Mini-storia
cucina+cultura
Corale, un ex cinema che ridisegna la provincia
Simone Cipriani trasforma Castelfiorentino in un luogo dove il cibo è servizio e non vetrina
Testo di
Leonardo Romanelli
Foto cortesia
Corale, un ex cinema che ridisegna la provincia
3 minuti

Simone Cipriani preferisce i luoghi che non si impongono. Quelli che si fanno capire col tempo, come certe partite viste dalla curva o certi paesi di provincia che non chiedono attenzione, ma la meritano. Così, mentre molti inseguono le grandi città come un destino obbligato, lui ha scelto Castelfiorentino. Un paese che per anni ha vissuto in silenzio, con le serrande abbassate e le abitudini sfilacciate. E dentro un ex cinema ottocentesco rimasto chiuso troppo a lungo, ha preso forma Corale.

Un tempo qui si veniva a vedere i film, a incontrarsi la sera, a riconoscersi. Poi il buio, lungo. Oggi quello stesso spazio è tornato a essere attraversato, abitato. Il merito è del progetto Cambio, voluto e realizzato dalla Fondazione della Banca di Cambiano, che ha scelto di investire non su un evento, ma su un luogo. Un intero isolato restituito al paese: teatro, mostre, libreria, spazi condivisi. E una cucina che non fa concorrenza alla cultura, ma le cammina accanto.

Dentro questo disegno Corale non è una destinazione, ma una presenza quotidiana. Un posto dove si entra prima di uno spettacolo o dopo, senza bisogno di un’occasione speciale. Cipriani arriva quando tutto è ancora da immaginare, dal cantiere in poi. Disegna gli spazi di lavoro, pensa ai flussi, costruisce una squadra. L’idea è chiara fin dall’inizio: una ristorazione pop, accessibile, senza pose. “Un ristorante oggi ha senso solo se serve a qualcosa”, dice. Qui serve a stare insieme.

La cucina di Corale è diretta, leggibile. I prodotti arrivano da vicino, da mani che hanno un nome e una storia. Non c’è retorica, non c’è l’ansia della firma. Solo scelte coerenti, ripetute ogni giorno. È una cucina che parla toscano ma non si chiude, che accoglie senza spiegarsi troppo. Un luogo dove puoi tornare, anche senza pensarci.

A fare la differenza è il contesto.

Essere dentro un centro culturale, in provincia, cambia tutto. La ristorazione smette di correre da sola e diventa parte di un disegno più ampio. In un tempo in cui la crisi spinge a urlare, Corale sceglie di abbassare il tono e unire le forze: con l’arte, con la cultura, con la comunità. “Portare bellezza in periferia è la sfida più grande”, racconta Cipriani. E forse anche la più necessaria.

Il lavoro di Cipriani non si ferma a Castelfiorentino. Corale è un punto fermo, non un punto d’arrivo. Sulle colline livornesi, a Valle Benedetta, sta nascendo un retreat olistico immerso nel bosco. Un luogo di silenzio e di crescita personale, con orti, frutteti, campi coltivati, strutture leggere. Qui il cibo non sarà solo piacere, ma nutrimento consapevole, pensato in relazione alle attività di chi lo vive. Quasi tutto autoprodotto, senza scorciatoie. Accanto, un piccolo bar agricolo aperto anche al territorio, per fermarsi e respirare, con lo sguardo che arriva fino al mare. Anche qui Cipriani segue tutto: spazi, formazione e un ruolo nuovo che lo incuriosisce più degli altri: la programmazione degli orti in funzione della cucina, dei semilavorati, della vendita esterna. Terra e piatto che tornano a parlarsi.

Continuano poi Underground, gli eventi itineranti nelle aziende agricole, e IN-Sostenibile, il festival dedicato alla cucina green e alla sostenibilità. Tasselli di una stessa visione.

“Non so se esista una ricetta per la crisi della ristorazione. Io sto provando a costruire la mia lontano dalle grandi città, dove il cibo è servizio e non vetrina”.

È una strada laterale, fatta di provincia e di comunità. Come Castelfiorentino, dove un ex cinema è tornato a essere un luogo d’incontro. E dove un ristorante, senza proclami, ricorda che cucinare può ancora essere un gesto civile.


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