Testo di Greta Contardo

Foto cortesia di Zenasporto, Desco Secondino e T-Gullio

La Liguria fa community. In un momento non certo roseo il settore gastronomico ligure si sta rimboccando le maniche con progetti giovani, comunitari, intelligenti e creativi volti a risollevare l’economia e gli animi della regione stretta stretta tra mare e monti, a forma di mezzaluna (o di sorriso rovesciato). Ne citiamo tre, appena nati. Sperando di poter tornare sull’argomento presto con altre nuove idee vincenti.

ZenAsporto: Fare rete in rete

“L’UNIONE FA LA FORZA” è scritto (a caratteri cubitali) nel profilo Instagram @zenasporto. Ed è tutta racchiusa in quella nota frase l’essenza del progetto nato dall’idea di 4 giovani imprenditori genovesi: Marco, Carlo, Giulia e Marco. In sostanza è un portale online di delivery e supporto – 100% genovese e 100% gratuito fino a fine emergenza, sia per le aziende che per i cittadini – in pratica è una ventata di speranza in un momento decisamente buio. Un modo intelligente e attuale per creare una rete forte. Non è un semplice servizio di consegna. Uno degli obiettivi di Zenasporto è di sostenere le attività ristorative nella riorganizzazione a tutto tondo delle attività toccate dall’emergenza Covid. Offre una rete di contatti con giovani imprenditori in ambito di comunicazione, promozione, grafica, packaging, e-commerce e ristorazione, così da garantire un supporto non soltanto nella fase di consegna (con volontari che si occupano delle consegne) ma anche nell’incremento della digitalizzazione aziendale, della formazione e della consulenza nell’ambito food&wine. A ognuna delle attività è dedicato uno spazio specifico sul portale www.zenasporto.it, con una proposta ad hoc, collegata direttamente ai canali aziendali di ogni singolo aderente.

Già attivo in rete inizio novembre, Zenasporto ha raccolto, da subito, l’adesione energica di una rappresentanza molto nutrita tra chef, ristoratori, agricoltori e imprenditori di vari settori nel comprensorio genovese.  L’idea ha subito travolto i comuni limitrofi e l’evoluzione di ZenAsporto si sta espandendo a macchia d’olio, coinvolgendo anche un gruppo di volontari e imprenditori del golfo del Tigullio. Un secondo obiettivo, poi, nel medio periodo, è di ampliare il settore di riferimento a una platea più ampia di fruitori: dal negozio di quartiere, alle farmacie, al servizio di supporto nelle commissioni quotidiane per le fasce di cittadini maggiormente esposte o in difficoltà.

Dal 21 novembre Zenasporto ha anche la sua Box, comunitaria: un menu delivery di 4 portate con ingredienti e istruzioni dettagliate, attraverso cui si intende promuovere le diverse realtà gastronomiche aderenti al progetto. Tematica e dedicata, è curata di volta in volta da diversi operatori. “Sta avendo già un successone”, racconta Marco Visciola; “conta che della prima box 16100 (come il cap di Genova, ndr) ne abbiamo consegnate 320 di botto”.

A Ventimiglia ci pensa il Desco Secondino

Un’altra bella iniziativa tutta ligure arriva dal confine con la Francia, da Ventimiglia: Desco Secondino, l’iniziativa della tavola sociale e no profit guidata dal giovane chef Diego Pani del Ristorante Marco Polo. È una community di ristoratori solidali ventimigliesi che cucina nelle situazioni di emergenza tendendo la mano ai bisognosi, raccogliendo fondi e facendosi veicolo di cultura della tradizione culinaria della zona. “È uno strumento alimentare votato a risolvere problematiche legate al cibo nei momenti più bui e a utilizzare il cibo come mezzo di aggregazione e trasmissione culturale nei momenti di luce” racconta Diego. Il logo raffigura San Secondo, il patrono di Ventimiglia, con una singolare aureola di pesci mentre abbraccia i tetti della città di confine.

