Testo di Alessandra Piubello

Foto di Fabrice Gallina per Cook_inc. 24

“Questa pandemia – ci racconta Michela Carlotto, vignaiola in quel di Ora che vi abbiamo raccontato su Cook_inc. 24 – ha evidenziato il fatto che non siamo padroni delle nostre vite, né siamo onnipotenti, come molti credevano. Da vignaiola che vive costantemente a contatto con la terra e la potenza della natura, che in un attimo ti può portare via tutto quello che hai, questi elementi mi sono ben noti e hanno temprato la mia vita. Però queste terribili circostanze mi hanno aiutato a vedere ancora di più l’importanza di essere contenti in ogni istante e di mettere tutta la nostra energia in ogni cosa che facciamo, perché domani potrebbe essere troppo tardi”. Michela Carlotto, con il padre Ferruccio, è alla guida della cantina di famiglia, celebre soprattutto per il loro Pinot Nero Filari di Mazzon.

Poche bottiglie (45.000 totali) su 6 ettari circa, fra proprietà e affitto, una famiglia unita, abituata alla concretezza e ai sacrifici. Da piccina assorbe la vita del maso di Mazzon, dove il nonno lavorava come mezzadro, si abitua presto alla fatica. È giovane Michela, trentotto anni, ma ha una saggezza antica che la contraddistingue.

“Avevamo capito, già prima del lockdown che quello che stava capitando era qualcosa di molto serio – spiega Michela – non avevamo idea delle proporzioni, ma già due settimane prima della data stabilita dal governo avevamo sospeso tutte le visite e ci siamo chiusi in casa, usciva una sola persona per fare la spesa. Ho vissuto il confinamento serenamente, con la mia famiglia, il nostro piccolo Philipp. Le notizie dell’avanzare della pandemia ci preoccupavano, ma cercavamo di stringerci ancora più forte nel nostro nucleo familiare. Ho avuto la fortuna di vivere la vigna intensamente e questo mi ha aiutato tantissimo. Mi ha fatto stare bene vivere ogni giorno con la natura. Di solito le potevo dedicare meno tempo, dato che devo occuparmi dell’ufficio, delle vendite, della cantina. La nostra è una piccola realtà familiare e quindi c’è molto lavoro. Mi sono ripromessa che cambierò il mio stile di vita, per dare più spazio ancora ai vigneti, che poi sono il motivo per cui ho scelto questo lavoro”.

I Carlotto vendono solo attraverso il canale HoReCa, quindi hanno subito pesantemente gli effetti della chiusura e del blocco mondiale dal punto di vista economico. “Non è un momento facile, anche perché avevamo fatto degli investimenti proprio l’anno scorso, ma l’importante è resistere, stringere i denti e riuscire a sopravvivere per un certo periodo di tempo. Io sono fiduciosa, la gente ha voglia di uscire, i nostri bar sono pieni di persone, i ristoranti riprenderanno a lavorare”.

Michela non ha nessuna intenzione di cambiare nulla di quello che è stato fatto finora in vigna o in cantina. “Faremo il nostro solito lavoro di qualità, al meglio delle nostre possibilità, terremo il vino più a lungo in cantina, ma di certo non lo vogliamo svendere. Non abbiamo spinto verso l’alto i prezzi prima per guadagnare, abbiamo fatto un conto economico corretto, quindi non vedo perché dovremo spingerli al ribasso ora”.

I Carlotto non si sono attivati né con l’e-commerce né con il delivery. “Abbiamo avuto richieste in questo periodo, sia dall’Italia sia dall’estero, da parte di nostri clienti, con i quali cerchiamo sempre di instaurare un rapporto umano, perché per noi è importante. Non sono ordini che ci risolvono l’emergenza di questo periodo, ma ci hanno aiutato psicologicamente. Credo sia arrivato il momento delle responsabilità: ognuno deve fare la propria parte, i fornitori devono mantenere i propri impegni di pagamento, ovviamente noi a nostra volta, cosa che facciamo, perché è tutta una catena. Certo ci vorrebbe più aiuto e sostegno da parte delle istituzioni. Sono molte le riflessioni che ho fatto. Se qualcuno sapeva, e molto probabilmente qualcuno sapeva, avrebbe dovuto agire per tempo: non ci saremmo ritrovati così. Forse sono stati sottovalutati molti campanelli d’allarme. Nonostante tutto, supereremo anche questo momento, ne sono certa, mi sento positiva”.