Dieci anni sono tanti. A posteriori, il tempo sembra sempre volare: tutto appare come un progetto iniziato ieri. Qualcosa nato da un’idea embrionale che ha trovato il posto giusto nel momento giusto, grazie a una visione chiara e alla voglia di mettersi in gioco. Ma dieci anni sono dieci anni. E, in un certo senso, arrivare a festeggiarli è la prova che certe idee, quando sono solide, sanno mettere radici e durare nel tempo.
Dieci sono quelli che ha festeggiato Edicola 518 il primo giugno 2026, nella capitale umbra. Un progetto locale visionario che è stato raccontato in Italia e nel mondo, soprattutto per il messaggio forte che ha lanciato fin dall’apertura: la volontà di reinventare un luogo, mettendolo al servizio della cittadinanza. Una prerogativa rimasta intatta in questo decennio e che si ritrova pienamente nella nuova fase appena inaugurata: un’iniziativa che ha riconsegnato il chiosco alla città, facendone uno spazio aperto a tutti, dove leggere, sostare, riposare o usufruire della fontana realizzata al suo interno.

Per chi non lo conoscesse, brevemente: tutto parte da un collettivo guidato da Antonio Brizioli, perugino classe ’89 che, dopo un periodo a Milano, decide di tornare nella sua città e prendere in mano una vecchia edicola – il tipico chioschetto italiano che negli anni aveva visto abbassare le serrande in ogni angolo del Paese. Si parla del 2016, in un momento difficile per Perugia che, dopo un boom negli anni Novanta, stava vivendo un clima di rassegnazione, con tante chiusure nel centro storico. È in questo contesto che nasce Edicola 518. Facendo leva sulla ricca tradizione culturale della città, i ragazzi decidono di fare qualcosa di diverso: si distaccano dalla grande distribuzione e scelgono la strada dell’indipendenza. Il chiosco viene trasformato in un piccolo hub culturale, con una selezione curatissima di riviste nazionali ed internazionali.
“C’è un immaginario storico delle edicole che fa sì che la gente si interessi, si incuriosisca. È un ri-attivatore della fantasia, della riflessione sullo spazio urbano” – racconta Brizioli. “Quello ha determinato la piccola fortuna del progetto, è stato non tanto quello cool delle riviste e dei magazine, ma il fatto che qualcuno abbia reinventato un luogo nel cuore della città, con una riflessione su come rimetterlo al servizio delle persone”.
Oggi di edicole contemporanee ce ne sono a bizzeffe e molte si sono ispirate proprio agli amici perugini. Esistono tanti esempi interessanti e creativi, ma non tutti partono dalla stessa riflessione. In alcuni casi, purtroppo, questi spazi sono stati assorbiti da logiche di mercato, trasformandosi in luoghi per eventi sponsorizzati, attivazioni di brand o superfici pubblicitarie temporanee. “Hanno capitalizzato uno spazio pubblico”, spiega Antonio, descrivendo una visione diametralmente opposta alla loro. Quella del collettivo, infatti, non è soltanto un’operazione culturale, ma un modo di intendere la città e i suoi spazi. Una visione che incarna il volto più autentico di Perugia e che i ragazzi di Edicola hanno contribuito a plasmare attivamente negli anni: radicata, popolare, ribelle e contemporanea. L’edicola, alla fine, è uno spazio pubblico che opera su suolo pubblico, gestito tramite una licenza privata, ci racconta Antonio – un dettaglio importante. E quella di 518 occupa una posizione particolarmente significativa: si trova di fronte alla chiesa del patrono della città e si affaccia sulla scalinata di Sant’Ercolano, uno degli accessi alla città storica, di origine etrusca, riconoscibile per i suoi gradini bassi e lunghi, particolarmente impegnativi da percorrere. È una finestra sul mondo che passa.
L’insegna dell’Edicola per i primi dieci anni è stata “4 metri quadrati di spazio infinito”, rappresentativa di un’idea che fin dall’inizio andava oltre alla mera vendita di oggetti editoriali. Ovvero quella di espandersi nello spazio esterno e organizzare eventi culturali. La prima stagione si tiene proprio davanti all’edicola, sulle scalette. Nel tempo, gli eventi si spostano nei giardini della fontana, a pochi metri di distanza, e nell’ultimo decennio si parla di centinaia di appuntamenti: presentazioni di libri, incontri e serate musicali. Mai pensati come semplici “feste con DJ”, ma sempre come programmi costruiti attorno a una visione curatoriale. Si fa cultura vera, ma con un tono accessibile e aperto. Agli appuntamenti, infatti, è sempre presente un pubblico eterogeneo: giovani, studenti, adulti, ma anche l’anziano del quartiere. “L’obiettivo è sempre stato quello di essere un luogo comprensibile, accessibile e utile a una porzione più trasversale possibile della cittadinanza”, racconta Antonio.



