Intervista
bere meno bere meglio
FuoriBolla: un modo diverso di raccontare lo Champagne
Ma anche un pretesto per raccontare una città
Testo di
Greta Contardo
Foto cortesia
FuoriBolla: un modo diverso di raccontare lo Champagne
6 minuti

Dire che il FuoriBolla a Modena sia un evento sullo Champagne è tecnicamente corretto e sostanzialmente fuorviante. Lo Champagne c’è, certo. È presente, visibile, spesso anche centrale, ma non è il punto. È piuttosto un elemento che tiene insieme cose che altrimenti non starebbero nello stesso discorso. È un tentativo pratico di capire se esiste un altro modo di costruire un’esperienza attorno allo Champagne. Un modo che non passi necessariamente dalla centralità del prodotto, ma dal contesto in cui quel prodotto viene vissuto.

“L’edizione 2025 ha segnato un ulteriore passo avanti per il progetto, confermando il FuoriBolla come un format capace di unire Champagne, cultura e territorio attraverso esperienze diffuse e trasversali” a parlare è Marco Belforti, con la mente lucidissima a metà strada tra l’edizione dello scorso anno e quella che verrà. Marco e il suo Studio Savarin, insieme a Première Italia e a Origine Collective, sono tra gli organizzatori dell’evento che da due stagioni sta confermando Modena come punto di riferimento italiano per quel che riguarda le eleganti bollicine francesi.

L’evento nasce come un’idea piuttosto semplice: creare uno spazio diverso per raccontare lo Champagne al di fuori della ben nota Champagne Experience, il più grande evento italiano dedicato alle iconiche bollicine francesi nato a Modena (e che nella sua ottava edizione del 2025 si è trasferito a BolognaFiere). Il FuoriBolla nasce con intenzioni diverse rispetto a quelle della fiera, puntando a diventare un contesto capace di mettere insieme persone, luoghi e linguaggi diversi, usando lo Champagne come punto di partenza. Oggi è evidente che quella intuizione iniziale stava prendendo una forma più ampia. Andando oltre il vino, è un modo per raccontare relazioni: tra agricoltura e città, tra cultura gastronomica e territorio, tra convivialità e conoscenza e proprio l’edizione 2025 ha segnato un momento di maturità per questo percorso. Non tanto per i numeri o per l’estensione del programma, ma perché ha mostrato con chiarezza che il FuoriBolla sta diventando un format culturale diffuso e riconoscibile che usa lo Champagne come linguaggio comune.

“Come racconto spesso – continua Marco – crediamo nel valore della convivialità consapevole: bere meno ma bere meglio, conoscendo le storie, le persone e il lavoro che stanno dietro a ogni bottiglia. L’obiettivo non è celebrare il consumo, ma creare occasioni di incontro capaci di avvicinare mondi diversi – cucina, arte, automotive, territorio – usando lo Champagne come elemento di connessione”.

Il FuoriBolla è fatto di convivialità consapevole, di quella formula “bere meno, bere meglio” che è diventata negli anni quasi un luogo comune. Ma in questo contesto assume un significato leggermente diverso. Non si tratta solo di ridurre la quantità o aumentare la qualità percepita, si tratta di cambiare il modo in cui il vino entra nelle relazioni.

Bere meglio significa, prima di tutto, bere in modo più consapevole del contesto, per capire dove si è, con chi si è, cosa si sta vivendo. Il FuoriBolla sta spostando il valore dal prodotto all’esperienza, per creare le condizioni affinché lo Champagne non sia un fine, un oggetto da spiegare, ma un dispositivo.

Un modo per attivare relazioni.

