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Testo e foto di Cristina Ropa

Sono impregnati di fascino quei luoghi inaspettati, luoghi che scopri in una dimensione a sé stante, una dimensione dai toni magici, quasi fiabeschi. Ed è proprio quando ti si dipanano in mezzo alla realtà di tutti i giorni che ti catturano, ti stupiscono. Cammino per una viuzza contornata da lampade tonde e in fondo, varcando la soglia, il mio sguardo si apre su una distesa di commensali, tavola imbandita, luci soffuse, sorrisi e piacevoli conversazioni. Un luogo questo da sempre custodito, ma da pochi anni rivelato. Un luogo che nelle afose estati ospita serate in allegria, dove il cibo e l’amicizia viaggiano in pompa magna all’aria aperta, sotto le stelle. Siamo agli Orti. In quella parte di Bologna, Via Orfeo, che profuma ancor più intensamente di storia.

Un elegante, ampio giardino, ultimo orto conventuale di origine medievale sfuggito alle colate di cemento che inesorabilmente sono avanzate, un luogo tenuto vivo in passato dalle Suore del Pio Istituto delle Sordomute Povere. La si può ancora percepire nell’aria l’amorevolezza con cui gli ortaggi, i frutti e tutti i preziosi doni che la terra ha regalato, sono stati coltivati da queste fanciulle, il cui animo, si può immaginare, poteva dialogare con la natura al di là dei sensi. Qui, avvolti da questa poesia, in una serata dai primi accenni autunnali, si sono ritrovati, come in un soffice abbraccio, un gruppo di amici, che mirabilmente hanno deciso di aprire queste porte per una serata informale, una serata per unire i talenti, le riflessioni, al cui centro predomina quella bella, pura ed eterna joie de vivre. “Incontro di eccellenze”, così sono stati denominati questi momenti da Ramon Monros, ideatore della serata. “Il desiderio è bere e mangiare bene, è unire le diverse culture. Quest’anno abbiamo chiamato Patrizia Lopes, artista ed esperta nel taglio del Pata Negra. È uno spettacolo vederla”. Come un’attenta artigiana al lavoro manovra i coltelli magistralmente tagliando e depositando fetta dopo fetta sul piattino, in una danza leggiadra e armoniosa.

L’arcobaleno di culture prosegue. Sono 35 gli anni che legano Francesco Di Natale al suo mestiere di chef, anni in cui il cibo “è stato ed è tutto. Il centro del mio ombelico. Il centro della mia esistenza. Un interesse che è passione e che confina con l’ossessione anche se è un’ossessione benefica, guaritrice, una sorta di auto-stalking per quanto riguarda la mia vita che si svolge in funzione di questo”. Di Natale, di esperienze nel campo della ristorazione ne ha accumulate tante, tra cui quelle all’estero da “battitore libero” in giro per Francia, Inghilterra e Germania dove assistette allo storico crollo del Muro di Berlino quando “famiglie si riunirono dopo 30 anni…. E io venivo trasportato da questo flusso, da questa folla immane. È stato uno dei modi per accostarmi a questo mondo. Mi lasciavo trasportare dagli eventi”. Lui per questa serata speciale ha preparato l’antipasto, un delicato Cocktail di gamberi. “In questi incontri organizzati da Ramon ognuno cerca di fare e presentare con meno strafalcioni possibili la sua portata. In questo ambito viene naturalmente allontanata qualsiasi parvenza di approccio competitivo. Se uno ce l’ha è verso se stesso, ma in questi contesti non si esibisce. C’è molta partecipazione emotiva, libertà”. Ed è proprio anche dalle portate che questa amicizia, questa fratellanza traspare in tutta la sua autenticità.

Il primo piatto, caldo, dalle noti invernali racconta storie di famiglia, di appartenenza. Realizzato da Mario Ferrara, chef e proprietario dello Scacco Matto a Bologna in via Broccaindosso 63, va a toccare corde sensibili e profonde: “La Zuppa di ceci e cotiche che ho preparato per questa occasione mi riporta alle mie origini contadine, mi ricorda le campagne della Basilicata quando mia mamma cucinava sul fuoco dolce in una pentola di terracotta sempre piena di un legume. Un’infanzia felice, emozioni allo stato puro”. Il menu prosegue con colpi di scena: Tortellini al caffè in brodo di funghi, ideati da Federica Frattini proprietaria del Podere San Giuliano a San Lazzaro di Savena; la Parmigiana realizzata dalla storica osteria bolognese La Cantina Bentivoglio; Secreto Iberico, un gustoso taglio di suino iberico “nascosto” tra il lardo, le costole e la scapola, un omaggio che Mario ha fatto a Ramon, servito con patate e cipolla. E per chiudere con stile e raffinata dolcezza, un Tortino al cioccolato realizzato dalla Pasticceria Dolce Salato situata a Pian di Macina, del pasticcere Gabriele Spinelli. Oltre a queste intime e amichevoli serate di eccellenze, Mario da anni con il suo ristorante migra qui per cene estive. “Chiunque veda questo posto se ne innamora.  È tanto che io e questi orti ci cercavamo inconsapevolmente. Qualcosa ci ha fatto incontrare ed è stato subito amore. Qui vivo delle energie bellissime, positive che mi fanno stare bene e mi danno una pace dell’anima”. E con gli altri chef ha creato una chat, Buone Forchette. “Lì avviene uno scambio continuo di valore, di cultura, di ricette, tecniche… Una cosa che mi porto dietro da bambino grazie ai miei genitori è questa: dal momento che una cosa è tua e riesci a darla agli altri rimane tua per sempre”.