Mini-storia
nuova tradizione piemontese
Citofonare San Tommaso 10
La casa della storia di Lavazza
Testo di
Marika Quaglio
Foto cortesia
Citofonare San Tommaso 10
5 minuti

Nel 1895, Luigi Lavazza rileva una piccola drogheria in una traversa di Via Garibaldi, nel cuore di Torino. L’indirizzo è preciso: Via San Tommaso, 10, a pochi passi da Piazza Castello. Questo posto sarà casa della Drogheria Lavazza. Qui, monsieur Lavazza, si innamora di un prodotto che all’epoca arrivava verde, crudo, tutto da interpretare: il caffè. Non si limita a venderlo: lo studia e inizia a miscelarlo, creando così qualcosa di più armonico, più costante, più “suo”. È tra i primi in Italia a sperimentare l’arte del blending. Nasce così una torrefazione di famiglia nel centro città; e da quelle miscele, che conquistano rapidamente i torinesi, prende forma una delle aziende simbolo del nostro Paese: Lavazza. Un nome che diventato è globale, ma che parte da una piccola bottega, profumata di spezie e chicchi tostati.

Oggi quell’antica drogheria ha cambiato volto: al suo interno vive, dal 2023, una delle realtà ristorative del gruppo: San Tommaso 10. La cosa giusta da fare? Andarci senza aspettative. Senza studiare il menu online, senza guardare le foto del posto o dei piatti. Perché la realtà è solo accennata dal content, dal racconto o da ciò che dicono gli altri tramite le recensioni: è complesso raccontare la storicità di un luogo a chi non l’ha ancora visto dal vivo; è necessario recarsi sul posto per comprendere la vera atmosfera che si respira qui dentro.

È come se si viaggiasse nel tempo: due delle vetrine del ristorante guardano un’insegna storica torinese che recita “Latte burro uova”, quella della Latteria Bera, che da cinquant’anni passa da generazione in generazione, ricoprendo il ruolo di punto di riferimento d’eccellenza in città. Siamo in pieno centro e, nonostante kebabbari e ristoranti giapponesi di altalenante qualità popolino le vie circostanti, qui il tempo sembra fermo lasciando spazio al cuore pulsante di Torino, che mostra la sua eleganza e storicità.

Per entrare nell’antica Drogheria è necessario suonare il campanello. Ci accolgono ragazzi giovani e sorridenti, che coprono però il campo visivo: sono Carmencita e Caballero quelli che si vedono lì dietro?

Non facciamo in tempo a mettere a fuoco l’ambiente che veniamo accompagnati nella sala accanto all’ingresso: la Sala Juvarra. Il perché del nome lo si capisce appena si guarda in alto: il soffitto riproduce l’interno della cupola della Basilica di Superga, capolavoro barocco di Filippo Juvarra. Lo sguardo rimbalza. Ogni parete ha un colore, una trama, un quadro diverso. Nulla è caotico, tutto è coordinato con un’allegria studiata che mette di buon umore. Si intravedono almeno tre sale, con ampi spazi centrali e tavoli distribuiti ai lati: una conformazione intelligente, che facilita il servizio e attutisce il rumore di stoviglie e conversazioni. La musica di sottofondo è rilassata, un po’ pop e sicuramente romantica: guidata dalle note mi sorprendo a canticchiare “Budapest” di George Ezra mentre sfoglio il menu. La location ispira quell’informalità casual che permette di sentirsi nel posto giusto, sia con un tacco da 15 o con le sneakers.

In tempi recenti, questo luogo è stato trasformato in caffetteria Lavazza, poi in ristorante nel 2023. Con la cucina nelle mani di chef Gabriele Eusebi. Classe ’89 di origini marchigiane, che ha in alcune delle cucine iconiche del mondo come La Madonnina del Pescatore e il Mugaritz, arrivando poi a Torino da Condividere, altra realtà ristorativa del gruppo Lavazza.

Il menu cartaceo arriva accompagnato da un grande vassoio con i prodotti protagonisti dei piatti: radicchio, finocchi e carciofi la fanno da padrona, ma non sfugge il pollo, sistemato con cura in primo piano, che, ad esempio, ricopre il ruolo di materia principale nel percorso degustazione corrente. È un gesto quasi didattico, ma senza rigidità: fa comprendere l’importanza della materia prima. Nell’elenco dei piatti, la sensazione è quella di osservare la tradizione piemontese attraverso uno sguardo laterale: si riconosce il territorio, ma si percepisce anche una mano che lo interpreta.

Ordino alla carta due antipasti, l’Insalata tiepida di mare e le Patate ratte con Anguilla affumicata, che faccio seguire dal Risotto alla piemontese. I piatti sono diretti, ma mai banali, esattamente come descritti, giuste sapidità, perfetto accostamento dei prodotti e rispetto per le materie prime utilizzate. Rimango sorpresa dalla linearità di ciò che mi viene posto davanti e dalla golosità delle portate, dall’inizio alla fine.

Arriva la scelta del dolce, una Torta di nocciole con lo zabaione, servita e conclusa direttamente dallo chef, che si pone sorridente, ma soprattutto misurato, quasi timido e riservato. Chiudiamo con un caffè, ovviamente Lavazza. Della linea 1895 Coffee Designers by Lavazza: una selezione di Specialty Coffee firmata dai Coffee Designers dell’azienda, nata per esplorare fermentazioni, origini e profili aromatici più contemporanei. 

Concludiamo una tazzina che contiene quello che il motivo per cui questo luogo è celebrato ed è come se un cerchio si chiudesse: qui, oggi, rimane la stessa curiosità di Luigi Lavazza, sperimentando e creando nuovi prodotti o piatti che siano, ricordando però da dove arriva questa voglia di innovazione. Il passato non pesa, ma è presente come un accompagnamento silente e distintivo e, soprattutto, viene raccontato in uno dei modi più semplici possibili: attorno a una tavola.

Posto
San Tommaso 10

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