Reportage
Lo chef-giardiniere di Henne
An Englishman in Denmark
Disegno, musica e uno stile di cucina unico: la storia dello chef Paul Cunningham, dall’Essex alle campagne danesi.
Testo di
Gualtiero Spotti
Foto di
Anders Schonnemann
Da Cook_inc N. 10
An Englishman in Denmark
11 minuti

Paul Cunningham è un cuoco speciale. Le parole che predilige nel suo dizionario privato sono unico ed eccentrico, a definire senza ombra di dubbio uno stile di cucina estroso e rock. E chi lo conosce, di certo non lo molla più…  

Sono un istrione…

“Well I suppose that my culinary background started with the simple love of food. Not good food I might add, just food in general”.

Inizia così la biografia di Paul Cunningham, 45 anni, britannico originario dell’Essex trasferitosi in Danimarca verso la metà degli anni Novanta. I suoi ricordi più remoti si spingono sino all’infanzia, quando già era nata una passione incontrollabile per ogni cosa che fosse commestibile, rammentando i sapori genuini dei piatti di casa come la baked onion soup della madre, o il rice pudding che sempre adornava la tavola della classica brava famiglia inglese. 

Se gli anni scolastici di Paul trascorrono velocemente con un unico grande interesse per il disegno, un’arte che poi tornerà utile nello sviluppo creativo della sua cucina, la passione per tutto ciò che è legato al cibo riceve in quei tempi un grande aiuto dai lunghi weekend trascorsi raccogliendo blackberries e frutti di bosco, e dalle vacanze estive in Cornovaglia, durante le quali il futuro cuoco va alla scoperta delle macellerie e dei panifici e incontra i pescatori locali. Senza dimenticare, poi, che il padre di Paul, ai tempi, era un grande fan dei farm shop, e per questo frequentemente aveva la possibilità di girare per le campagne acquistando marmellate artigianali, verdure di stagione e diversi prodotti organici. Ma il grande passo verso la cucina vera e propria avviene solo al raggiungimento dei diciannove anni di età, quando Paul inizia a pensare concretamente a un serio percorso professionale da cuoco dopo la breve e ben poco esaltante esperienza lavorativa in una fabbrica di cemento. 

I primi passi inizialmente lo portano in un pub, il Fleur De Lys, ma è nelle cucine di alcuni country hotel e, a seguire, verso il 1992, con gli stage da quel geniaccio di Marco Pierre White e nel resort di prestigio a Chewton Glen che il futuro inizia a prendere forma. Sono anche gli anni in cui il giovane Paul veste la prima divisa da sous chef, da Clive Dixon, il cuoco della Danesfield House nel Buckinghamshire verso cui ammette ancora oggi di avere un grosso debito di riconoscenza. “Sì, perché da lui ho capito quale era la strada da percorrere.

“E quell’idea iniziale ha condizionato Il mio approccio a una cucina rustica ma naturale, e con sapori sempre intensi. La stessa cucina che, in fin dei conti, frequento ancora adesso”. 

La carriera inglese di Paul, in rapida crescita, però si interrompe proprio sul più bello e prende un’altra strada fuori dai confini britannici nella primavera del 1994, quando, conosciuta una ragazza, decide di trasferirsi da lei, in Danimarca. Qui i primi mesi sono certamente i più complicati, perché Paul deve ricominciare quasi da zero e inizia a lavorare come semplice giardiniere in un anonimo tennis club. Eppure, dopo qualche mese, il cuoco è già pronto a raccogliere una nuova sfida ai fornelli, riuscendo a strappare un lavoro nelle cucine di un rinomato ristorante danese, il Søllered Kro, iniziando come semplice chef de partie. Paul Cunningham però ha dalla sua il talento per bruciare le tappe e dal 1996 è proprio lui a occuparsi della cucina come executive, riuscendo, nel giro di soli nove mesi, ad aggiudicarsi la prima stella Michelin. 

Da qui in poi la carriera prende decisamente il volo, con l’arrivo a Copenhagen, prima al Formel B, nel 1998, e, dopo le parentesi al Plaza e al Coquus, con l’apertura di The Paul nell’aprile del 2003, dentro il Tivoli. Quest’ultima rimane l’esperienza più importante nella carriera del cuoco inglese, con la definizione della propria filosofia ai fornelli, nel luogo che ha espresso per quasi un decennio il lato più creativo e originale della multiforme personalità di Paul. 

