 minuti

La mela, diciamolo subito, è uno degli oggetti più abusati della storia dell’immaginario umano. Bibbia, Newton, Biancaneve, Apple, la tentazione, la conoscenza, il peccato, il design. Tutto è già stato detto, spremuto, consumato fino al torsolo. Quasi tutto perché basta spostare leggermente il punto di vista perché qualcosa di arcinoto torni improvvisamente vivo, quasi scandaloso nella sua semplicità.

È esattamente quello che successo quando Marco Rambaldi (talentuoso fashion designer italiano) ha preso una mela e l’ha fatta esplodere nella sua creatività. Non una mela qualunque, ma la mela envy™, la mela della moda. Avevamo già anticipato di questa liason in un’intervista ad Hannes Tauber e Benjamin Laimer – Responsabili Marketing rispettivamente di VOG e VIP, che producono in Italia la mela envy™ – che ci avevano raccontato il perché e il percome di questo insolito incontro che non è un esercizio di branding travestito da sfilata ma una vera e propria collaborazione di senso e intenti.

“Lo storytelling di envy™ è da sempre legato ai mondi della moda e del lusso”, spiegano Tauber e Laimer. “Nasce dalle sue caratteristiche distintive e dalla capacità di trasformare ogni momento della giornata in qualcosa di speciale”. Dopo una prima collaborazione nel 2024 – uno charm presentato in passerella con l’Istituto Marangoni – il progetto si è evoluto in una capsule collection più articolata, composta da cinque capi: t-shirt, felpe, uno charm e un pezzo unico (una camicia in velluto), presentati durante la Milano Fashion Week dedicata all’autunno/inverno 2026.

Segno che quella mela, una volta aperta, aveva ancora molto da dire.

La moda, da sempre, è ossessionata dal visivo. Linee, silhouette, colore. Qui invece si tenta un piccolo scarto laterale: come si traduce il gusto in tessuto? Come si rende la croccantezza attraverso una costruzione sartoriale? Come si porta qualcosa che appartiene alla bocca, al naso, alle mani, dentro un capo? Non è una domanda banale e soprattutto non ha una risposta letterale.

Una “sfida creativa” in cui Marco Rambaldi è stato scelto da Vogue Italia grazie alla sua capacità di unire estetica contemporanea, inclusività e una forte identità narrativa, qualità che lo rendono perfettamente in linea con il posizionamento di questa mela dalle caratteristiche uniche. envy™ è una mela che vive in una tensione perfettamente calibrata: l’equilibrio tra la polpa e la buccia, dolce, ma con una punta di acidità; compatta, ma succosa; aromatica, ma mai invadente. Note di pera, banana, vaniglia. Un profilo quasi tropicale, insolito, disciplinato nelle sue molteplici espressioni. Se ci pensiamo, è esattamente quello che succede anche in un capo ben costruito. Funziona quando tutte le parti stanno insieme: tessuto e corpo, struttura e movimento, superficie e profondità. Un parallelismo forte che fa di questa speciale mela la musa perfetta per entrare nel mondo della moda. E non è un caso che envy™ faccia parte proprio della collezione autunno/inverno. C’è qualcosa, in questa mela, che appartiene a una dimensione più avvolgente, più lenta, più stratificata. Qualcosa in quella dolcezza equilibrata che con l’immaginario ci porta in quelle stagioni.

Rambaldi ha trasformando un oggetto saturo di significati da simbolo a esperienza. Andando oltre l’ispirazione, entrandoci dentro: addentando la mela. Come racconta Hannes Tauber, la prima cosa che Rambaldi ha fatto quando inizia a lavorare sulla capsule è proprio quella. Un morso. Che è insieme test, intuizione e direzione.

Spiega Tauber: “Cos’è che ti ispira? Può essere la forma, il colore, il gusto, il profumo. Spesso però viviamo la vita senza veramente viverla, non ci prendiamo il momento di godercela. E sono le piccole cose che fanno la differenza in questi casi. Noi volevamo far vedere che anche la mela può essere un piccolo momento di lusso. Di gustare, assaggiare un prodotto, condividerlo. Oggi (durante la sfilata, ndr) abbiamo vissuto un’esperienza insieme e quest’esperienza è parte di un percorso che va avanti da tre anni per legare il mondo della mela al mondo della moda. Tutto è incominciato con una domanda: come possiamo far vivere l’esperienza anche ai consumatori? Volevamo raccontare che anche la mela può essere qualcosa di più, può essere vissuta. L’anno scorso Marco Rambaldi ha realizzato uno charm, un accessorio. Quest’anno invece, la mela attraversa l’intera collezione della capsule, con le t-shirt, le felpe e un pezzo unico. Marco voleva ricordare nei volumi morbidi che ricordano la mela, nei tagli netti che ricordano la croccantezza, nei toni caldi ispirati al rosso e al bordeaux della buccia”.

