Intervista
amari e altre storie
Il taccuino, la pipa e i liquori: la memoria liquida di una dinastia torinese
Intervista a Monica Buzio, anima della rinascita degli Spirits Luigi Fassio

Testo di
Sandra Salerno
Foto cortesia
Il taccuino, la pipa e i liquori: la memoria liquida di una dinastia torinese
5 minuti

Monica Buzio ha avuto una vita professionale ricca e dinamica: una laurea in Giurisprudenza, esperienze all’estero e una carriera come consulente per progetti europei e traduttrice. Il suo ritorno a Torino, però, ha segnato una svolta inaspettata. Per puro caso, Monica ha ritrovato il vecchio taccuino del bisnonno, Luigi Fassio, quello con cui giocava da bambina. Quelle pagine ingiallite nascondevano un tesoro: le ricette originali di antichi liquori. Da quel momento, Monica ha deciso di far rivivere la storia di famiglia, trasformando le note del bisnonno in un brand di successo. Oggi, cura ogni dettaglio della produzione di quei liquori: dalla selezione della ricetta e dei collaboratori chiave (liquorista e aromatiere), fino alla promozione e alla distribuzione, presentandosi spesso di persona nei locali per raccontare il suo progetto.

Il marchio è un omaggio diretto alla storia: riproduce la fisionomia stilizzata di Luigi Fassio, con l’immancabile pipa e il cappello a cilindro.

E il successo è evidente: la produzione, affidata all’eccellenza della Distilleria Quaglia di Castelnuovo Don Bosco, è passata da 140 a ben 2500 bottiglie annue. Gli Spirits, tutti piemontesi, di Luigi Fassio non sono semplici liquori. Sono un vero e proprio viaggio nel tempo, un sorso che evoca la Torino dei primi del Novecento, dimostrando come l’innovazione possa nascere da radici storiche profonde. Sono prodotti pensati per chi cerca autenticità, storia e qualità in ogni bicchiere.

È il 2019 quando Monica Buzio, spinta dalla volontà di riscoprire le radici familiari, si imbatte nella ricetta dell’Amaro Mentha, custodita gelosamente nei vecchi taccuini del bisnonno. Da quelle pagine rinasce oggi un amaro unico: balsamico e aromatico, risultato dell’infusione artigianale di menta piemontese, rabarbaro, aloe e una complessa armonia di botaniche come china, coriandolo e arance. L’etichetta stessa non è solo un logo, ma un simbolo di un’epoca che rivive. In un settore tradizionalmente maschile, Monica, erede di questa storia, si impegna ogni giorno per valorizzare l’autenticità e la memoria della grande liquoristica torinese.

Monica, questo taccuino è un piccolo tesoro da custodire, da svelare poco a poco.

In effetti è proprio così. Mi sono ritrovata con questo antico quaderno di famiglia e all’inizio sinceramente non sapevo cosa farne. Tramite conoscenze vengo presentata a Carlo Quaglia, delle Distillerie Quaglia, che se ne innamora e decide di aiutarmi a svelare i segreti di Luigi Fassio, il mio bisnonno. Era il 2018, decidiamo di provare a produrre l’Amaro Mentha, da una ricetta originale del 1911.

Quanti sono i prodotti, le referenze presenti nel taccuino?

Sono davvero molti, tantissime ricette ma anche storie che vorrei raccontare a poco a poco. Metà non sono riproducibili, un po’ perché non trovi più gli ingredienti, un po’ perché al giorno d’oggi sarebbero palesemente illegali. Ma la restante metà c’è e sono più di 60 prodotti che sono ancora tutti da scoprire.

Le ricette sono interpretazioni di prodotti che all’epoca erano sul mercato oppure liquori originali?

Il bello è proprio qui. Le ricette sono tutte originali, un piccolo grande compendio della cultura del bere piemontese tra le due guerre. Questa cosa mi rende felice.

Un lavoro che mi sembra stia facendo praticamente da sola, a parte la produzione.

Proprio così. Sto gestendo tutta la filiera in autonomia. Ho iniziato presentandomi come si faceva una volta, il classico porta a porta, per raccontare di persona il progetto e il prodotto. All’epoca solo con Amaro Mentha. È stato divertente. Perché molti ristoratori e bottegai erano (e sono) abituati a ricevere agenti di commercio e rappresentanti, molto raramente i proprietari delle aziende. Amo raccontare chi sono, chi era Luigi Fassio e la nostra storia. Non potrebbe farlo nessun altro.

Poi ci sono due novità appena arrivate. Come sono nati i nuovi liquori?

A novembre 2024, ho affidato il quaderno di famiglia a Carlo Quaglia di Distillerie Quaglia, un professionista di cui mi fido ciecamente per la sua competenza in botanica. Dopo aver studiato a fondo le ricette, a inizio 2025 mi ha proposto cinque nuovi prodotti, tutti eccezionali. Ho scelto i due che mi sembravano più adatti al mercato.

Fieramosca: Il mio liquore per l’aperitivo, con botaniche fresche come arancio, limone, finocchio, anice stellato, camomilla e ginepro.

Anna Carla: Un Ratafià speziato, perfetto dopo il pasto della domenica, da gustare con calma. Ho dato un tocco unico alla ricetta classica con chiodi di garofano e cannella che stemperano la ciliegia. Questo liquore, che omaggia la protagonista de “La donna della domenica”, era tradizionalmente offerto dai notabili torinesi per suggellare eventi importanti. È ottimo da solo, ghiacciato, con acqua tonica o come tocco finale su dolci e gelati.

Grazie alla visione e alla caparbietà di Monica Buzio, non solo un pezzo della storia di famiglia Fassio è tornato in vita, ma ha trovato una nuova, brillante voce nel mondo degli spirits. Questa è la dimostrazione che, a volte, i sogni più autentici si nascondono proprio tra le pagine ingiallite del passato e che basta un pizzico di coraggio per trasformare un’eredità in un futuro di successo.


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