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wine fest
La Toscana festeggia la sua Regina. Ribelle.
A 750 anni dalla prima menzione storica, la Vernaccia di San Gimignano resta uno dei vini più contemporanei d’Italia
Testo di
Greta Contardo
Foto cortesia
La Toscana festeggia la sua Regina. Ribelle.
8 minuti

A San Gimignano il mare non c’è. Eppure, sorseggiando un calice di Vernaccia di San Gimignano, è proprio il mare la prima cosa che ti viene in mente. Salinità vibrante e freschezza tipica della brezza marina attraversano il bicchiere rendendo questo vino inconfondibile. Un’eleganza libera, trasversale e pure pop, nel senso più nobile del termine. È il bianco toscano capace di parlare a tutti senza mai perdere in profondità, che oggi conquista generazioni di wine lovers con la stessa naturalezza con cui, da secoli, racconta la sua terra.

Il 2026 non è un anno come gli altri per questa spavalda Regina Bianca.

È l’anno dei “due Giubilei”, un doppio anniversario che unisce in un unico fil rouge il cuore del Medioevo e della letteratura italiana e le origini della moderna enologia: 750 anni dalla prima menzione e 60 anni dalla nascita della DOC.

Dietro l’anima immediata, scattante e luminosa che troviamo oggi nel calice, si custodisce una delle storie più lunghe e documentate del panorama vitivinicolo mondiale. Dire che la Vernaccia di San Gimignano ha fatto la storia è riduttivo: la Vernaccia di San Gimignano è la memoria della Toscana da (almeno) sette secoli e mezzo.

Nel 1276 il nome di questo vitigno compare per la prima volta in assoluto tra le pergamene dei registri fiscali delle Gabelle del Comune di San Gimignano in un freddo dettaglio amministrativo che rivela una verità di prima importanza: già nel XIII secolo questo vino aveva un valore economico, commerciale e sociale talmente alto da essere formalmente tassato. In un Medioevo in cui San Gimignano era una metropoli arroccata, ricca e strategica, crocevia di mercanti, re e pellegrini che percorrevano la Via Francigena, le torri non erano l’unico simbolo di potere. Offrire un calice di Vernaccia di San Gimignano ai propri ospiti era lo status symbol definitivo delle famiglie più influenti. Qualche anno più tardi, la fama di questo vino entrò nella storia della letteratura. Infatti, Dante Alighieri la immortala nella Divina Commedia (nel Purgatorio, Canto XXIV, nel girone dei golosi), punendo Papa Martino IV per il peccato di gola di aver affogato le anguille di Bolsena nella Vernaccia di San Gimignano. L’unico vino citato nell’opera, giusto per rafforzare il carico storico.

“Ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia/ dal Torso fu e purga per digiuno/ l’anguille di Bolsena e in la Vernaccia” (Purg. XXIV, 22-24).

Poco dopo pure Giovanni Boccaccio nel Decameron la citò come sinonimo di goduria ed edonismo, piazzandola nel leggendario paese di Bengodi, dove “si legavano le vigne con le salsicce” e si beveva solo Vernaccia di San Gimignano. Non solo a Bengodi, negli anni a venire nelle corti rinascimentali così come sulle tavole papali, la Vernaccia era considerata il regalo diplomatico più prezioso, un lusso per palati d’élite. Questo vino ha attraversato cambiamenti climatici, epidemie, crisi agricole, mutamenti geopolitici e rivoluzioni rimanendo piantato con orgoglio sulle stesse identiche colline. Arrivando agli anni Sessanta con una visione a lungo termine avanti anni luce.

I viticoltori di San Gimignano capirono prima di tutti che il futuro del vino risiedeva nella tutela del legame indissolubile tra vitigno e territorio d’origine e il 3 marzo 1966, il Presidente della Repubblica promulgava il decreto che riconosceva alla Vernaccia di San Gimignano la Denominazione di Origine Controllata (DOC). Una rivoluzione copernicana nell’enologia moderna in quanto si tratta della prima DOC in assoluto della Storia d’Italia. Vocazione d’eccellenza che nel 1993 è culminata con la DOCG (Garantita) e che oggi permette alla Vernaccia di San Gimignano di guidare il rinascimento dei grandi bianchi italiani da invecchiamento, capaci di sfidare e capire il tempo. Oggi che il mondo cerca freschezza, precisione e identità territoriale nei vini, la Vernaccia di San Gimignano parla ancora la lingua del presente con una verticalità e tensione minerale ben distante dai bianchi profumati e ruffiani che hanno guidato il mercato nella decade precedente.

Il culmine di questo straordinario anno di celebrazioni trova il suo compimento nel Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest, il grande festival ufficiale – giunto alla quarta edizione – che trasforma il borgo medievale Patrimonio Unesco nel week end del 30 e 31 maggio. Mai come in questa edizione speciale del 2026, il senso del festival risuona potente anche nel nome. Regina, perché è l’unica grande monarca bianca che siede sul trono di una Toscana storicamente governata da Re Rossi (Chianti, Brunello, Nobile). Ribelle, perché a 750 anni dalla sua nascita si rifiuta ancora di omologarsi alle mode passeggere e rivendica la propria fiera diversità.