Rambaldi si è chiesto: “Come posso farmi ispirare da stilista del designer da una mela?”.

“I materiali – continua Tauber – raccontano i dialoghi tra la mela e la collection, con superfici vellutate, lavorazioni artigianali, stampi a rilievi, materiali derivati dalla buccia della mela (nel charm e nelle etichette dei capi). Ha integrato anche la mela nei tessuti”.

Ora possiamo anche parlare del risultato, che è andato in scena, o meglio in passerella, alla Milano Fashion Week appena passata, quella dedicata all’autunno/inverno 2026 in struttura in vetro allestita in total black nel cuore di piazza Tomasi di Lampedusa. Un’esperienza in&out in cui le modelle che hanno sfilato anche all’esterno della struttura coinvolgendo il pubblico gremito ad ammirare. Il tema scelto per la collezione da Rambaldi è il “classico come memoria viva” con una riflessione sul classico italiano non come canone immobile, inimitabile, ma come memoria plasmabile di immagini, con una tensione tra sacro e grottesco, con interventi minimi ma radicali per rivelare un nuovo classico in cui la mela envy si inserisce come trasformazione di un gesto quotidiano in immaginario.

La cosa più interessante di questa capsule non è tanto la sua estetica – che pure funziona, e anche bene – quanto il fatto che la mela venga trattata come un dispositivo narrativo complesso, ben oltre il concetto di ispirazione.

Nella collezione autunno/inverno 2026, Marco Rambaldi costruisce così una sorta di traduzione sensoriale. La mela non compare quasi mai in modo didascalico, non è stampata ovunque, non è decorazione insistita. È piuttosto un principio che attraversa i capi. E qui emerge anche il tema della memoria. Perché la mela, per quanto universale, è anche profondamente personale. È merenda, è infanzia, è “una mela al giorno toglie il medico di torno”. Rambaldi intercetta questa dimensione e la porta dentro un immaginario anni 90 e primi anni 2000, fatto di grafiche pop, colori pastello, slogan che sembrano usciti da una cameretta piena di poster e CD masterizzati come “The apple of my life”, in bilico tra ironia e dichiarazione seria. La memoria emerge nelle t-shirt e nelle felpe dal richiamo vintage così come emerge nella camicia in velluto, il pezzo unico. La palette segue la stessa logica di pensiero attorno alla mela: bordeaux profondi, burro, carta da zucchero. Colori avvolgenti che ricordano il profilo aromatico della mela stessa, che non è mai banale. Poi ci sono i materiali scelti: superfici vellutate, lavorazioni artigianali, rilievi, texture che invitano al contatto.

È una moda che si lascia toccare, che, anzi, chiede di essere toccata.

E in mezzo a tutto questo, quasi con naturalezza, arriva il passaggio più essenziale: la mela entra davvero nei capi. Lo stilista, infatti, ha utilizzato, sia per i capi sia per il charm accessorio (interamente fatto di buccia di mela), inserti in pelle di mela: un materiale composto da fibre di cellulosa ricavate dalle bucce di mela, sostituto biologico, vegano e sostenibile della pelle animale, identificato da una speciale etichetta con la scritta “apple made and inspired”. Una scelta sostenibile che rappresenta anche un cambio di paradigma: la mela non è più fonte di ispirazione, ma diventa materia; struttura.

L’esperienza della mela envy™ passa anche dal lato conviviale, per questo subito dopo la sfilata è stato costruito un momento dedicato alla stampa da Chuck’s per “entrare” nella creatività di Marco Rambaldi, assaggiando la mela in diverse declinazioni e conoscendole i suoi profili gustativi. Un rapido momento di contatto, necessario per comprendere la versatilità di questa mela capace di caratterizzare un’insalata di cerali e di stupire con olio evo in abbinamento al prosciutto crudo “come un prosciutto e melone”, con un nuovo sorprendente sguardo.

Con questo nuovo sguardo tra moda e gusto anche una mela, l’oggetto più raccontato di sempre, può essere sorprendente e un gesto semplice, come addentare una mela, come un piccolo momento di lusso. Non nel senso aspirazionale, ma nel senso esperienziale, che si mangia sì ma che si può anche indossare.

Quello che mela envy™ e Marco Rambaldi hanno portato in passerella non è solo una capsule collection, ma una collezione di sensazioni che rimane addosso (in tutti i sensi). Un po’ come certe cose degli anni 90 che mai come in questo momento stanno riaffiorando nei nostalgici ricordi dei millennials. Non si capisce perché, ma funzionano ancora. E anzi, funzionano di più.


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