Diego Pani

Il progetto ha visto la luce in un particolare momento di disagio e sofferenza per la città: l’alluvione che ha colpito Ventimiglia i primi di ottobre. Fermarsi non è un’opzione per il giovane e intraprendente Diego Pani che non ha pensato due volte a quello che poteva fare in un momento così critico. Ha messo a disposizione il suo mestiere e le sue risorse a favore della comunità. Prima da solo, con quel che aveva – del Parmigiano e delle verdure – poi organizzandosi con un tavolino per distribuire mestolate di pappa al pomodoro. Ha subito ricevuto le chiamate dei colleghi, fieri e contenti ad aiutare e così è formata una rete solida di ristoratori e commercianti che ha servito oltre 1000 pasti al giorno a tutti gli Angeli del fango impegnati senza sosta a risollevare la città.

“Quando viviamo una difficoltà è bene pensare a chi sta peggio, a chi non ha un lavoro. Il proposito è quello di fare carità sempre, non solo quando c’è benessere. Il Desco Secondino – conclude – non è un luogo fisico, ma un ristorante effimero, un’arma segreta cittadina da sfoderare nei momenti di estrema necessità. I cittadini sappiano che noi ci siamo, quando c’è bisogno, pronti ad aiutare. Un po’ come il segnale di Batman, noi interveniamo quando serve, con le pentole e il cuore”. E ora, passata l’emergenza alluvione, Desco Secondino è tornato all’opera fornendo pasti coi fiocchi per i meno fortunati. Perché “abbiamo bisogno di bellezza, tutti” dicono dal Desco.

T-PESTO, dalla Liguria con sapore.

Beatrice Tarizzo

Non è una minaccia, è una maglietta. T-Gullio è il gastro-brand che racconta la cucina ligure attraverso l’abbigliamento; una forma singolare e simpatica di marketing territoriale. Hashtag ufficiale: #vestilaliguria. “C’era bisogno di raccontarla in una chiave un po’ più ironica del solito, già siamo una regione vecchia per età media, se anche la comunicazione resta vecchia, non possiamo sperare che qualcuno si accorga con entusiasmo di noi” racconta Beatrice Tarizzo. Beatrice è l’ideatrice del brand nato qualche tempo fa in una notte insonne, nel Golfo da cui deriva il nome stesso, il Tigullio (tra Sestri Levante e Portofino). È una ligure purosangue, che dopo aver vissuto esperienze fuori sede ha deciso di tornare in patria con la voglia di dare un piccolo contributo alla promozione di questo territorio. Con T-Gullio vuole semplicemente farlo conoscere, senza esaltarlo: “tante persone ci ignorano del tutto e non hanno idea di quante cose belle ci siano da vedere, da fare e da mangiare”.

Il concept è piuttosto intuitivo e per nulla banale: raccontare la cucina ligure più tradizionale attraverso elementi visivi, stampati su t-shirt utilizzando giochi di parole. La prima creazione è uscita pochi giorni fa e si chiama T-PESTO, dedicata al condimento più amato dai liguri. Il mitico Pesto genovese è chiaramente il protagonista gastronomico ma “pesto” è anche un verbo di una certa imponenza. “T-Pesto è stata l’idea originaria, quella che ha dato il via a tutto, nata per contestare gli amici che acquistavano quello pronto e osavano anche dire fosse buono: una dura critica al pesto in barattolo, in favore del mortaio” continua Beatrice.

Le magliette sono green in tutto e per tutto: realizzate in cotone organico 100% e spedite in packaging è al 90% riciclabile. Presto arriveranno anche le immancabili shopper T-Pesto perché “non è mai troppo Pesto”. Non esiste ancora un sito e-commerce, “belin son palanche (soldi); prima vediamo come va” dice Beatrice. Perciò al momento è tutto consultabile sul profilo Instagram @t.gullio.clothing; gli interessati possono scrivere direttamente a b.tarizzo@gmail.com per gli ordini, spediti in tutta Italia.