Intervista di Fabio Pracchia

Foto tratte da Cook_inc. 11

Elena Pantaleoni produce vini naturali sulle colline di Piacenza. La sua azienda agricola si chiama La Stoppa; Cook_inc. ha parlato di lei nel numero 11.

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Ciao Elena, abbiamo pensato di regalare ai nostri lettori qualche articolo della rivista; un modo come un altro per stare insieme in un periodo davvero difficile per tutti.

In effetti è un momento storico davvero complicato. Ho la fortuna di vivere in campagna e la quarantena è in qualche modo più dolce grazie alle passeggiate e la possibilità di stare all’aria aperta. Ma vivo anche vicino a uno degli epicentri del virus.  Ogni giorno abbiamo notizie di persone morte ed è qualcosa di terribile; nessuno può sapere quali conseguenze un tale bollettino avrà sulle nostre vite e coscienze.

Purtroppo è la triste verità. In un periodo così tragico come stai lavorando?

Sai che circa metà del nostro lavoro si svolge all’aperto per fortuna. I lavori in azienda sono andati avanti senza particolari intoppi e questo è stato un bene anche per la mente. In cantina ho naturalmente adibito gli spazi in modo da evitare la vicinanza tra le persone. Quello che è cambiato, ed è evidente, sono i rapporti con i fornitori, i clienti e gli amici appassionati. Le fiere, gli incontri di degustazione che per il mondo del vino naturale sono così importanti hanno lasciato un bel vuoto. Ma credo che i rapporti umani debbano prevalere su quelli commerciali. Quando ho capito la gravità del periodo storico ho scritto una lettera ai miei fornitori cercando di sottolineare il lato umano delle nostre relazioni.

Un’altra nota dolente è la situazione della ristorazione.

Sicuramente ma è sbagliato generalizzare. Nel nostro territorio le trattorie generazionali, anche se ora sono chiuse, possono contare su una tradizione famigliare importante che ha maturato una certa solidità; molti ristoratori di questo tipo, per esempio, sono anche proprietari dei locali e non devono pagare affitto. Sono preoccupata per i giovani che magari hanno investito parecchio per partire con la loro attività e non hanno spalle altrettanto larghe. Alcuni si sono organizzati con il delivery, specialmente nelle grandi città; spero che questo tipo iniziative possa garantire la loro sopravvivenza. È importante in questo periodo essere solidali prima tra di noi, in attesa degli ammortizzatori economici che lo Stato speriamo possa garantire.

Oltre al lavoro come affronti le giornate?

Questo evento tragico della storia ha paradossalmente regalato molto tempo libero per riflettere. Mi hanno colpito molto, pur non essendo una cattolica fervente, le parole di Papa Francesco “pensavamo di rimanere sani in un mondo malato“. Penso al senso di queste parole così semplici e potenti e sono sempre più convinta che la decisione di fare vini naturali in anni in cui non erano ancora compresi sia stata la strada giusta da intraprendere. Non tanto perché ora questo tipo di viticoltura ha oggi un discreto successo commerciale, quanto invece per il senso più ampio di tale scelta che mi ha condotto all’osservazione della natura nella sua complessità e a rispettarne i tempi e le manifestazioni. Credo che in futuro il nostro lavoro dovrà arricchirsi di altre colture restituendo valore agricolo alla viticoltura e tornare ad arricchire il vino di un senso alimentare. Ciò avrà un’importanza anche educativa; penso per esempio agli appassionati clienti, soprattutto stranieri, che arriveranno qua in futuro, almeno spero, e oltre al vino potranno apprezzare altre produzioni agricole rendendosi conto di come una bottiglia di vino sia connessa a un territorio agricolo ed esso a sua volta in relazione con la natura, nel bene e nel male.

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