Come hanno raccontato bene i suoi libri pubblicati nel giro di qualche stagione. Esplosivi e unici come lui, decisamente eccentrici, ma anche seri nei contenuti. Chi altri avrebbe potuto dare alle stampe un volume di ricette come Incognito Royale? Realizzato pensando a una cucina prettamente maschile (maskulin mad, si dice in Danimarca), certo un po’ sopra le righe a volte, e che mette in fila sandwich, pizzette, mastodontici piatti di carne e una serie di preparazioni da maschio godereccio in libera uscita. Un libro di cucina non-sense, come lui stesso lo ha definito, stampato su carta rossa e nera, trasgressivo nei contenuti fotografici e ammiccante, con il cuoco che, tanto per dire, si presenta nelle pagine di apertura alla guida di una luccicante Aston Martin, mentre affonda le dita in un cartoccio di fish&chips. Oppure il successivo Paul Food, volume, invece, dal taglio più internazionale, risalente al 2012 e con al suo interno un centinaio di ricette, il racconto di venticinque diverse città visitate in giro per il mondo e le quattro stagioni rappresentate a tavola. Un viaggio emozionante raccontato in prima persona, tra aneddoti ed esperienze gourmand che la dicono lunga sulla personalità di Paul, il quale esprime ancora una volta il suo spiccato eclettismo e dimostra qui come la curiosità, la sete di conoscenza e l’attenzione per le altre culture gastronomiche siano un fondamentale motore cui affidarsi per crescere. 

Anche perché il mondo gastronomico di Paul Cunningham non è mai stato circoscritto alla cucina del Nord, salita agli onori della cronaca negli ultimi anni, ma, al contrario, è sempre stato libero da condizionamenti ambientali.

“La mia cucina non è minimamente legata a quello che tutti definiscono nordic food”

ha sempre affermato orgogliosamente il cuoco inglese, “e non è basata su particolari dogmi, a maggior ragione ora che mi sono spostato fuori dalla grande città, nel piccolo paesino di Henne, nello Jutland”. Ma questa è un’altra storia, e si passa rapidamente a una nuova avventura, iniziata da poco più di un paio di anni….

In-A-Gadda-Da-Vida, ovvero Il Giardiniere di Henne 

“C’è stato un momento, tre anni fa, in cui ho pensato seriamente di dare una svolta decisiva alla mia vita” racconta oggi il cuoco. “Le cose a Copenhagen e a The Paul da tempo non andavano più come volevo, soprattutto nei rapporti con i gestori del Tivoli. Oltretutto avevo vissuto un periodo non troppo felice dal punto di vista fisico, e a tutto questo si aggiungeva il fatto che per me la città non era un luogo così imprescindibile per svolgere il mio lavoro. Un giorno, quasi all’improvviso, si è presentata l’opportunità di lavorare nella magnifica locanda Henne Kirkeby Kro, a Henne, dove già era transitato il cuoco Allan Poulsen, che tra l’altro a quel tempo aveva deciso di rientrare a Copenhagen per inaugurare il Nimb Louise, proprio al Tivoli. E non me la sono fatta sfuggire! La prima visita in questo senso è stata davvero fulminante.

Ho dato uno sguardo al giardino, al paesaggio circostante, e poi non ho più avuto dubbi.

Già con la mia famiglia abitavo fuori Copenhagen, così non è stato un problema ricominciare con un nuovo stile di vita, meno urbano e in un nuovo ristorante di campagna già ben avviato nel cuore dello Jutland e a due passi dall’oceano. Il relax, la pace e la tranquillità che si vivono qui devo dire che sono davvero impagabili. E oltretutto trovo moltissima materia prima freschissima e di qualità”.  

La costa occidentale della Danimarca è quanto di meglio si possa chiedere per chi ha bisogno di ritemprarsi, di lasciarsi alle spalle la quotidianità cittadina e per chi vuole vivere a stretto contatto con la natura. Paul ha preso in mano le redini della sua nuova cucina iniziando proprio dal grande orto alle spalle della locanda. Da qui arriva, in pratica, tutta la verdura del ristorante, ma anche il miele, le erbe e molta frutta. Qui Paul, trasformatosi in cuoco-giardiniere, trascorre molto del suo tempo, a stretto contatto con la terra, e si diverte a comporre la sua cucina utilizzando le eccellenze locali. Dai funghi di stagione, che crescono perfino sotto gli alberi del parcheggio della locanda, passando per la splendida selvaggina (cervi e anatre, tra gli altri) che arriva direttamente dall’isola di Fæno, di proprietà privata del patron di Henne Kirkeby Kro e, di fatto, riserva di caccia esclusiva. Al punto che durante l’inverno, quando il ristorante chiude per qualche mese, l’isola diventa sede di una serie di eventi che vedono proprio Paul come principale mattatore ai fornelli. 

