La degustazione online dell’ultima edizione in compagnia di Olivier Krug & Julie Cavil

Testo di Lorenzo Sandano

Foto cortesia di Maison Krug

Foto di copertina cortesia di Federico De Cesare Viola

“Can you feel a little love”

Dream On – Depeche Mode

Faccio outing alcolico: in questi giorni di solitaria quarantena sto bevendo davvero poco. Forse perché lo stato d’ebrezza mi enfatizza un senso di out of control in una situazione già fuori controllo di suo. Forse perché ho sempre concepito il vino (e l’alcol in generale) come un piacere collocabile nella sfera della condivisione, più che in quella dell’uso individuale (salvo rari e apprezzabili casi). Immaginate dunque la mia condizione d’enfasi trepidante di fronte a una bottiglia di Champagne dopo x giorni di semi-astinenza. Ad amplificarla, non parliamo di uno champagne qualsiasi: un leggendario Krug, nella foggia scintillante della sua Grande cuvée 168a edizione. Per incanalare – e frenare – ogni impulso tossicomane, una data e un orario per degustarla. Mercoledì 15 Aprile alle 15:45. Ricreando virtualmente uno spazio per condividere l’ultima arrivata delle creazioni Krug Maison con un wine tasting online su Zoom. Opportunità preziosa, non solo per spezzare il vortice della solitudine, ma anche per scambiare impressioni e tracciati visivi con circa 40 esperti di settore, giornalisti e opinion leaders del mondo enologico. Coordinati da due Special Guests d’eccellenza artefici dell’evento: la nuova Chef de Caves Julie Cavil e Olivier Krug in persona.

KRUG ONLINE – CHAMPAGNE TASTING MEETING

Io, goffo come e più di sempre, ho estratto la bottiglia dal frigo con gestualità reverenziale. Preparandomi alla connessione con uno strumento mai utilizzato. Sarà stata quest’ansia da prestazione, ma ho anche infranto il cliché del romano ritardatario, ritrovandomi tra i primi a sbucare nelle caselle/avatar del meeting. Brandendo il calice come una bandiera in attesa di essere issata. Pian piano sono fioccati volti nuovi e consolidate facce amiche, riempendo magicamente il vuoto del mio salone come se fosse invaso da un plotone d’ospiti con bottiglie al seguito. Uno dei tanti aspetti validi di questa iniziativa, che si erge come strumento di convivio in un momento di socialità alterata e corrosa dalle distanze. Il gorgoglio spumeggiante dello Champagne – versato quasi in sincro dai profili connessi – irradia il clima di festa e unifica gli intenti. Lungo le trame del puro godimento, ma anche del poter trattare stati d’animo e tematiche professionali in un ambiente protetto quando tutto intorno a noi sembra essere avvolto da incognite e timori. Mentre il vino sprigiona le sue nuances prendendo temperatura, è proprio Olivier Krug a rimarcare la potenzialità di questo evento digitale – rievocando il suo primo bicchiere di Champagne bevuto in compagnia del padre. “Era una persona avvezza ai piaceri della vita e al piacere stesso di poterli condividere con le persone care, quindi avrebbe apprezzato molto anche questo formato di degustazione. Come buon auspicio per una futura degustazione in carne e ossa”.

QUARANTINE MOOD. UN PERLAGE DI SPERANZA

Il nostro incontro avviene a seguito di quello già avanzato con i rappresentati delle Ambassades Krug in Italia (ristoratori, enoteche, sommelier), fornendoci un incipit di speranza e fiducia sul tenore emotivo comune, in questo periodo di emergenza Covid. Il feed che ci viene riportato è quello di uno spirito carico di positività, nonostante i due mesi protratti di stop che nessuno inizialmente era pronto a gestire. Maison in primis. Ma il rapporto di fedeltà e appoggio reciproco tra l’organico di Krug e i suoi clienti si sta rivelando un piedistallo di appoggio fondamentale per una ripartenza meno faticosa del previsto. Soprattutto grazie al posizionamento anelastico del prodotto, che lo rende disponibile attraverso canali di distribuzione privilegiati. La vicinanza con le Ambassades e con le realtà affini si è rivelata quanto mai primaria in questa circostanza. Non solo “Viaggiando in tutto il mondo ma restando a casa più in questi giorni di quando non c’era il lockdown” come afferma prontamente Olivier. Ma anche trovando la spinta propulsiva di poter terminare nel migliore dei modi il ciclo di produzione a ridosso del blocco imposto nella metà di marzo scorso. Un rush di confezionamento e intensificazione del blending in chiave resistente, ben delucidato durante il meeting da Julie Cavil: attuale Cellar Master dopo 13 anni di collaborazione nella casa vinicola, subentrata a Éric Lebel a seguito della sua nomina di vice-direttore della House of Krug.

