Reportage
Anima e raffinatezza
Vicky
Tra donne
Da Cook_inc N. 43
Vicky
15 minuti

“Allora, qual è stato il piatto peggiore del menu?”

In oltre venticinque anni passati a scrivere di ristoranti, nessuno chef mi aveva mai fatto una domanda del genere. “Com’è andato il pranzo?” è la consueta domanda di rito dopo il pasto, e di solito ho pronta una lista di momenti felici da raccontare, giusto per gratificare chi ha cucinato. Se però non mi viene in mente nulla da lodare, se il cibo è stato noioso o senza speranza, mi limito a dire: “Era buono”.

Non c’è condanna più severa di un complimento tiepido.

Dopotutto, mia madre giapponese mi ha cresciuta come un’ospite educata, non come una critica. Ma quando la chef valenciana Vicky Sevilla ha ripetuto la domanda, ho capito che stava davvero cercando una risposta sincera. Non lo faceva per una sorta di masochismo da spavalderia, ma per ottenere un riscontro costruttivo. Voleva sapere cosa potesse migliorare.

In California lo chiamano growth mindset. Succede solo quando l’intelligenza incontra l’umiltà ed è una qualità rara. Per una giovane chef ambiziosa, il growth mindset è fondamentale – forse la qualità più importante di tutte.

In realtà, mi stava facendo un complimento: riconosceva la mia lunga esperienza nella ristorazione fine dining internazionale e cercava un’opinione informata. Ma dentro quel complimento c’era anche una sfida. Ho abbastanza esperienza da sapere che, in questo mondo scomposto dei social media, dove chiunque è un influencer in cerca di pasti di lusso offerti, gli chef guardano con grande sospetto le opinioni – troppo spesso superficiali, servili e parassitarie – di molti scrittori gastronomici.

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