Testo di Cristina Ropa

È sempre impattante e stimolante assistere a mostre, esposizioni, eventi collocati in contesti di rigenerazione urbana, luoghi perfetti per accogliere nuove energie che innescano un rapporto di mutua inclusione, un’osmosi tra l’arte e il contesto che le ospita. Benché l’occhio possa cogliere altro nell’immediato, non esiste in realtà un contenitore e un contenuto, esiste invece un dialogo, costante e continuo, che intesse nuovi percorsi di crescita, di esplorazione, di sperimentazione. Se la scoperta di questi nuovi scenari avvenisse di sera con dinanzi un ampio spazio da percorrere, in un luogo apparentemente dismesso, l’aura del mistero aumenterebbe così come il fascino dell’esperienza nella sua totalità.

 Atlas_7 di Alessandra Baldoni

Siamo in un ex scalo ferroviario, in un edificio che dialoga, per l’appunto, con un’arte non relegata a contesti di élite ma con un’arte che sprigiona energia propulsiva, che emana la sua essenza contribuendo a far germogliare nuove visioni, nuove riflessioni, nuove consapevolezze. Assistiamo all’intersecarsi di vari linguaggi, alla bellezza di realtà innovative, che piacciono, attirano, uniscono le persone, un’arte che più si connota di vita urbana più si avvicina all’umano, all’essere reale e tangibile, vivo, per empatizzare ed emozionare. BOOMing Contemporary Art Show si è contraddistinta proprio per queste peculiarità. Energica, giovanile, non nel senso anagrafico ma di inclinazione interiore, è la nuova Fiera di Arte Contemporanea che, svoltasi nel periodo della storica e rinomata Arte Fiera, dal 23 al 26 gennaio si è presentata in tutta la sua dinamicità nello spazio DumBO in Via Casarini a Bologna con il titolo L’arte in stato di “emergenza”.

Foto di Stefano Bertolucci

Prodotta da Doc Creativity, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna, BOOming ha deciso di scardinare il concetto di “emergente”, inteso come termine legato ai nuovi giovani talenti, legandolo invece al suo significato letterale ovvero dell’essere in procinto di emergere e della necessità di far emergere. Da questo è nato anche il duplice significato della parola “emergenza” calata sia come urgenza sia come momento di criticità, propulsore di cambiamenti. Compare nei flyer e desta stupore il simbolo scelto per questa prima edizione: il fiore di cipolla, speciale e unico per i suoi tempi di fioritura. Dopo un anno di dormienza, durante il quale concentra e raccoglie le forze, sboccia al suo secondo anno di vita. Energia e rinnovamento sono dunque ciò che lo contraddistinguono e ciò che perfettamente descrivono BOOMing, un evento che porta alla luce proposte di gallerie che rimanendo ben radicate nella loro identità si espandono, emergono in un potenziale sempre più dirompente e coinvolgente.

Illustrazione di Mariangela Artese

“BOOMing non vuole essere una semplice fiera d’arte, ma vuole trasformarsi in un giardino fruttifero, brulicante di tesori emergenti – spiega la critica d’arte e curatrice indipendente Simona Gavioli che ha diretto l’evento. – Vuole essere la guida che accompagna questi tesori dal momento della nascita di un’urgenza interiore fino a quello della loro esplosione. E lo fa in una città ormai pronta ad accogliere un’arte che non sia solo al servizio dell’estetica, ma che è ormai decisa a impegnarsi per qualcosa di più, per diventare una scintilla di cambiamento, progresso e miglioramento “.