Il cuore dell’edizione 2025 è stato il FuoriBolla tra le mura, un circuito che ha coinvolto oltre venti locali del centro storico di Modena. L’obiettivo era semplice: creare un percorso cittadino dove ogni luogo proponesse una selezione di Champagne in abbinamento a un’offerta gastronomica pensata. Eventi aperti a tutti per vivere lo Champagne in modo naturale, tra persone, tavoli e conversazioni. Un invito a muoversi nella città con uno sguardo diverso. Ogni tappa aveva una sua identità: in alcuni casi lo Champagne si incontrava con piatti profondamente legati al territorio modenese; in altri con interpretazioni più contemporanee o contaminazioni internazionali. Un itinerario spontaneo senza un unico centro dell’evento. Il centro era la città stessa e questo cambia completamente il ritmo dell’esperienza. Non si passa da uno stand all’altro, ma si cammina per le strade, si entra nei locali, si incontrano persone.

Accanto alla dimensione conviviale c’era un’altra componente fondamentale del progetto: quella educativa. Nel mondo del vino, la parola education viene spesso associata a degustazioni tecniche o analisi sensoriali, ma c’è un altro tipo di conoscenza che a volte rimane in secondo piano: quella legata all’agricoltura. Per questo uno dei momenti più significativi dell’edizione è stata la masterclass con il produttore Jean-Christophe Delavenne, un momento per riportare l’attenzione su ciò troppo spesso rimane invisibile, cioè il lavoro agricolo e il territorio che stanno dietro a ogni bottiglia.

Una delle intuizioni alla base dell’evento è che il vino non esiste mai da solo: cambia completamente a seconda del contesto in cui viene bevuto. Un calice degustato in silenzio durante una masterclass racconta una cosa, lo stesso vino, bevuto durante una cena, ne racconta un’altra. Bevuto in un museo o in una collezione d’auto d’epoca, diventa qualcosa di ancora diverso. Per questo il programma dell’evento include ogni anno alcune esperienze su invito che esplorano proprio questo rapporto tra vino e contesto.

Nel 2025 uno dei momenti più suggestivi è stato il vernissage con aperitivo culturale alla Galleria Verolino, in cui lo Champagne è entrato in dialogo con l’arte contemporanea. Un altro momento particolarmente evocativo è stata la cena a Casa Ciao con lo chef Paolo Reggiani. Una serata costruita come una piccola narrazione gastronomica tra ricette storiche modenesi, un concerto di pianoforte e poi una festa finale con DJ set. Tra le esperienze più insolite c’è stata poi la degustazione nella Collezione Maserati Umberto Panini, dove il Parmigiano Reggiano dell’azienda Santa Rita Bio e alcuni Champagne biologici sono stati assaggiati tra le Maserati d’epoca. È difficile immaginare un contesto più emblematico per raccontare il dialogo tra territorio e cultura materiale: da una parte uno dei prodotti simbolo della gastronomia italiana, dall’altra un patrimonio del mondo quattro ruote. E nel mezzo lo Champagne, a fare da elemento di connessione. Sulla stessa direttiva viaggiavano anche il pranzo degustazione al ristorante Cavallino (poche settimane prima dell’annuncio della prima stella Michelin), insieme a cinque produttori di Champagne, e la chiusura nella boutique dell’Acetaia Giusti, con un’installazione artistica dedicata per unire l’arte contemporanea a uno dei prodotti più identitari della cultura gastronomica emiliana in cui, ancora una volta, il vino non era al centro come oggetto di consumo, ma come elemento di relazione tra linguaggi.

“Guardando all’edizione 2026, stiamo lavorando a un’evoluzione importante del progetto. L’idea è trasformare il FuoriBolla da evento nato come fuori salone in un appuntamento autonomo con una propria identità sempre più definita”, conclude Belforti.

Le date ci sono già e vanno messe in calendario: dal 2 al 4 ottobre 2026, a Modena chiaramente. Con una novità: in questa terza edizione, il FuoriBolla trasformerà il centro storico della città in una mappa dello Champagne: quattro aree, quattro territori, e in ogni locale partecipante si potranno degustare esclusivamente i vini della regione corrispondente.

“Un primo passo verso una dimensione più festivaliera, con un obiettivo che ci piace pensare ambizioso ma naturale: fare di Modena la capitale delle bollicine, almeno per un fine settimana all’anno”.


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