A Henne, poi, non mancano neanche i prodotti del mare locali, come l’ottimo Astice, che Paul cuoce in un court bouillon con erbe e poi serve in tavola in una scodella, arricchito da pomodori, basilico e olio toscano, il Cefalo – in trancio, accompagnato da una suadente e rinfrescante salsa di olive e limone – e i Calamari affiancati a un kimchi (preparazione coreana di verdure fermentate) realizzato con la lattuga romana. 

Detto questo, è difficile mettere una parola definitiva sullo stile di cucina che Paul ama rappresentare.

Certo, c’è da dire che nel passaggio dalla capitale a Henne i piatti hanno sicuramente acquisito un’anima più contadina, e questo si percepisce nel piacere – quasi fisico – di concedersi qualche eccesso, ma senza tralasciare l’eleganza, il gusto estetico maniacale che lascia sempre sorpresi o la necessità di costruire pietanze belle e buone. Anche quando queste risultano estremamente semplici e di buon senso, costruite senza troppi fronzoli, concentrandosi sulla bontà della materia prima a disposizione. Indimenticabile è il piatto di Lattuga estiva con midollo affumicato e tartufo – anche questo estivo – dove la verdura è croccante e al dente in una preparazione da gustare come se fosse un millefoglie che nasconde un’anima golosa, a strati. Oppure la dolce e cremosa Fetta di zucca, aromatizzata con erbe, circondata da fiori edibili e pronta ad accompagnare l’anatra confit. E poi nelle tante, piccole cose che fanno la differenza, come il prezioso Burro floreale servito al tavolo, il Panettoncino lievitato “Keith Moon” – dedicato al celebre batterista dei The Who noto come “The Loon”, per la sua spiccata vena di follia – o la sensibilità nel recupero di piatti a dir poco storici, un po’ rielaborati, come nel caso della Pesca Dame Nellie Melba creata da Auguste Escoffier. Da Paul è difficile dire di no a qualche portata e anche di fronte al Toffee Laphroaig o alla Torta di meringa al limone che precedono il caffè si cede volentieri, non pensando minimamente al peso forma. 

La cucina di Paul nasce sì dalla pancia e da un trasporto interiore che è ben evidente nel cuoco, ma, verrebbe da dire, anche dal sorriso che accompagna le diverse espressioni del viso una volta ultimato il piatto, dalla complicità con un team affiatato e dall’instancabile voglia di migliorarsi. Insomma, da una serie di alchimie che fanno quasi sempre la differenza. Forse persino da quelle note musicali che escono roboanti dalla cucina spingendosi fino alla sala, dove si mescolano, in un’affascinante sequenza, il soul americano e i Rolling Stones, gli impulsi mod britannici e i delicati impasti vocali di Simon&Garfunkel. Una track list perfetta, all’interno della quale non stonerebbe la presenza dell’unico massive hit degli Iron Butterfly, targato 1968. Quella In-A-Gadda-Da-Vida, storpiatura fonetica di In the Garden of Eden, diventata un classico del rock e omaggiato perfino da Brian De Palma in una scena del film Omicidio a luci rosse. Perché in fin dei conti, non va dimenticato che è proprio il giardino di Henne il segreto di una cucina immediata e gustosissima cui abbandonarsi senza esitazioni. Vale la pena fermarsi una notte nelle magnifiche e moderne stanze della locanda per gustare appieno la scena rurale circostante, per muoversi senza una meta ben precisa tra le coltivazioni, per vivere (chissà da quanto non capita a molti) l’assoluto silenzio notturno. E per conoscere da vicino un guascone della cucina che ha sempre in mano le carte giuste. Un rocker dei fornelli cui piace divertirsi e divertire. Unico ed eccentrico.   

Posto
Europa/Danimarca
Henne Kirkeby Kro

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