Oggi il nome Edicola 518 è molto più di un’edicola: rappresenta un ecosistema culturale vivo che va ben oltre il chiosco.
Racchiude la libreria Paradiso 518, naturale estensione del progetto a pochi metri dalla scalinata, che mantiene lo slogan “il tempio della bella carta”, dove perdersi per ore tra libri e magazine selezionati. E poi l’ultimo tassello, arrivato alla fine del 2023: Quasi 518, una piccola enoteca di 16 metri quadrati (gli spazi piccoli piacciono) proprio di fronte alla libreria. Anche qui, uno spazio infinito che si allarga oltre le proprie pareti, facendo del piccolo tratto di strada pedonale tra libreria ed enoteca un luogo di incontro e connessione.
Quasi 518 è la realizzazione di un sogno nel cassetto e nasce da uno di quegli incontri giusti – in questo caso, con Mauro Orsini. Da sempre appassionato di vino, Mauro traduce la visione editoriale di Edicola nel mondo dell’enogastronomia: ricerca approfondita, curatela e selezione, prodotti di alta qualità. Un match made in heaven si direbbe in inglese (trad: un’accoppiamento perfetto), con l’ironia che heaven vuol dire proprio Paradiso. Questo luogo non è un’estensione capitalista del progetto, ma una sua evoluzione naturale. Perché, alla fine, quando si rimane fedeli a ciò che si è e non si scende a compromessi con i propri valori, le cose buone tendono ad arrivare.
Mauro è un pozzo di sapienza. Da quando aveva vent’anni gira per cantine e produttori con una curiosità inesauribile, cercando realtà piccole che lavorano con un’etica e una visione precise. “Ero sempre quello che alle cene con gli amici arrivava con un formaggio specifico preso da un produttore o con i salumi di qualcun altro”. Una passione personale, nata per condividere cose buone con gli amici, che oggi può condividere con chiunque entri da Quasi. All’apertura, infatti, è stato naturale attivare una rete di contatti e produttori già selezionati e amati negli anni, portandoli sugli scaffali del wine bar.



La selezione dei vini è naturale, ma senza essere radicali, cercando di avere sempre opzioni per tutti: sia per i militanti del movimento che per chi si avvicina a questo mondo per la prima volta. A plasmare questa visione del vino artigianale nel giovane Mauro è stato l’incontro, nei primi anni Duemila, con Dora Forsoni di Podere Sanguineto a Montepulciano, diventata poi amica, che gli ha mostrato un modo diverso di essere vignaiola e di fare vino, dalla terra alla cantina, lontano dagli stereotipi costruiti dalle grandi aziende.
Da Quasi la priorità è la ricerca della bottiglia giusta – “la chicca”, dice Mauro – con un buon rapporto qualità-prezzo. Ci sono anche alcune “bottiglione”, ma tutto rimane calibrato rispetto all’identità del luogo, pensato più per un aperitivo o un aperi-cena, se così si può definire (il toast al pastrami è spaziale e consigliatissimo). L’Umbria è ben rappresentata con alcune presenze fisse come Cantina Margò (dove Mauro ha anche imparato a potare le vigne) e Marco Merli – realtà con cui esistono rapporti di amicizia e di legame con il territorio. L’offerta resta concentrata sull’Italia, affiancata da una selezione di etichette francesi, tedesche, austriache e spagnole. Lo spazio ridotto potrebbe sembrare un limite, ma permette una rotazione delle bottiglie e quindi la possibilità di trovare sempre qualcosa di nuovo da assaggiare, soprattutto quando Maurino torna da uno dei suoi viaggi, dove vacanza e ricerca di produttori coincidono ormai da tempo.
A completare l’attività quotidiana, l’enoteca assume forme diverse durante l’anno, spesso in dialogo con la libreria: si trasforma in caffetteria per Buongiornissimo, la serie di colazioni del sabato mattina tra libri, caffè e accompagnamento musicale; e ospita serate speciali con chef e vigneron che si alternano per raccontare il proprio lavoro, i propri vini e il proprio territorio. Un programma che, di fatto, non si ferma mai.
E infatti, per marcare il decennale, in perfetta continuità con quanto fatto da sempre, sono stati programmati sei giorni consecutivi di incontri e appuntamenti, culminando con il primo giugno 2026 con la riapertura dell’edicola in questa nuova forma, un luogo per i cittadini, a tutti gli effetti. “Volevamo andare un po’ in controtendenza. Non vivere un anniversario così importante come una fase di autocelebrazione o di racconto di tutto quello che abbiamo fatto. Piuttosto, ricreare una connessione con la città, che non è mai mancata, ma stimolarla nuovamente e rimettere l’edicola al servizio del pubblico” – racconta Antonio. Perché, alla fine, ha pienamente ragione quando dice che “il valore dell’edicola non sta nel metterla a mercato, ma nel farla vivere”.


L’insegna della nuova edicola recita: Un’oasi urbana per l’esibizionismo culturale. “Ribaltiamo in positivo il concetto di esibizionismo – dichiara Brizioli – ritenendo che in questi tempi di difficoltà culturale la lettura non possa essere più solo un privato esercizio intellettuale ma debba essere un gesto da ostentare su pubblica piazza, per propagare l’abitudine e innescare reazioni a catena positive”.
Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con il designer Giuseppe Arezzi che, osservando la posizione sulle scalette di Sant’Ercolano, ha voluto preservare il rito della quotidianità che storicamente appartiene all’edicola. “Ho interpretato il chiosco non solo come architettura minima, ma come un mobile abitabile e adattabile, dove ogni elemento tecnico è pensato per favorire l’incontro e la libera fruizione dello spazio pubblico”, racconta. Sulle tre saracinesche si trovano opere di Nic Alessandrini, muralista di fama internazionale che ha composto una storia legata al mito fondativo della città.
L’universo 518 è tutto questo: una forma di resistenza culturale viva, concreta e quotidiana.
È il calice di vino servito da Mauro, il libro consigliato da Antonio, Alberto, Lavinia o Giovanni, ma anche una conversazione nata per caso davanti all’edicola. È il gruppo di persone che ha scelto di dedicarsi al bello, al buono e al giusto: gastronomi, edicolai e librai che restituiscono valore, cura e direzione a mestieri che custodiscono e diffondono cultura.







