C’è una fame che non si sazia mai: non appartiene allo stomaco, ma alla pelle, alla memoria, al desiderio.
È quella che Manuel Vázquez Montalbán, in Ricette immorali, trasforma in letteratura del corpo e del gusto, in un breviario di piaceri dove l’eros e il cibo si fondono, come amanti che si riconoscono al tatto.
A partire da questo universo sensuale e ironico, il progetto “Ricette immorali” firmato da Giulia Brighenti e Talisa Cattini con la collaborazione dello chef Luca Marchini (del ristorante L’Erba del Re a Modena), rilegge tre piatti emblematici del libro – Pane e pomodoro, Paté caldo di funghi Maite, Crema al vino e limone – come frammenti di un atlante erotico. Qui il cibo non è rappresentato: è evocato, toccato, strisciato, assaporato. È superficie e corpo, rito e linguaggio.
Ogni immagine diventa un atto d’amore e di trasgressione, un gesto sospeso tra il peccato e la tenerezza. Il pomodoro che macchia la pelle, l’impronta delle dita sul pane, la crema che si scioglie come un ricordo: tutto parla di noi, del modo in cui desideriamo, cuciniamo, amiamo.
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