Il cibo è più di un piacere quotidiano che appaga il gusto e riempie lo stomaco, mangiare insieme è una occasione che crea comunità e senso di aggregazione. È in virtù di questa capacità aggregativa che nascono in Italia sempre più progetti che mettono la ristorazione al centro per la lotta all’inclusione sociale e reinserimento lavorativo di minori e adulti all’interno delle carceri. Offrono a chi è in cerca di una seconda chance nella vita l’opportunità di riconquistare dignità, speranza, emancipazione e libertà.
In Puglia, Made in Carcere è una iniziativa di Officina Creativa Onlus, un progetto pensato e messo in atto dalla vulcanica e caparbia Luciana delle Donne. Luciana era una brillante manager nel settore finanziario, ha creato la prima Banca Multicanale online in Italia, al culmine della carriera ha mollato tutto per ritrovarsi e rimettere in gioco le proprie competenze aiutando gli altri. È passata dall’innovazione tecnologica all’innovazione sociale mettendo a punto un modello di economia in cui la detenzione diventa occasione di rieducazione personale.


Nel 2007, tra le celle del carcere di Lecce è iniziata l’avventura di Made in Carcere con la creazione di una particolare maison di moda. Da allora Luciana e il suo team insegnano alle detenute come mettere in piedi una piccola impresa tessile diventando brave sarte ed “evadere” da una quotidianità lunga e monotona. I tessuti destinati al macero vengono recuperati, raccolti e donati dalle aziende partner, le stoffe vivono così una seconda vita per essere trasformate in prodotti solidali e gadget personalizzati fatti a mano: presine, grembiuli, portapane, tovagliette, cuscini, porta calici e borse colorate, la creatività non ha barriere.
“Con Made in Carcere dimostriamo che si può generare un cambiamento attraverso le buone azioni, le persone riacquistano consapevolezza della propria esistenza”.
Racconta Luciana Delle Donne. “Sono orgogliosa dei risultati. Protagonisti del nostro sogno sono donne, uomini e minori in stato di detenzione, o sottoposti a limitazioni della libertà personale, che quindi vivono in una condizione di disagio e marginalità. Viene offerta loro l’opportunità di acquisire delle competenze tecniche e professionali, per poi lavorare e percepire un regolare stipendio ma, soprattutto, costruire consapevolezza e dignità”, sottolinea Luciana Delle Donne.
Dal 2017 un nuovo importante tassello si è aggiunto all’iniziativa di Made in Carcere. Nell’istituto penale minorile Fornelli di Bari è stato inaugurato un laboratorio di pasticceria per la produzione di biscotti artigianali a forma di cuore ironicamente ribattezzati Scappatelle. Sono taralli vegani – dolci, su richiesta anche salata – prodotti con pochi e genuini ingredienti: farina di grano duro Senatore Cappelli, zucchero di canna biologico, vino Primitivo di Manduria Dop e olio extravergine d’oliva pugliese. Il design del packaging non è solo estetico ma etico, è stato ideato per rappresentare la “rinascita” dei ragazzi detenuti che ogni giorno mettono le mani in pasta per fare queste bontà. I biscotti sono venduti in scatole a righe bianche e azzurre con al centro una finestrella simbolo di luce e apertura al futuro. Le confezioni hanno un formato da 35 o 50 grammi, dal 2018 il laboratorio ha ottenuto la certificazione bio.
I biscotti Scappatelle di Made in Carcere sono diventati un modello di progetto da imitare ed esportare. A Taranto, sulla scia dell’esempio di Made in Carcere, nel penitenziario per adulti è stato rimesso a nuovo il laboratorio di pasticceria chiamato Fieri Potest Pastry Lab (fieri potest è una locuzione latina che significa “è possibile”), simbolo di speranza e riscatto. Il laboratorio è guidato dalla cooperativa Noi&Voi, i detenuti pasticcieri in erba guidati da Pierluigi Barbaro, un maestro pasticciere realizzano torte, crostate, cornetti e in occasione delle feste dei buonissimi lievitati le cui ordinazioni arrivano anche dall’estero. Il ricavato dalla vendita viene reinvestito per dare possibilità ad altre persone di riscattarsi e tracciare una nuova strada oltre le sbarre. Il numero dei detenuti contrattualizzati è raddoppiato da tre a sei nell’ultimo anno.


In Puglia le iniziative virtuose non si esauriscono. A Trani, nel 2018 è nata una cooperativa denominata A mano libera, in cui detenuti ed ex detenuti sono impiegati nella produzione di pasta fresca e taralli pugliesi. Una storica azienda del settore con sede a Barletta ha donato i macchinari per la realizzazione della pasta e ciò ha permesso di trasformare la masseria San Vittore in un piccolo pastificio. Oltre ai classici taralli ai semi di finocchio, sono prodotti quelli ai cereali, ai pomodori secchi alla cipolla e al gusto di calzone.
La gentilezza è contagiosa, credere che anche chi ha sbagliato può rinascere innesca un “effetto a catena” che spinge chi la riceve a compiere a sua volta buone azioni. Non è solo una bella frase, ma un meccanismo scientificamente provato, spesso chiamato effetto onda.
Fare del bene fa bene.





