Notizia
ultra-esclusive
Convergence 2026
64 chef e 5 bartender per 5 giorni di convergenze gastronomiche all’Alchemist
Testo di
Gualtiero Spotti
Foto cortesia
Convergence 2026
4 minuti

Nei giorni scorsi si è svolto a Copenaghen il simposio Convergence, organizzato dal ristorante Alchemist con lo scopo dichiarato di esplorare le diverse relazioni tra arte, cultura e gastronomia. Non un congresso vero e proprio, a dire il vero, visto che l’incontro, tenutosi in città nella magnifica sala Konserthuset è durato solo lo spazio di quattro ore, ma certamente un primo passo verso la discussione di interessi comuni e verso un senso di appartenenza alle arti più nobili da parte della cultura gastronomica, o quanto meno di una parte di essa.

Un progetto sviluppato con un forte spirito globale, se pensiamo che tra gli ospiti non sono mancati alcuni tra gli chef più influenti del pianeta, ma che ha evidenziato anche il decisivo sostegno della politica danese, da sempre uno dei fattori di crescita determinanti del movimento della cucina nordica, con la presenza del Ministro della Cultura – Jakob Engel-Schmidt – cui è stato affidato lo speech d’introduzione a Convergence e in seconda battuta una spiegazione dell’approccio olistico/futuristico del cuoco di Alchemist, il visionario Rasmus Munk. Il quale, nel presentare il simposio, ha fatto sua una frase di un teologo evoluzionista, il francese Pierre Teilhard de Chardin:

“L’isolamento è una via a fondo chiuso. Nulla cresce al mondo al di fuori della convergenza”.

Ha così ben spiegato la logica con la quale (oltre a Vicky Cheng e Josh Niland saliti sul palco a raccontare la propria filosofia di cucina) Alchemist ha portato per ben cinque giorni consecutivi – dal 29 gennaio al 2 febbraio – 64 cuochi e 5 bartender internazionali a incontrarsi, scambiarsi opinioni, dialogare e scoprire quali sono le intersezioni che legano le diverse realtà della cucina globale più creativa.

I protagonisti lo hanno fatto attraverso cinque cene ultra-esclusive da Alchemist durante le quali Rasmus Munk ha lasciato che i cuochi ospiti prendessero il sopravvento nel menu e i piatti iconici della casa invece risultassero solo come contorno. I cuochi non sapevano cosa avrebbero cucinato i colleghi e se questo da un lato ha creato delle piacevoli serate sul filo dell’anarchia gastronomica, dall’altro ha portato un po’ di subbuglio organizzativo, stemperato dalla buona volontà e dallo stupore di trovarsi in un luogo (per molti era la prima volta) davvero unico. A fronte di cene non certo inclusive (visto il costo iperbolico che, con il pairing di vini più pregiati, si è assestato sopra i tremila euro), che per gli ospiti sono diventate una maratona del gusto da Guinness dei primati: sette ore di full immersion in un mondo irreale dove provocatoriamente si sono mescolate l’intelligenza artificiale e la sostenibilità, la natura e la scienza, la Pajata di un tristellato altoatesino e il kimchi coreano, i cocktail del Paradiso di Barcellona e Chateau d’Yquem.

Una vortiginosa avventura che ha visto tra i protagonisti anche alcuni cuochi italiani come Mauro Uliassi, Norbert Niederkofler e Massimiliano Alajmo (presente quest’ultimo con lo storico Risotto allo zafferano e polvere di liquirizia), oltre al premiatissimo pizzaiolo Franco Pepe, ormai celebrità globale al pari dei più lodati chef. Tutti a loro agio nel muoversi in un ristorante dove, ormai da tempo – e vale anche per l’intera Copenaghen – la forza lavoro, anche in sala, conta su una nutrita schiera di italiani.

Ma tornando a Convergence, che pure ribadisce le dinamiche elitarie ormai da tempo proprie della cucina più sperimentale e creativa, rimangono i buoni propositi da tradurre in realtà nel futuro prossimo, con la volontà di lavorare sull’evoluzione della materia, dello spirito, sulla condivisione e di stimolare connessioni gastronomiche che incrociano altre forme artistiche.

Poi, a voler essere maliziosi, l’evento in sé è anche una buona piattaforma promozionale che lancia messaggi ai player internazionali che contano e ai votanti delle tante liste che di stagione in stagione premiano i migliori ristoranti al mondo. Ma questa è un’altra storia…

Posto
Europa/Danimarca/Copenaghen
The Alchemist

Articoli correlati
Cose che non sapevi di voler leggere