Nella Main Section spicca come tema la necessità della salvaguardia ambientale. Nello specifico la tangibile urgenza di guardare con occhi aperti e attenti la fragilità e la bellezza costantemente minacciata del nostro pianeta. “Questa collezione è tutta sul cambiamento climatico, sulle migrazioni, deforestazioni, su quello che sta succedendo nel mondo – racconta l’artista Mariangela Artese presentata dalla galleria d’arte veronese Artisti Oggi – Con queste opere vorrei esprimere un modo diverso in cui guardare queste catastrofi. Vorrei dare un messaggio di speranza. La deforestazione delle piantagioni in Indonesia (dove gli orango stanno rimanendo senza casa) quello che sta succedendo ora in Australia, gli incendi in Amazzonia, le migrazioni che stanno avvenendo, a tutto questo secondo me potremmo trovare una soluzione. Una di queste penso sia ritornare alla natura, alla nostra natura, ai nostri istinti, a un contatto più forte con la parte più primordiale di noi stessi. Questo può aiutarci a rispettarla e quindi a cambiare le nostre abitudini. Partendo dal cambiamento di ognuno di noi quello che sta succedendo si può fermare. Una delle opere si intitola Please forgive us Pachamama. Siamo un po’ tutti responsabili di quello che sta avvenendo. Quindi qui chiedo perdono da parte di tutti alla nostra Madre Terra. Tutti insieme possiamo fare qualcosa per cambiare”.

Illustrazione di Mariangela Artese

Dai lavori pieni di speranza, grazia e bellezza di Mariangela all’esposizione di Beba Stoppani 0° a 5000 mt, presentata da SPAZIOFARINI6 fotografia, “un grido di dolore” lo ha definito la critica d’arte Gigliola Foschi, di fronte al dramma dello scioglimento dei ghiacciai in particolare quello del Rodano in Svizzera. “L’autrice – spiega Foschi – si trovava lì ai piedi di questo ghiacciaio quando l’ondata di calore anomala del luglio 2015, raggiunte le Alpi, lo fece sciogliere come un “ghiacciolo nelle mani di un bambino”.

Opere di Beba Stoppani

Dal 1850 il ghiacciaio è diminuito di oltre 3 km”. Beba Stoppani ha assistito in prima persona a questo declino. Oltre a proporre una serie di immagini cariche di empatia la Stoppani si chiede come fare per poter restituire la memoria dell’antica maestosità di questo ghiacciaio. “La risposta la trova in una serie di immagini d’epoca che testimoniano la trascorsa grandiosità – prosegue Foschi –Immagini stampate su una preziosa e fragile carta tradizionale coreana, come a indicare che la memoria è tenace ma è anche pronta a svanire in un soffio”. Altra sezione di BOOming è la Solo Show dedicata ai femminismi. Tema centrale quindi le donne ancora sottorappresentate nel sistema e nel mercato dell’arte. Femminismi declinato al plurale intende affrontare la questione di genere in modo trasversale e transgenerazionale.

Foto di Stefano Bertolucci

Hanno partecipato figure del panorama artistico nazionale e internazionale, tra le quali la celebre fotografa Letizia Battaglia (alberto damian | a gallery without walls), l’artista argentina Silvia Levenson (BI-BOx Art Space) e la francese MadMeg (Gasparelli Arte e D406 Arte Contemporanea) insieme ad artisti/e che hanno fatto della tematica femminile il cardine della loro poetica, decostruendone e ricostruendone le fondamenta culturali e storiche e analizzandone i punti sensibili.


Atlas_15, opera di Alessandra Baldoni, vincitrice del premio Tiziano Campolmi

Tra le opere spicca il progetto di Alessandra Baldoni presentata da ZEIT Gallery di Lucca e intitolato All the Single Ladies che lei stessa commenta: “Immagini, foto, che raccontano la determinazione delle donne, il fuoco con il quale forgiano storie, la poesia che le accorda al mondo in una mappa, un nuovo atlante che indica un cammino tra bellezza, stupore, incanto. Storie al femminile che sono rivoluzione, voci in una lingua nuova che ci restituiscono la metà mancante dello sguardo”. In fondo alle esposizioni un angolo di ristoro, piacevole scoperta. I ragazzi del Forno Brisa con il loro stile inconfondibile, contemporaneo e al contempo custode di valori e origini, hanno rigenerato gli ospiti, i galleristi e gli artisti con le loro pizze, ricercate e di indiscussa bontà. Fuori da confini prestabiliti, arte, impegno sociale, buon cibo si incontrano all’orizzonte