Dallo schermo del mio iPhone faccio fatica a seguire tutte le espressioni in simultanea dei degustatori online, ma rimango ipnotizzato dall’impeto passionale con cui Julie sottolinea le tematiche su cui Krug continua a far viaggiare il sogno del fondatore Joseph, arrivando al prototipo di costanza e perfezione nella realizzazione della Grande cuvée anche in un frammento storico così complesso da vivere. Viene evidenziato il ruolo fondamentale del teamwork all’interno del gruppo di assaggio: composto da tante figure dal background e dal grado di attitudine enologica differente, per assicurare una profondità maggiore di analisi nel lungo processo di degustazione, studio e produzione. Così com’è glorificato il rapporto di fiducia e rispetto con i vignerons, che sono stati tutelati nel proprio operato con tutte le forme di sicurezza possibili. Affinità e amore produttivo, rivolto sempre più anche all’ambiente e alla sostenibilità: eliminazione degli erbicidi in virtù di fertilizzanti organici per le viti; inerbimento interfilare per limitare l’erosione del suolo; ottimizzazione del consumo energetico; dimezzamento del consumo di acqua; confezionamento ecologico; supporto di biodiversità locali e creazione di una comunità a supporto tecnico dei viticoltori per preservare la certificazione ISO di sostenibilità ricevuta nel 2004.

GRANDE CUVÉE 168
Impegni a conseguimento di quel sogno perfezionista quanto mai reale, che si riassumono nel calice contemplato in diretta. Un’edizione 168 definita puntualmente pregna di energia nell’intervento di una di noi (Chiara Giovoni) per il timbro vibrante di acidità iniziale, capace di svelare in successione una gamma di suggestioni ben più ampie e complesse. Un assemblaggio di 198 vini selezionati da 11 annate diverse (la composizione finale è 52% Pinot Noir, 35% Chardonnay e 13% Pinot Meunier) a partire dalla difficoltosa vendemmia del 2012: anno prosperoso, ma intaccato da eventi meteorologici avversi che ne hanno limitato il raccolto. Al suo interno (tra tante anime e vini di riserva) la linfa più giovane e scalpitante proprio di quest’annata ‘12 spalleggia amabilmente la robustezza calorosa, evoluta e rotondeggiante di un pinot nero del ’96 (il più anziano degli appezzamenti chiamati in gioco). D’altronde, il celebre approccio plot by plot è il marchio distintivo che conferisce dinamismo, carattere e unicità a ogni singola bottiglia di Grande cuvée. “Anche se molti destano perplessità riguardo allo sviluppo gustativo differente di bottiglia in bottiglia, pur appartenendo alla stessa edizione” spiega Olivier Krug “Io penso che sia proprio questo il valore primario del nostro lavoro. Nel selezionare diversi appezzamenti e annate, per estrarne e assemblarne i migliori secondo il proprio grado di performance annuale. L’anima di ognuno rimane viva e dunque cangiante nella sua espressione imbottigliata”.

Incontestabile, penso, mentre il perlage sottile lascia apprezzare all’olfatto sentori primaverili che mutano in formosi aromi di pasticceria quasi natalizia. Pienezza di stagionalità in divenire, anche al palato, nella sua foggia tagliente e sagomata del primo sorso. Che poi placidamente scala, alternandosi a tonalità elettrizzanti, morbidezze in percussione e sintetizzatori agrumati. Parallelismo musicale che sorge più che mai lecito, visto il legame suggellato ormai da anni tra la Maison e una folta schiera di autorevoli artisti/compositori di generi diversificati. Sempre Olivier, nelle battute finali, ci ricorda come questo progetto abbia raggiunto un livello di pregio nella visione aziendale. Sia nelle jam-degustative (come quella già raccontata qui con Ozark Henry) sia nell’abbinamento Champagne/Musica riproposto nel Krug ID: la carta d’identità del vino, presente sul retro di ogni bottiglia, che oltre a raccontare impressioni dello Chef de Cave, Tasting Notes, storia di produzione,  annate e tips di servizio per gli appassionati, riporta anche dei pairing musicali pensati per arricchire ed esaltare l’esperienza di degustazione di Krug.

Io di fronte a cotanta energia e complessità spumantizzata, non sono riuscito a trattenere un mio personale abbinamento con i Depeche Mode: accostando quest’ultima cuvée al carisma canoro, affilato e penetrante di Dave Gahan. Che ondeggia elegante e disinibito tra incursioni elettroniche, vivaci rimandi new wave, ritmicità pop e rockeggianti riff classici dalla capienza immortale. La nostra call si è chiusa tra sorrisoni ritemprati dalle bolle di Krug e saluti accompagnati da prospettive dirottate all’ottimismo condiviso: in attesa di ragguagli legislativi e direttive sulle norme di contenimento attuabili nella fase 2, lo spirito della Maison e delle persone che ne fanno parte rimane energico e in crescita costante. Proprio come la sua – già – Grande cuvée 168.