Mini-storia
punto di riferimento
Casa Leopoldo: storia viva della gastronomia catalana
Un luogo leggendario dove cucina, arte e storia continuano a incontrarsi
Testo di
Anabel Frutos
Foto cortesia
Casa Leopoldo: storia viva della gastronomia catalana
5 minuti

Situato nel quartiere del Raval, anticamente noto come il quartiere cinese, l’iconico ristorante Casa Leopoldo fu fondato nel 1929 da Leopoldo Gil, in calle de la Aurora. Iniziò come una bodega e si trasformò in una casa di cucina tradizionale in cui a cucinare era la moglie di Leopoldo, finché, nel 1936, quando avevano già guadagnato un po’ di denaro, si trasferirono nell’attuale sede in calle San Rafael 24.

A Leopoldo succedette alla guida del locale il figlio Germán Gil, torero, all’epoca conosciuto come El Exquisito. Quando Germán morì, se ne occupò sua figlia Rosa Gil, nel 1951, sposata con il torero portoghese José Falcón tragicamente scomparso nell’arena della Monumental di Barcellona.

Fu proprio Rosa a trasformare Casa Leopoldo in un punto di riferimento cittadino, grazie alla perfetta combinazione tra cucina tradizionale, atmosfera bohémien e cultura taurina. Il ristorante mantenne il suo fascino fino al pensionamento di Rosa, nel novembre 2015. Dopo alcuni tentativi di rilancio poco fortunati, nel marzo 2024 il locale ha finalmente riaperto sotto la guida del gruppo Banco de Boquerones, diretto da Bruno Balbás e Sofía Matarazzo, proprietari di diversi ristoranti a Barcellona.

Ritrovo di artisti, scrittori e toreri

Bruno racconta: “il nostro gruppo è nato undici anni fa e abbiamo sempre cercato  una forte identità storica nei nostri locali, che raccontino qualcosa, che abbiano anima e cuore, anche se non avevamo mai avuto la fortuna di trovare un ristorante con il valore simbolico di Casa Leopoldo”.

L’idea della nuova gestione è quella di recuperare lo spirito gastronomico del passato, continuando ad attirare artisti, intellettuali, giornalisti, politici e appassionati di tauromachia che per decenni hanno frequentato questo luogo.

Nel corso degli anni, ai tavoli di Casa Leopoldo si sono seduti grandi nomi della cultura spagnola come Manuel Vázquez Montalbán, Terenci Moix, Juan Marsé, Eduardo Mendoza e Carlos Ruiz Zafón. Anche artisti internazionali come Picasso, Édith Piaf, Charles Trenet e Maurice Chevalier hanno contribuito al mito del locale. Non mancavano inoltre celebri toreri come Luis Miguel Dominguín, El Cordobés, Chamaco e Mario Cabré.

I nuovi proprietari hanno scelto di preservare il più possibile l’identità originale del ristorante, mantenendo l’arredamento storico e valorizzando elementi simbolici che ne raccontano quasi cento anni di vita. Tra i dettagli più caratteristici spiccano i tavoli in ferro battuto con piani in marmo, le piastrelle portoghesi bianche e blu decorate con motivi taurini e le sale ricche di fotografie, manifesti e oggetti storici che danno a ogni spazio la propria personalità per ottenere un certo dinamismo.

La sala principale, chiamata “Salón de Toros”, ospita i più importanti manifesti taurini della prima epoca del locale. Sono state inoltre dedicate due sale speciali a Manuel Vázquez Montalbán e a Rosa Gil. La prima è una grande sala con un unico tavolo conviviale per circa venti persone, pensata per incontri culturali, presentazioni di libri e dibattiti. La seconda, che un tempo era l’ufficio di Rosa, è stata trasformata in un’elegante sala privata da otto posti, ideale per piccoli gruppi e cene intime.

Una cucina che rinnova la tradizione

Casa Leopoldo non si distingue solo per un’eccellente proposta gastronomica personale, ma per una cucina tradizionale nella quale vengono mantenuti i piatti iconici di un tempo. Il risultato è una carta moderna, curata, suggestiva e innovativa, che ti farà vivere un’esperienza indimenticabile in ogni piatto, pensata per una spesa media di 40-50 euro.

Noi ci siamo seduti al tavolo contrassegnato con una targa dove scriveva e mangiava Vázquez Montalbán, il cliente più illustre della casa. Sulla nostra tavola sono arrivate reinterpretate della gastronomia tradizionale catalana e spagnola, ma sempre con un tocco di modernità dato dallo chef Albert Pineda, che ha lavorato in altri ristoranti del gruppo e, in precedenza, in locali di Brasile, Australia e Giappone.

La carta si apre con opzioni tra cui scegliere per un po’ di pica-pica, come le Crocchette di jamón iberico, insalata russa con ventresca di tonno o Coca de recapte con formaggio di capra. Poi compare un repertorio di piattini, come il Suquet di rana pescatrice; i Gamberi all’aglio; il Baccalà alla llauna con hummus di ceci; la Coda di toro al vino rosso; Piedini di maiale con foie gras, finocchio e mela verde e Arroz del senyoret.

Tra le nuove creazioni dello chef spiccano il Polpo con parmentier di patate e mojo canario oppure i Calamaretti con piselli lacrima del Maresme ai quali aggiungono una vinaigrette allo yuzu, simile a un lime giapponese, e un po’ di soia. Sono piatti profondamente radicati nella tradizione, ma alleggeriti da influenze contemporanee e internazionali.

Una menzione speciale meritano i dessert, che introducono in modo sottile un discorso tra salato e dolce: dalla Crema catalana con carquiñolis; una personale versione del Músico, preparato con pan di Spagna alle mandorle e moscato; il Coulant al cioccolato e rosmarino con gelato alla vaniglia; oppure il Tortell di capelli d’angelo.

L’esperienza gastronomica è completata da una carta dei vini con circa cinquanta etichette, oltre a una selezione di cava e sangria. Il sommelier e responsabile di sala José Murillo spiega di preferire vini locali e nazionali, scegliendo abbinamenti vicini alla tradizione catalana e perfettamente in armonia con i piatti del menu. “Ho scelto vini del territorio, molto vicini, perché il cliente preferisce sempre di più i vini nazionali”.

Posto
Casa Leopoldo

Articoli correlati
Cose che non sapevi di voler leggere