Tim Butler

2,00

Cook_inc. 23 

TIM BUTLER: EAT HIM!

  • Testo di Andrea Petrini
  • Foto di Kan (Atom) Ongwat

Cerchiamo tutti se non l’anima gemella almeno almeno una figura amica. Ecco subito la nostra, stagliantesi provvidenziale all’orizzonte, ingombrato ancora più del solito, dell’aeroporto di Bangkok. Grazie a WhatsApp e al Wi-Fi compreso nel prezzo della trasferta gli corriamo incontro a braccia aperte. ”Hey, what’s up Tim?”, lui sorride, i denti smaglianti appena nascosti dall’incolta barba. Ha una gran bella voce – setosa, profonda, per niente nasale nonostante i suoi americani natali. È tale e quale l’avevamo lasciato l’ultima volta di passaggio (lui, noi) a Roma nel settembre scorso. L’incarnazione della coolitudine, del low profile. Jeans sfrangiati e zoccoloni neri da commis di scuola alberghiera, zainetto in spalla e T-shirt grigiastra stropicciata che il ferro da stiro non l’ha visto da una vita.

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