Immaginatevi tutt’altro che una noiosa e polverosa celebrazione accademica, è piuttosto una festa di tutti. Accanto ai banchi d’assaggio, dove i viticoltori (i “Paladini della Regina”) raccontano la freschezza delle annate giovani e la complessità monumentale delle Riserve, la città si accende di cultura con Le Grandi Masterclass che guidano in verticali storiche che celebrano i 60 anni della DOC, Dj Set, al tramonto nella splendida cornice del Cassero della Rocca di Montestaffoli, dove la Vernaccia di San Gimignano si beve a ritmo di musica; e anche con l’arte contemporanea nelle opere dello scultore Stefano Bombardieri, in collaborazione con isculpture Art Gallery, che per tutta la durata del festival dialogheranno con il centro storico. Poi ancora spazi dedicati ai bambini e al divertimento e la finale di Miglior Sommelier della Toscana 2026.

Come ha anticipato il Presidente del Consorzio, Manrico Biagini: “Il 2026 è un anno che non potevamo celebrare a metà. Regina Ribelle è il modo migliore che conosciamo per far vivere la Vernaccia di San Gimignano nella sua città, e quest’anno lo facciamo con un programma che riflette tutto il peso e la gioia di questo doppio anniversario”. Il programma nel dettaglio si trova qui.

Ma come fa un vino così antico a suonare così maledettamente moderno?

Per capirlo bisogna abbandonare lo sguardo dalle celebri torri medievali della New York del Medioevo e abbassarlo verso la terra. “Freschezza” e mineralità hanno radici geologiche. Milioni di anni fa, nel Pliocene, le colline di San Gimignano erano un profondo fondale marino. Il suolo su cui crescono i vitigni oggi è un mix di sabbie gialle, argille e soprattutto uno strato ricchissimo di nicchi e conchiglie fossili. Le radici delle vigne si nutrono letteralmente di questo antico mare fossile, regalando al vino la sua firma inconfondibile: quella sapidità tagliente, quasi salina, e quella chiusura tipica e aristocratica di mandorla amara che pulisce la bocca e chiama un altro sorso.

Un’innata bevibilità che la rende pop grazie al suo carattere universale. È “accessibile senza essere semplice”, dinamica e dalla versatilità gastronomica totale. Perché può accompagnare una cena come un aperitivo. Piace tanto ai sommelier esperti quanto a quelli che bevono un calice giusto per. Può reggere un menu di carne così come uno di pesce, senza peccare in nessuna delle due scelte. Acidità vibrante, freschezza agrumata e una sorprendente capacità di pulire il palato senza sovrastare i sapori si esaltano vocazione naturale della Vernaccia di San Gimignano per la cucina marinara. Proprio su questo aspetto si focalizzeranno le due cene dedicate alla stampa nazionale e internazionale (nei giorni precedenti al festival) che mostreranno il meglio del Consorzio e delle nuove annate in uscita sul mercato. La prima cena sarà curata dai pescatori della Laguna di Orbetello, mentre la seconda, quella mozzafiato sotto il cielo stellato di San Gimignano nel cuore di una delle sue piazze, sarà creata da Nicola Gronchi chef dello storico ristorante Da Romano di Viareggio.

È un vino che sembra nato per dialogare con il pesce anche nella sua dinamicità, che ha a che fare con l’età.

Perché se la giovinezza della Vernaccia ammalia per freschezza e immediatezza, è solo lasciandole sfidare il tempo che questa Regina rivela la sua vera, monumentale complessità, demolendo il pregiudizio che condanna i bianchi italiani a una giovinezza fugace. La Vernaccia, in particolare nelle sue versioni Riserva, non teme lo scorrere degli anni e lo trasforma in un prezioso alleato. Con il passare del tempo in bottiglia, il vino compie una vera e propria metamorfosi espressiva. Il colore abbandona le sfumature “verdoline” per accendersi di un oro antico, brillante e profondo. Al naso, i sentori primari cedono il passo a una complessità terziaria straordinaria. È qui che il terreno pliocenico compie il suo capolavoro arricchendo i tratti salini e aromatici con note di pietra focaia e salinità iodate. Quella nota minerale e quasi fumé di roccia riscaldata dal sole e il richiamo marino che diventa più maturo, evolvendo verso sentori di iodo, zafferano, idrocarburo e cera d’api, mentre in bocca il vino acquisisce un corpo da grande rosso, mantenendo intatta freschezza e persistenza infinite. È importante notare come il disciplinare di produzione della Riserva preveda un affinamento minimo di 11 mesi – dei quali almeno 3 in bottiglia prima dell’immissione al consumo – ma lasci libera scelta al singolo produttore sulla tipologia dei vasi vinari da utilizzare per l’affinamento obbligatorio. Per far si che ciascuna Riserva sia una vera espressione di terroir, identitaria e caratteriali.

Quest’anno più che mai è sacrosanto festeggiare la Vernaccia di San Gimignano, un vino che viaggia nel tempo, protegge il proprio passato medievale e vive il presente con energia, in dialogo continuo con il mondo attorno. Un vino che mai avuto paura di essere diverso e che anche per questo oggi appare più contemporaneo che mai. Un vino che ci insegna che si può avere una storia gloriosa alle spalle senza dimostrare nemmeno una ruga. Una Regina, con lo spirito audace e luminoso di una eterna ragazza Ribelle.

Materiale promozionale realizzato nell’ambito dell’intervento SRG10 “Promozione dei prodotti di qualità” annualità 2025 del Complemento per lo sviluppo rurale della Toscana 2023-2027, cofinanziato con il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr)


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