Questo portfolio anticipa l’uscita del libro Fome di Tommaso Protti nel 2026, edito da Vandenberg Edizioni.
Il Brasile è un Paese definito dai suoi paradossi: secondo esportatore mondiale di prodotti alimentari, eppure patria di milioni di persone che vivono nella fame o in condizioni di insicurezza alimentare. Come scriveva Josué de Castro nella sua opera seminale Geografia da Fome (1946), la fame in Brasile è strutturale, radicata nelle disuguaglianze, nella concentrazione della terra e in profonde fratture sociali. È in questo contesto persistente che nasce Fome (che in portoghese significa “fame”): il progetto del fotogiornalista italiano Tommaso Protti, che ha trascorso oltre un decennio viaggiando nel Paese per trasformare in immagini le sue contraddizioni sociali, culturali e ambientali.
Con l’avvicinarsi del 2026 – che segnerà l’ottantesimo anniversario della Geografia da Fome di De Castro – Protti sta per pubblicare un libro che ci conduce attraverso tre vaste regioni: il Nordest, l’Amazzonia e il Centro-Sud. Tra la Bahia e il Sertão arido della Pernambuco, Protti inizia il suo viaggio con i rituali afrobrasiliani della festa di Iemanjá, i mercati di strada brulicanti e le offerte di cibo, per poi spostarsi verso la dura realtà della siccità, delle carcasse abbandonate, delle famiglie che sopravvivono con un solo pasto al giorno. Accampamenti rurali e periferie urbane, tra Recife e Maceió, raccontano le lotte per la casa e per il cibo.
Protti raccoglie le storie delle persone che lo hanno accolto nelle proprie case, condividendo parole e intimità quotidiane. Il risultato è una testimonianza di quegli incontri. Lontano dal rappresentare la fame come un problema confinato al Brasile, il progetto supera i confini, invitandoci a riflettere criticamente sui sistemi alimentari globali. Come scrive Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, nella prefazione del libro, “le risorse non sono spesso utilizzate a beneficio dei brasiliani, ma destinate all’esportazione”.
È un monito che la fame è il sintomo di quel modello agro-esportatore che lega il Brasile al mondo.
Nel cosiddetto “granaio del pianeta”, Protti racconta l’Amazzonia attraverso il cibo: famiglie del Nord del Pará che sopravvivono con una manciata di farina nel pieno del boom globale dell’açaí; più a sud, nello stesso Stato, le occupazioni del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST) che rivendicano la riforma agraria; e nel Mato Grosso, le proteste del popolo Kayapó contro le ferrovie dell’agrobusiness. Ne risulta un mosaico di resistenza e devastazione, dove la sopravvivenza si scontra con lo sfruttamento.
Il Centro-Sud riflette il volto urbano di questo paradosso. A São Paulo e Rio de Janeiro le strade mostrano persone che dormono sui marciapiedi, famiglie che sopravvivono con noodles istantanei e cibi ultraprocessati, bambini cresciuti a biscotti e patatine, mentre poco più in là clienti bianchi si attardano davanti a piatti stellati. Fome mette a nudo ciò che troppo spesso si ignora: la fame ha un colore e un genere, colpisce soprattutto le famiglie guidate da donne nere, riflettendo disuguaglianze storiche che attraversano tanto le aree urbane quanto quelle rurali. Nelle campagne del Mato Grosso do Sul si consuma forse la tragedia più brutale: il popolo Kaiowá Guarani, confinato tra piantagioni infinite di soia e canna da zucchero, vittima di violenze e di una malnutrizione cronica che ancora oggi toglie la vita ai bambini.
Insieme, queste realtà compongono un ritratto che è al tempo stesso denuncia e avvertimento. Le fotografie, scattate nel pieno della crisi della fame tra il 2021 e il 2023 – quando 125 milioni di brasiliani, oltre la metà della popolazione complessiva del Paese, vivevano in condizioni di insicurezza alimentare – mostrano un Brasile a cui non vogliamo tornare, ma che resta la realtà vissuta da milioni di persone nel 2025. Come scrive la giornalista brasiliana Juliana Faddul nel suo saggio per il libro, “è come se tutta l’Italia e la Germania non avessero nulla da mangiare”. Il Brasile può anche essere uscito dalla Mappa della Fame delle Nazioni Unite, cosa che è successa nell’estate del 2025, ma queste immagini ci ricordano quanto fragile sia tale conquista.
Fome non parla soltanto dell’assenza di cibo, ma del desiderio: la vita che persiste, che celebra, che resiste, rivela un’aspirazione alla giustizia e alla dignità. Il libro lo mostra senza filtri, costringendoci a guardare al Brasile oltre i cliché dell’esotismo o della crescita economica, come in uno specchio delle disuguaglianze globali e dei fallimenti dei nostri sistemi alimentari. Il monito è un invito a partecipare a una lotta che riguarda tutti noi.



Didascalie
(in ordine di apparizione)
SINOP, MATO GROSSO – Febbraio 2022: Un dipendente lavora in un impianto di stoccaggio di soia di proprietà di Cooavil, una cooperativa agroalimentare a Sinop. Il Brasile è leader nell’esportazione di soia, bestiame e caffè e mira a espandere la propria posizione dominante in altri mercati di materie prime.
TERRITORIO INDIGENO YANOMAMI, RORAIMA – Dicembre 2023: Una cuoca di una miniera d’oro illegale nella riserva indigena Yanomami cammina accanto a una pompa incendiata dalle forze speciali brasiliane, impegnate a scacciare i minatori e smantellare le attrezzature. Scoperta nella giungla, la donna ha dichiarato di aver accettato il lavoro, attirata dal salario più alto, per scappare dalla crisi economica cittadina.
SALVADOR, BAHIA – Febbraio 2023: Popcorn e la statua della Vergine Maria sono stati lasciati come dono sulla spiaggia di Rio Vermelho, durante le celebrazioni di Iemanjá.
SÃO PAULO, SÃO PAULO – Maggio 2023: Due amici senza fissa dimora si scambiano una risata durante un pasto offerto dai volontari nel centro di São Paulo.





