Testo di Gualtiero Spotti

Foto di Cris Thellung

Una città che incanta e ammalia Marrakech, anche oggi che il turismo la prende d’assedio per buona parte dell’anno, perfino nei torridi mesi estivi, quando il sole colpisce duro soprattutto nelle ore pomeridiane, e si vaga per la medina perennemente alla ricerca di zone d’ombra. Il lato gastronomico della città, invece, per restare al nostro campo d’azione prediletto, non subisce particolari variazioni stagionali e nel corso del tempo ha visto pochi movimenti degni di nota, soprattutto se parliamo di cucina d’autore. Qui, all’ombra delle Atlas Mountains, si viene sempre per corroboranti tajine, kefta e couscous e il viaggiatore seriale vuole abbeverarsi alla fonte delle tradizioni locali senza troppi stravolgimenti gastronomici.

D’altro canto, chi capita in Marocco e vuole evadere dall’abitudinarietà, dal vissuto quotidiano e una volta messe le gambe sotto al tavolo si lascia piacevolmente attirare dai sapori e dai piatti locali. Il fine dining qui è circoscritto ai grandi alberghi di catene internazionali o ai resort di pregio, che certo non mancano.

Non a caso nel recente passato si sono fatti vedere gli stellati Jean-Pierre Vigato di Apicius a Parigi, e il nostro Iaccarino, all’interno de La Mamounia (a breve qui inizierà una ristrutturazione del comparto ristorazione del mitico albergo con l’arrivo già proclamato del celebre cuoco Jean-Georges Vongerichten), ma anche i Pourcel sono capitati per qualche mese poco fuori Marrakech, un paio di stagioni fa, organizzando un pop up restaurant, mentre il lombardo Giancarlo Morelli avrebbe dovuto inaugurare un ristorante nel quartiere di Hivernage, ma come lui stesso ci ha rivelato con un po’ di sconforto “non c’erano le condizioni”.

Quelle stesse che, invece, pare si siano presentate su misura alla famiglia Alajmo con la nuovissima apertura (l’inaugurazione è avvenuta il 19 dicembre scorso) del ristorante Sesamo, ospitato all’interno del lussuoso Hotel Royal Mansour, dove già era presente Yannick Alleno. Fin qui però siamo dalle parti di una ristorazione certamente elitaria in una piazza come quella marocchina, destinata a pochi avventori, perlopiù internazionali e in gran parte francesi.

Un po’ diverso è il caso, anche questo nuovo in città, del piacevolissimo Dar Simons, un piccolo riad nel cuore della medina, ma defilato dal clamore della frenetica piazza Jemaa El Fna e dei suoi dintorni. Il padrone di casa qui è il giovane cuoco Carlo Simons, origini franco-belghe con una spruzzata di sud Italia da parte di madre e la folle determinazione di aprire qualche stanza in stile boutique hotel con, al centro del cortile, una ventina di posti a sedere per proporre le proprie idee gastronomiche.

Che raccontano del passaggio in alcuni indirizzi stellati in Belgio, tra cui, su tutti, il Comme Chez Soi, storico bistellato di Bruxelles oggi saldamente nelle mani di Lionel Rigolet, ma prima ancora con la storica firma di Wynants, uno dei padri della ristorazione in Belgio. Insomma, una garanzia nel curriculum di Carlo Simons, che dice molto del background e delle suggestioni francofone facili da trovare anche in questo nuovo indirizzo.

Stupisce in qualche modo lo stile da one man band che il giovane cuoco ha deciso di adottare sin dall’apertura, da esecutore che gestisce in assoluta autonomia il lavoro nel dietro le quinte e che si concede perfino una simpatica chef’s table un po’ spartana per un paio di clienti, i quali si ritrovano a osservare seduti su un sofà e a pochi centimetri dalle padelle la preparazione dei piatti. Non esiste un menu, sia ben chiaro. Chi prenota a cena può attingere ai piatti preparati seguendo i ritmi del mercato locale, della disponibilità della materia prima, anche se poi Carlo si preoccupa di utilizzare qualche eccellenza fuori confine, tra tartufi e caviale.

Ma non potrebbe essere diversamente dovendo costruire una cucina che parte da basi europee classiche molto forti. L’estetica e i contenuti sono quantomeno originali per un boutique hotel nel cuore di Marrakech, perché il menu gioca la carta della semplicità stilistica dove il gusto e il prodotto vengono messi in primo piano, senza troppi fronzoli.

Dove l’essenzialità nel piatto fa il pari con un ambiente pulito, scarno, quasi urban, anche se poi, fuori dal portone d’ingresso si è in un vicolo della medina. Tra i piatti che capitano, non essendoci un menu stagionale, ma quotidiano, formato da cinque portate, ci sono l’ottima Spalla d’agnello con patatine, gli Scampi con una bernese di cavolfiori, l’Ombrina con caviale e sedano rapa, ma si trovano anche altre versioni dell’agnello o il piccione (due classici marocchini a base di carne, presenti in ogni angolo della città in piatti tradizionali come la tajine o la pastilla), qui proposti il primo in foglie di limone e il secondo accompagnato da pepe di Sichuan. I dolci, invece, vanno sul sicuro con ottime fragole locali accompagnate da yogurt e ammiccanti declinazioni di cioccolato in varie consistenze, da buon cuoco di origine belghe. Dar Simons è aperto per cena da giovedì a domenica, compresa, ed è un’alternativa stimolante e inusuale da tenere d’occhio nel panorama di Marrakech.

Dar Simons

Derb Derdouba, 77 – Marrakech

Tel.: + 21 2623189255

www.darsimons.com