Testo di Annalucia Galeone

Michel Rolland, il guru del vino narra e analizza in prima persona la sua fama, la carriera, l’amicizia con il critico di indiscussa fama Robert Parker nell’autobiografia scritta con l’aiuto di Isabelle Busisset edita in Italia da Edizioni Ampelos. Rolland, illustre enologo soprannominato “il re dell’assemblage”, è accusato di essere il responsabile della omologazione del gusto del vino, è un personaggio discusso e controverso, non da mezze misure, amato e odiato, osannato e criticato ma che piaccia o no ha lasciato la propria impronta nel panorama enologico. I suoi vini sono sempre sulla cresta dell’onda, oggi la società di consulenza da lui fondata vanta collaborazioni con importanti cantine nei cinque continenti: Usa, Argentina, Spagna, Portogallo, Marocco, Cile, India, Messico, Sudafrica, Brasile, Bulgaria, Grecia, Canada Croazia, Israele, Armenia, Turchia, Svizzera e Cina.

Il libro propone un excursus nella storia della viticultura francese e internazionale dal punto di vista di Rolland dal 1973 al 2001 e dell’evoluzione della figura dell’enologo, un tempo la facoltà di enologia era considerata la facoltà dei figli dei contadini. La lettura è interessante anche se l’aria presuntuosa della foto di copertina con l’enologo più mediatico del pianeta mentre porge un calice al suo ascoltatore non suscita molta simpatia. A Rolland, nato nel 1947 in una famiglia di contadini di Pomerol, va riconosciuta la capacità di emergere e affermarsi guidato dalla propria ambizione alla ricerca del riscatto personale. Nel 1982 ebbe inizio il sodalizio con Robert Parker, è un dilemma chi tra i due abbia fatto la fortuna dell’altro. “I suoi scritti – racconta Rolland –sono diventati una Bibbia, citati non solo nei cataloghi ma anche nelle vendite più prestigiose, come quelle di Sotheby’s e Christie’s? Se c’è imbroglio o disonestà perché mai tutti i professionisti del vino fanno riferimento ai giudizi di Bob Parker? Perché bisogna giudicare il successo in modo dispregiativo?”.

Foto da Facebook

Nel capitolo tutto pepe dedicato a Jonathan Nossiter, rinominato “Il giansenista antiglobalizzazione e i suoi accoliti”, Rolland si toglie i sassolini dalle scarpe, è la sua occasione di rivincita dopo lo scandalo scatenato nel 2004 con l’uscita nelle sale del documentario Mondovino in cui si affronta il tema della globalizzazione sulle regioni produttrici di vino e in particolare dell’influenza di Parker e Rolland nel definire e imporre uno stile internazionale comune.

Rolland sostiene che non è stata raccontata la verità, anzi la rappresentazione della sua immagine è falsata. “Anche se afferma di dire il vero – scrive Rolland – tutto è sbagliato nel suo documentario inondato di risentimento. Scene tagliate male, inquadrature suggestive, ma le immagini e i commenti decontestualizzati lasciano trasparire un’opinione di parte e politicamente strumentalizzata. Si vedono facilmente gli accomodamenti delle inquadrature traballanti, che conferiscono un tocco di autenticità, un aspetto da reality show. Per quanto il susseguirsi selezionato delle parole, costui ha fatto in modo che l’umorismo fosse cancellato dalle mie riflessioni sostituendolo con un cinismo bellicoso”.

Nell’ultimo capitolo: “Laggiù lontano dalla Francia” Rolland descrive le sfide e gli ostacoli superati nel corso dell’attività di consulenza che lo ha portato in giro per il mondo, in fondo il vino è il migliore dei passaporti.

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Michel Rolland, il guru del vino

Edizioni Ampelos

data di pubblicazione giugno 2020