Saggio
osterie
Like a Rolling Stone
Cronaca di un’evasione
Testo di
Diego Sorba
Da Cook_inc N. 42
Like a Rolling Stone
23 minuti

“L’osteria è il migliore rifugio dal martellamento pneumatico a tappeto dell’attuale pseudo-socialità mediatica disgregante e contraffatta”.
Prof. Jean-Baptiste-Cyrille de la Mondeuse-Musigny – EHESS /
École des Hautes Études en Sciences Sociales, Paris

I. Come si ruba un’osteria

Dice: 
“È l’occasione che fa l’uomo ladro…”.
Nossignore.
Sfatiamo subito il proverbio: è il ladro professionista che ha fottutamente bisogno di crearsi occasioni su occasioni, pena la reputazione e la credibilità della sua antichissima Arte.

A suffragio di questo ribaltamento di prospettiva, dopo avere parcheggiato l’auto, poco fa il nostro tagliaborse ha preso con sé lo zaino del computer di sua proprietà, senza sapere che mettendo piede in questo esercizio la prima cosa che si nota è un avviso scritto a caratteri cubitali: “NON LASCIARE OGGETTI INCUSTODITI ALL’INTERNO DELLE VETTURE” (ironia della sorte, c.v.d.).

L’ultimo posto dove si aspetterebbe di leggere un simile appello è questo luogo di sosta sul bordo della Statale 755, appena prima che la strada infili le otto campate in ferro di inizio ’900 sospese sul Grande Fiume.

Qui è il Ponte della Gerola, tra Lomellina e Oltrepò.

Vampiro nella vigna” e “sottrattor nella cucina”, come direbbe Vinicio Capossela, questa faina d’uomo ha appena adocchiato un’Osteria di quelle giuste.

Una voce gli fa eco nella mente:
“L’Osteria, sei tu”.
Anzi, “sei te”.


Per maggiore incisività, nel rendersi conto di sembrare più un “rubagalline” che un normale cliente, cioè non un operaio della gigantesca raffineria ENI di Sannazaro oppure un tecnico dell’enorme industria agrochimica di Mezzana Bigli in pausa pranzo, e nemmeno un commesso viaggiatore, egli snocciola in silenzio questo mantra di ringraziamento al Dio delle Tavole Fortunate utilizzando apposta la variante italiana settentrionale del pronome soggetto di 2nda Pers. Sing., a rafforzare ulteriormente la sensazione di essere un pesce fuor d’acqua (sicuramente dolce, e indubbiamente inquinata, in questi paraggi).

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