Nel cuore di Brera, dietro una tenda che cela più di quanto lasci intravedere, c’è ByIT: il nuovo locale del gruppo IT, pensato come un viaggio tra sorsi e bocconi. Cocktail d’autore e “bite” da condividere, una formula immediata e cosmopolita che unisce la mano dell’Executive Chef Romualdo Palladino e la visione liquida del Bar Manager Dario Schiavoni. Accogliente e intimo, ByIT vibra di quell’energia rarefatta che nasce quando mixology e cucina si parlano sullo stesso palco.
È in questo scenario che prende vita Stirred Stories, il ciclo di guest shift che porta a Milano alcuni dei bartender più influenti al mondo. Martedì 16 settembre l’ospite d’eccezione è stato Roger, aka Ryohei Yamagishi, anima del leggendario The Odd Couple di Shanghai, un cocktail bar retro future, un inno agli anni 80, immerso in insegne neon, diventato oggi uno dei riferimenti più iconici della Cina. Per una sera, Roger ha diviso il banco con Schiavoni, in un dialogo inedito tra Oriente e Occidente, esprimendo tutta la sua visione con una selezione portata in esclusiva in quel di Brera.
Un bartender giapponese che vive e lavora in Cina: come è iniziata questa storia, e cosa ti ha portato a Shanghai?
Onestamente, conoscevo pochissimo della Cina prima. Il mio viaggio è iniziato quando Shingo Gokan – una delle figure più importanti della scena internazionale – mi ha invitato a entrare nel team di Sober Company a Shanghai, il suo pluripremiato bar e ristorante dello SG Group. È stata quella opportunità a portarmi per la prima volta in città.
The Odd Couple è oggi tra i bar più celebrati della scena asiatica. Tu come descriveresti il suo spirito a chi non ci è mai stato?
Lo definirei uno spazio retro-futuristico. La sua anima nasce dal contrasto tra i due fondatori: Steve porta energia e divertimento, Shingo aggiunge eleganza. Anche i nostri cocktail riflettono questa dualità: opposti che si bilanciano creando qualcosa di unico.

Roger ha portato con sé quattro cocktail signature, ognuno con un carattere preciso, snocciolati in una scaletta tutt’altro che scontata. Ad aprire la sfilata, T n T, la combo di due tè diversi – uno giapponese e uno occidentale – che trovano un punto di connessione nel gin tonic, trasformandosi in un drink che riflette la fusione tra Est e Ovest, proprio come The Odd Couple. A seguire Bamboo Bee, che come precisa Roger, “Unisce il Bamboo, classico cocktail giapponese, con una zuppa dello chef. È una sfida all’industria, perché nessuno aveva mai mescolato zuppa e cocktail. Eppure funziona sorprendentemente bene”. Funziona in effetti su qualsiasi portata, camuffandosi a tratti da fresco consommé e ad altri da vino bianco. Naked ‘Not’ Famous è invece un twist sul celebre Naked Famous. Roger:
“Ho usato fragola per la frutta e tè Hōjicha per l’umami. La Chartreuse, difficile da reperire in Asia, l’ho sostituita con lo Strega, il vostro liquore italiano che ho scoperto a Benevento. Dopo diverse prove, ho proprio capito che riesce a dare lo stesso carattere, ma con una sfumatura nuova.”
Chiudiamo il sipario con Field of Dreams, tratto dall’omonimo film 1989 e tradotto in un Mezcal Negroni fruttato. La ricetta è semplicissima, parti uguali senza ingredienti homemade, ma il gusto è bilanciato e “delicious“, come lo definisce il suo creatore, Steve Schneider, uno dei fondatori di Odd Couple. Ma la vera vena creativa di Roger ha origine da quella che lui chiama Picture Art, una tecnica culinaria, o forse una scorciatoia per passare dalla cucina all’immaginazione in un battito di ciglia. Roger: “Io lo chiamo Picture Art. Quando vedo, assaggio, tocco o vivo qualcosa, nella mia mente nasce un’immagine, una sensazione. Di solito è casuale, e molte idee arrivano mentre viaggio per i guest shift. Chissà con quale idea tornerò a casa questa sera!”



Roger ragiona sempre su quattro assi portanti: gusto orientale, vibrazioni, velocità e organizzazione.
Ma, sopra ogni cosa, la sua priorità è una: creare esperienze divertenti, e soprattutto spiazzanti. La sua visione è chiara: i confini dei cocktail stanno evaporando, non esistono più barriere nette tra Est e Ovest. In Asia fino a poco tempo fa nessuno conosceva la grappa o il limoncello; in Europa, ingredienti come sake, pepe di Sichuan o tè al gelsomino sono ancora da pionieri. Tutto si mescola, tutto diventa globale. Ed è qui che Roger sgancia la sua profezia con un sorriso: “L’età asiatica del cocktail è appena cominciata”.
La serata con Roger ha dimostrato come Milano sia sempre più crocevia internazionale della mixology. Stirred Stories non è solo un guest shift: è un racconto a più mani, un dialogo tra culture liquide, una jam session tra bartender che trasformano il bancone in palcoscenico. E quella del 16 settembre è stata una puntata in technicolor: Shanghai e Milano, neon e velluto, tè giapponese e gin occidentale. ByIT ha fatto da amplificatore, trasformando un martedì in una notte che suona come un vinile anni 80.





